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Brexit, Juncker e May tornano a trattare per sbloccare lo stallo

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INCONTRO A BRUXELLES

Brexit, Juncker e May tornano a trattare per sbloccare lo stallo

Theresa may e Jean Claude Juncker oggi a Bruxelles (Reuters)
Theresa may e Jean Claude Juncker oggi a Bruxelles (Reuters)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Dopo che Westminster ha votato due volte contro l'accordo di divorzio negoziato tra Londra e Bruxelles negli ultimi due anni, la Commissione europea e il governo May hanno annunciato oggi di voler tornare al tavolo delle trattative. Sul tavolo non c'è l'intesa di recesso, ma solo la dichiarazione politica associata al trattato di quasi 600 pagine. L'esito della partita rimane drammaticamente incerto, soprattutto per via della caotica situazione politica nel Regno Unito.

Dopo un incontro qui a Bruxelles, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e la premier Theresa May hanno annunciato nuove discussioni «in modo da capire se sia possibile trovare una soluzione che abbia il sostegno più ampio possibile nel Parlamento britannico, rispettando le linee-guida del Consiglio europeo». La loro conversazione è stata definita «vigorosa e costruttiva». Successivamente la signora May ha assicurato che Brexit avrà luogo «nei tempi stabiliti», ossia il 29 marzo.

In gennaio, Westminster ha votato contro l'accordo di recesso negoziato tra Londra e Bruxelles, criticando la soluzione-paracadute trovata per risolvere la questione della la frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda. In attesa di finalizzare un accordo di partenariato, il cosiddetto backstop prevede che dopo la fase di transizione, la quale dovrebbe terminare il 31 dicembre 2020, il Regno Unito farebbe parte dell'unione doganale pur di evitare il ritorno di un confine fisico nell'Ulster.

La premier May vorrebbe quindi ottenere modifiche al backstop. Oggi Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, ha detto che non vi sono per ora «svolte in vista». L'accordo di divorzio non verrà rinegoziato, ha aggiunto il presidente Juncker, mentre è possibile rivedere la dichiarazione relativa al futuro accordo di partenariato. Diplomatici spiegano che in ballo potrebbero esserci eventuali precisazioni per garantire a Londra che la soluzione-paracadute sia assolutamente temporanea.

Una possibilità circolata in questi giorni qui a Bruxelles è che la lettera di tre pagine, firmata in gennaio dal presidente Juncker e dal presidente Tusk pur di rassicurare Westminster della provvisorietà del backstop, possa diventare un protocollo vincolante da allegare all'accordo di recesso o alla dichiarazione politica (si veda Il Sole/24 Ore del 15 gennaio). Tutto è possibile. Il problema è trovare una soluzione che sia accettabile a Bruxelles e convincente a Londra.
Si affrontano attualmente due visioni. C'è chi ormai si è fatto all'idea di un hard Brexit, di una uscita del Regno Unito senza una intesa. E chi è convinto che messe alle strette le parti opteranno per una estensione del periodo negoziale, oltre il 29 marzo; possibilmente fino al 30 giugno, ossia fino alla vigilia della prima riunione del Parlamento europeo dopo le elezioni del 23-26 maggio. Si vorrebbe evitare di costringere i nuovi deputati britannici a eventualmente sedere in aula prima di lasciare l'assemblea definitivamente.

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