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Ford, le attività internazionali deludono: bilanci in rosso

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Servizio |i conti del colosso automotive

Ford, le attività internazionali deludono: bilanci in rosso

Ford risente della crisi delle sue attività globali, delle tensioni sui mercati e dei costi della sua nuova riorganizzazione a caccia di rilanci. La seconda casa automobilistica americana ha deluso le attese di performance, soffrendo perdite per 116 milioni di dollari nel quarto trimestre 2018, le prime in due anni, rispetto ai 2,5 miliardi guadagnati nello stesso periodo del 2017. Ford ha anche archiviato l’intero anno passato con una flessione dei profitti netti del 52% a 3,7 miliardi di dollari e degli utili operativi a 7 miliardi, un declino del 27 per cento.

Le perdite degli ultimi tre mesi, diffuse ovunque a eccezione del Nordamerica, sono state provocate anzitutto da oneri legati alla svalutazione delle pensioni globali, erose dalla cadute del mercato azionario, e a licenziamenti. I conti annuali hanno rispecchiato un andamento identico, tutto in rosso tranne che nel cortile di casa. Tra le voci una tantum che Ford ha dovuto scontare nel 2018 ci sono stati 760 milioni aggiunti dai dazi sull’import di acciaio e alluminio e 770 milioni per il richiamo di airbags della Takata. In una nota positiva, la frenata nei bilanci non ha arrestato gli assegni di profit-sharing destinati ai dipendenti a tempo pieno, che riceveranno 7.600 dollari ciascuno, un aumento di cento dollari rispetto all'anno precedente.

«Non è stato un buon anno per noi e il quarto trimestre ha continuato a mostrarlo», ha commentato il direttore finanziario Bob Shanks. Il chief executive Jim Hackett a sua volta ha ammesso durante la conference call serale sui risultati che «è stato un anno ricco di sfide, con venti contrari fuori dal nostro controllo e un cattivo andamento di parti del business dove adesso stiamo affrontando i problemi». Hackett ha tuttavia indicato che Ford ha posto le basi «per una attività» molto più robusta, resistente e dinamica e che può prosperare «in futuro». E ha sottolineato quelli che ha definito come i punti di forza del gruppo, come i modelli di furgoni della F-Series. Il top executive ha però finora faticato a convincere Wall Street della capacità di guidare una riscossa del gruppo.

Venendo ai conti in maggior dettaglio, gli utili per azione di Ford nell’ultimo trimestre, esclusi oneri una tantum per 1,18 miliardi, sono stati pari a 30 centesimi contro i 32 previsti. Le revenue hanno fatto meglio: il segmento strategico dell’automotive ha rastrellato entrate per 38,7 miliardi rispetto ai 36,88 pronosticati. Nell’insieme il giro d’affari è rimasto sostanzialmente invariato, salito dell’1% a 41,8 miliardi dai 41,3 miliardi dell’anno precedente. Nell’intero anno le revenue sono lievitate del 2% a 160 miliardi.
Sotto il profilo geografico, come accennato, Ford ha subito perdite annuali ovunque tranne che in Nordamerica. Sul mercato interno ha riportato utili al lordo delle tasse pari a 7,6 miliardi, mentre ha perso 678 milioni in Sudamerica, 398 milioni in Europa, 7 milioni in Medio Oriente e 1,1 miliardi nell’Asia-Pacifico. Perdite le ha riportate anche nel segmento «mobility» dedicato all’innovazione, pari a 674 milioni. Nel solo quarto trimestre il guadagno in Nordamerica è stato di 2 miliardi, mentre le perdite maggiori sono avvenute in Asia con 381 milioni.

Ford nell’estate ha risposto lanciando un drastico e ambizioso piano di riorganizzazione da 11 miliardi di dollari e con obiettivi di tagli dei costi per 25,5 miliardi nell’arco dei prossimi cinque anni. Un piano che intende trasformare anzitutto il business internazionale - dall’Europa al Sudamerica e alla Cina - e puntare sui modelli di veicoli più redditizi, furgoni, Suv e auto sportive. Nelle scorse settimane Ford ha aggiunto che in Europa, dove pesa anche l’incognita di Brexit, verranno eliminati migliaia di posti di lavoro e chiusi, del tutto o in parte, alcuni stabilimenti. Ford ha inoltre varato una partnership con la casa tedesca Volkswagen per veicoli commerciali e pickups di media cilindrata venduti fuori dagli Stati Uniti. E durante il recente Salone dell’auto di Detroit, Hackett ha promesso un prossimo parco di veicoli elettrici, con 16 in fase di progettazione e uno che dovrebbe debuttare nel 2020.

In un segno delle difficoltà dell’azienda, il titolo l’anno scorso è scivolato di quasi il 40% per poi recuperare il 9% da inizio gennaio, a poco oltre 8 dollari. Mercoledì sera nel dopo mercato e in risposta ai conti ha guadagnato leggermente terreno, reduce però da una seduta al ribasso. Ford ha previsto che il 2019 porterà in dote risultati migliori, tenendo come pilastro la divisione nordamericana. Ma il 2019 si presenta come un anno difficile per tutto il settore, sotto pressione per un indebolimento delle vendite dopo anni di crescita. Il leader dell’auto elettrica Tesla, che di recente aveva annunciato tagli 7% nella forza lavoro, ha ieri messo nero su bianco una riduzione nella produzione delle sue Model S e Model X, i modelli più cari e redditizi. Il titolo ha ceduto il 4 per cento.

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