Mondo

Putin risponde a Trump: anche la Russia sospende il trattato antimissili

  • Abbonati
  • Accedi
la fine dell’inf

Putin risponde a Trump: anche la Russia sospende il trattato antimissili

Scurissimo in volto, quando inizia a parlare ai suoi due ministri Vladimir Putin sembra contenere la rabbia a fatica: in realtà, probabilmente è ben contento. Il ritiro degli americani dal trattato Inf è l'occasione per tornare a parlare di armi e potenza militare, uno di quegli argomenti utili a risollevare i sondaggi. E il presidente russo, in cerca di motivazioni, ne ha bisogno.

«Faremo così - sibila Putin a Serghej Lavrov, il ministro degli Esteri che sta alla sua destra, e a Serghej Shoigu, il responsabile della Difesa seduto a sinistra -: la nostra risposta sarà speculare. I partner americani hanno detto che sospendono la partecipazione al trattato: la sospendiamo anche noi. Hanno comunicato che si dedicheranno alla ricerca e sviluppo, e noi faremo lo stesso».

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva comunicato venerdì la decisione degli Usa di uscire unilateralmente dall'Inf, il trattato firmato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov che sanciva il divieto per Russia e Stati Uniti di avere missili basati a terra a medio o corto raggio d'azione (tattici), nucleari e convenzionali. Gli Stati Uniti, la Nato e gli alleati europei sono convinti che Mosca abbia violato da tempo gli impegni del trattato: in particolare puntano il dito su Novator 9M729, un missile che avrebbe la capacità di allungarsi oltre il raggio d'azione consentito dall'Inf, e che sarebbe già posizionato. Gli Usa sostengono di aver dato ai russi tutto il tempo necessario a rimediare, modificare o distruggere i sistemi fuorilegge: una finestra per trattare in teoria ancora aperta, dal momento che il ritiro americano dagli accordi si completerà tra sei mesi.

Mosca, che a sua volta afferma che già da due anni gli americani stanno sviluppando armi proibite dall'Inf, fa sapere che non chiuderà le porte al dialogo. Ma nello stesso tempo Putin si è affrettato a prendere il piatto d'argento che Donald Trump gli ha offerto: l'occasione di mostrarsi come il partner tradito, che ora ha diritto a reagire. Peraltro per la seconda volta, perché già nel 2002 George W. Bush gli impose la decisione di abbandonare gli accordi Abm sullo sviluppo di sistemi di difesa anti-missile, allargando il baratro tra Mosca e Washington scavato dall'ingresso dei Paesi dell'Est Europa nella Nato. Ora le due parti che si accusano a vicenda potranno continuare a sviluppare i propri programmi liberamente, le maschere sono cadute. La conversazione di ieri tra Putin e i suoi ministri è molto utile per capire il punto di vista di Mosca.

Putin chiede a Lavrov aggiornamenti sul fronte del disarmo, e il ministro degli Esteri risponde elencando tutte le violazioni del trattato Inf attribuite agli americani, in particolare l'installazione delle prime piattaforme di difesa antimissile costruite in Europa: in Romania e Polonia. «Abbiamo fatto di tutto per salvare il trattato Inf - spiega Lavrov - considerato il significato che ha per il mantenimento di una stabilità strategica in Europa e nel mondo. Abbiamo proposto agli americani standard di trasparenza senza precedenti, ben oltre i nostri obblighi». Tutto quello che abbiamo ricevuto in cambio, lamenta Lavrov, è un ultimatum.

Faremo così, replica Putin: occhio per occhio, sembra voler dire. Si mostra preoccupato di contenere le spese, sempre pensando all'opinione pubblica, raccomanda di stare nel budget della Difesa. Ma elenca i due progetti su cui vuole concentrare l'attenzione: “Kalibr”, un missile da crociera lanciato dal mare che ora potrà avere una versione basata a terra; e la nuova generazione di razzi ipersonici, capaci di superare cinque volte la velocità del suono. Putin li aveva mostrati con grande enfasi in primavera, quando aveva detto: «Nessuno ci stava a sentire. Ci ascolterete, ora». «Non avviate negoziati con i partner - ordina adesso a Shoigu e Lavrov -. Aspettiamo che siano loro a capire di dover trattare in modo costruttivo e su base paritaria».

Nel 1987, il trattato Inf era nato dalla preoccupazione per gli SS-20 sovietici alle porte d'Europa, che oggi si ritrova nel mirino: senza l'Inf non ci sono più vincoli allo schieramento di armi tattiche. Mentre sul fronte strategico - le armi preventive a più ampio raggio - a Russia e Stati Uniti resta in mano solo un accordo sul disarmo nucleare, il nuovo Start che impone limiti ai rispettivi arsenali. Ma è in scadenza: dal 5 febbraio 2021 non varrà più.

© Riproduzione riservata