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Brexit, rischio rimpatrio per 250mila cittadini britannici

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controesodo dai paesi ue

Brexit, rischio rimpatrio per 250mila cittadini britannici

(Ap)
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Una Brexit no-deal, senza tutele diplomatiche per aziende e cittadini, potrebbe costringere al rimpatrio fino a 250mila cittadini britannici residenti in Europa. Un controesodo destinato a scaricarsi sui servizi pubblici, come la sanità, per ragioni che riguardano soprattutto le anagrafe: il 40% degli expat in ritorno sarebbe composto da pensionati, la fascia di popolazione più delicata per la sanità pubblica (National health service) e la rete di assistenza sociale dell’Isola. A scriverlo è il quotidiano online Buzzfeed, citando un documento interno che sta circolando negli ambienti del governo britannico.

Secondo le previsioni contenute nella bozza, l’Isola dovrebbe prepararsi a un «ritorno improvviso» di 150mila persone nei 12 mesi successivi al 29 marzo 2019 (la data di inizio ufficiale della Brexit, almeno per ora) e altre 100mila nell’anno successivo. Il Dipartimento per il lavoro e le pensioni ha diffuso una stima più prudente, parlando di 50mila rimpatri in caso di no-deal.

Quegli 1,2 milioni di “Brits” sparsi per l’Europa
Il totale di cittadini britannici sparsi per la Ue varia a seconda delle statistiche. Una stima della Nazioni Unite, giudicata «troppo elevata» dal governo britannico, registra circa 1,2 milioni di citttadini britannici nel Vecchio Continente. L’Office for national statistics, l’equivalente britannico dell’Istat,ha abbassato l’asticella a 784.900 cittadini. Altre indagini, come quella rilanciata dal quotidiano The Conservation, si spingono a calcolare fino a 1,8 milioni di cittadini dell’Isola volati altrove ma ancora “latitanti” dalle rilevazioni ufficiali. È già più chiaro quali siano le mete preferite, almeno tra i confini europei. Il 69% del campione si concentra su destinazioni classiche come Spagna (293.500 espatriati), Francia (152.900) e Germania (96.500). Le città spagnole sono state elette da anni come il buen retiro di migliaia di pensionati britannici, attratti da un costo della vita abbordabile e i benefici derivanti dall’integrazione europea.

Il rischio di un controesodo
O meglio, erano state elette, perché il trend ha iniziato a invertirsi. L’incrocio fra aumento del costo della vita e regole più strette sulla residenza ha fatto calare di 157.107 unità il totale di residenti britannici in Spagna negli ultimi cinque anni (da 397.892 a 240.785, secondo i dati dell’istituto nazionale di statistica). L’impatto della Brexit è destinato a far crescere i numeri, secondo fonti interpellate da Buzzfeed. È vero che i governi nazionali della Ue si stanno attrezzando per rassicurare i cittadini britannici, prolungando i benefici della libera circolazione fino a che (e se) si troverà un accordo fra Londra e Bruxelles.

Ma lo spettro di una rottura no-deal basta a inquietare i residenti all’estero, preoccupati dall’idea di trovarsi improvvisamente esclusi dai servizi più basilari. C’è chi teme di non avere più accesso alla copertura sanitaria europea (fino ad oggi pagata dalla Nhs ed effettuata fisicamente negli ospedali spagnoli) o rincari pesanti sulle transazioni finanziarie. In patria, però, l’atmosfera potrebebe essere altrettanto ostica. Chi è nato all’estero dovrebbe svolgere ex novo le pratiche per la registrazione ai servizi pubblici, come quelli dell’Nhs. Portavoci del governo interpellati dai media britannici assicurano che Downing Street farà di tutto per «assicurare un accesso immediato ai benefit a cui hanno diritto».

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