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Canada nuova Silicon Valley per l’esodo dei cervelli stranieri dagli Usa

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Servizio |salvate i dreamers

Canada nuova Silicon Valley per l’esodo dei cervelli stranieri dagli Usa

(Adobe Stock)
(Adobe Stock)

Moving to Canada! Le politiche anti immigrazione dell’amministrazione Trump hanno gettato nel panico migliaia di stranieri che da tutto il mondo arrivano per lavorare nella Silicon Valley. Ogni anno 85mila persone chiedono il visto annuale H-1B per i “lavori speciali”, come sono quelli altamente specializzati delle società hi-tech californiane.

I paletti messi da Trump

Trump ha promesso di eliminare questi visti speciali, e ha creato un clima di incertezza e di paura: le aziende che sono in difficoltà per la mancanza di cervelli; i lavoratori stranieri non residenti che vengono selezionati per determinati posti vacanti nelle società hi- tech californiane restano in una specie di limbo fino al rinnovo sempre più complesso del permesso di lavoro annuale.

Canada a caccia di talenti
Il Canada sta cercando di attrarre questi talenti. Da mesi ormai è cominciato un esodo di occupati hi-tech che lasciano la California per trovare occupazione in qualche start up promettente nella tech valley canadese nell’area di Toronto o di Vancouver. In Canada il visto non è un problema. Gli stipendi per le aziende sono più bassi, così come il costo della vita per i lavoratori, rispetto all’area di San Francisco.

Boom delle richieste di residenza
Dall’inizio del 2017 il numero di richieste di residenza in Canada presentato dai lavoratori stranieri che negli Stati Uniti hanno un visto H-1B, i cosiddetti dreamers, sono letteralmente esplosi. Accanto all’esodo dei dreamers, è cominciato un vero e proprio pellegrinaggio degli impenditori hi-tech canadesi che, periodicamente, si recano nella Silicon Valley per tentare di convincere le società a trasferire i loro lavoratori stranieri oltre confine, aprendo delle sussidiarie o appoggiandosi a società locali, o per andare a caccia dei migliori talenti a rischio espulsione per la scadenza del permesso di lavoro.

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«Compra e assumi americano»
Subito dopo l’inizio della sua presidenza Trump ha emesso l’ordine esecutivo “Buy American and Hire American”, assumi e compra americano, con nuove regole per il Dipartimento della sicurezza nazionale che rendono più stringenti i requisiti per i visti H-1B, quelli utilizzati dai talenti della Silicon Valley. La politica restrittiva dell’amministrazione ha causato un fenomeno nuovo nel distretto hi-tech più famoso del mondo: il lavoro a distanza oltre confine per superare il problema dei visti.

Il programma Talent Stream

Il governo canadese fa di tutto per attrarre le aziende hi-tech californiane con incentivi e facilitazioni. Nel 2017 il primo ministro canadese Justin Trudeau ha lanciato il programma Global Talent Stream, che permette di avere autorizzazioni e visti in tempi ridottissimi per i lavoratori ad alta specializzazione legati a settori tecnologici e scientifici. In poche settimane si ottengono i permessi di residenza così come i permessi di lavoro e di studio per i familiari.

Duemila società hanno aderito

Finora più di 2000 società hanno utilizzato le agevolazioni del programma Talent Stream, secondo i dati ufficiali del dipartimento canadese che si occupa di immigrazione, rifugiati e cittadinanza. Insomma il Canada sta facendo di tutto per attrarre cervelli “cacciati” da Trump, dando stabilità, assistenza sanitaria, ottime scuole. Tutto per sviluppare la tech bay di Toronto. Cervelli stranieri che fanno crescere le aziende hi-tech e di conseguenza l’economia del paese che li ha accolti.

“«Toronto è un buon posto dove far crescere i propri figli, una città a misura di famiglia. L’unica cosa davvero diversa dalla California è il clima»”

Akshaya Murali, ingegnere elettronico indiano 

India, California e Canada
Come è stato per Akshaya Murali, ingegnere elettronico indiano, che da una decina di anni lavorava in aziende come Microsoft e Expedia. A ottobre ha deciso di trasferirsi a Toronto per non vivere più con l’incubo della scadenza del visto annuale. Sia lui che la sua famiglia hanno presentato una domanda di residenza permanente in Canada che è stata subito accettata. La sua società MobSquad ha firmato un’intesa con una società canadese per permettergli di lavorare in remoto dal Canada.

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L’ingegnere di origine indiana ha conservato la sua posizione e il suo lavoro di senior product manager con MobSquad, solo lavora da Toronto. Costa meno alla sua società perché in Canada gli stipendi sono più bassi, non c'è la necessità di assicurazioni sanitarie private perché come in Europa esiste la Sanità pubblica per tutti. E soprattutto non ha l’ansia da un giorno all’altro di poter essere espulso con tutta la sua famiglia dagli Stati Uniti, come sta succedendo nell'era Trump per molti talenti e ricercatori stranieri della Silicon Valley. «Toronto è un buon posto dove far crescere i propri figli, una città a misura di famiglia. L’unica cosa davvero diversa dalla California è il clima», ha raccontato al Washington Post.

La lettera dei ceo per salvare i Dreamers

All’inizio della scorsa settimana gli executive delle principali società americane dell’hi-tech, ma anche del retail, dell’industria manifatturiera e di molti altri settori hanno inviato una lettera al nuovo Congresso per chiedere di salvare i “dreamers”: oltre 700mila lavoratori stranieri occupati nelle aziende Usa, con un visto temporaneo, che rischiano di essere espulsi dagli Stati Uniti. Ci sono tutti i più famosi manager americani in questa grande coalizione per salvare i cervelli in fuga (coalitionfortheamericandream.us): Mark Zuckerberg (Facebook), Mary Barra (Gm), Arne Sorenson (Marriott), Sundar Pichai (Google), Ginni Rometty (Ibm), Drew Houston (Dropbox), Jeff Bezos (Amazon), Antonio Neri (HP), Jack Dorsey (Twitter), Tim Cook (Apple), Dara Khosrowshahi (Uber), Doug McMillon (Walmart) e molti altri ceo.

“«La nostra economia rischia di perdere 350 miliardi di Pil. Abbiamo bisogno di una soluzione bipartisan ora» ”

L’appello dei top manager ai parlamentari americani 

«La nostra economia – scrivono i top manager nell’appello bipartisan ai parlamentari americani - rischia di perdere 350 miliardi di Pil, e il governo federale 90 miliardi di entrate fiscali. Abbiamo bisogno di una soluzione bipartisan ora. Sono nostri amici, vicini di casa e colleghi di lavoro, e non possono attendere che un tribunale gli dia il permesso di restare nel nostro paese per lavorare, i legislatori devono provvedere».

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