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Piano della Francia in tre punti per riformare l’antitrust europeo

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L'Analisi |CONCORRENZA E CAMPIONI NAZIONALI

Piano della Francia in tre punti per riformare l’antitrust europeo

La commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager
La commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager

A una settimana dalla controversa decisione della Commissione europea di bocciare il progetto di fusione tra Siemens e Alstom nel settore ferroviario, la Francia ha continuato ieri a fare pressione perché venga modificato l’impianto comunitario dedicato al diritto della concorrenza. La pressione è forte, il tono volontaristico; ma il tentativo francese appare tutto in salita in un contesto europeo tradizionalmente segnato da un confronto tra liberisti e interventisti.

Parlando ieri prima di una riunione dei ministri delle Finanze dell’Unione, il ministro francese Bruno Le Maire è tornato a criticare la scelta dell’esecutivo comunitario. Ha spiegato che Parigi intende quindi proporre una modifica al diritto comunitario per permettere a un paese di ottenere «un diritto di avocazione per permettere al Consiglio di rimettere in discussione una decisione della Commissione europea in materia di concorrenza».

In secondo luogo, il ministro Le Maire ha spiegato che per facilitare il benestare comunitario nel caso di fusioni e acquisizioni dovrebbe essere possibile per la Commissione europea chiedere aggiustamenti in un secondo momento, dopo avere dato l’accordo all’operazione. Infine, terza proposta francese, attribuire alla Commissione un mercato di riferimento nelle sue decisioni di concorrenza che sia il mercato mondiale, e non il solo mercato europeo.

Sia Parigi che Berlino hanno criticato non poco la scelta di Bruxelles di bocciare la fusione tra Siemens e Alstom per il timore di ridurre la concorrenza in un delicato settore industriale. Entrambe le capitali hanno detto di volere riflettere a modifiche del diritto europeo della concorrenza per facilitare la creazione di campioni europei. Le proposte di ieri vanno in questo senso. Più tradizionalmente interventista, Parigi appare in prima linea in questa battaglia. La reazione comunitaria è stata prudente.

«Siamo sicuri che debba essere riformato il diritto alla concorrenza?», si è chiesto in una conferenza stampa qui a Strasburgo il vice presidente della Commissione europea Jyrki Katainen. «Capisco le preoccupazioni di Francia e Germania dinanzi alla concorrenza di società cinesi che potrebbero essere sussidiate dallo Stato. Ma attenzione a non modificare le regole a tal punto da ridurre la concorrenza, provocando un aumento dei prezzi e un calo della qualità».

Il diritto di avocazione esiste in alcuni Paesi – come in Francia e in Germania – e permette a un governo di oltrepassare in alcuni casi a livello nazionale le decisioni delle autorità di concorrenza. Si deve presumere che le proposte francesi richiederebbero una modifica quanto meno del regolamento sulle fusioni e acquisizioni del 2004. Per modificare questo testo, sono necessari una proposta della Commissione, il voto unanime del Consiglio e il consenso del Parlamento europeo, ex articolo 352 dei Trattati. Evidentemente, da parte francese non sembra bastare la possibilità già esistente di opporsi a una decisione nel campo della concorrenza con un ricorso dinanzi alla Corte europea di Giustizia.

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