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Amazon premiata dal fisco Usa: 11,2 miliardi di utili e zero tasse pagate nel 2018

NEW YORK - Amazon, il colosso dell’e-commerce fondato e guidato da Jeff Bezos, l’uomo più ricco del mondo, nel 2018 ha registrato un incremento record dei profitti grazie alla crescita della società. Ma sui suoi utili prodotti durante l'anno, pari a 11,2 miliardi di dollari, ha pagato zero tasse. Anzi: grazie agli incentivi e agli sgravi fiscali consentiti dal sistema fiscale americano ha ottenuto un “tax credit” pari a 129 milioni di dollari. È quanto sostiene l'Institute for Taxation and Economic Policy (Itep), think tank normativo fiscale. La rilevazione è stata confermata dal Washington Post, che è il giornale di proprietà di Bezos.

Nonostante il boom degli utili per il secondo anno fiscale consecutivo Amazon paga zero tasse. Secondo l’Itep nel periodo 2009-2018 la percentuale di imposte federali effettive che ha pagato la società è stata di appena il 3%, sui 26,5 miliardi di dollari di utili complessivi dichiarati nei bilanci dal gruppo di Seattle. Una percentuale di poco al di sopra dell'1,5% di tasse federali pagati dal 20% degli americani, proprietari di case, che vivono sulla soglia della povertà, sempre stando ai dati del Tax Policy Center.

Il portavoce Jodi Seth, in una nota, precisa la versione della società: «Amazon ha sempre pagato tutte le tasse che le sono state richieste negli Stati Uniti e in ogni Paese dove opera, compresi i pagamenti di 2,6 miliardi di corporate tax e i 3,4 miliardi di spese fiscali negli ultimi tre anni (…). Abbiamo investito oltre 160 miliardi di dollari negli Stati Uniti dal 2011».

AMAZON NO TAX
Dal 2009 al 2018 il gigante del commercio elettronico ha pagato il 3% di tasse federali effettive rispetto ai 26,5 miliardi di dollari di utili incassati. Dati in miliardi di dollari. (Fonte: Institute for Taxation and Economic Policy Analysis )

Amazon lo scorso anno ha raddoppiato gli utili. E come ricorda Matthew Gardner, analista del think tank fiscale, nonostante l’ostilità tra Trump e Bezos, per le critiche continue che arrivano all'amministrazione dal suo giornale, «nessuna società negli Stati Uniti è stata favorita dalla riforma fiscale di Trump (che ha tagliato l'aliquota fiscale per le aziende dal 35 al 21%, ndr) come Amazon».

Amazon non è la sola grande società Usa che ha ridotto le imposte federali pagate utilizzando tutti i vari incentivi e sgravi consentiti dalla normativa fiscale americana. Gm, primo gruppo americano nell’auto, per anni, dopo la crisi finanziaria, non ha pagato imposte federali. Sempre stando alle rilevazioni dell'Itep tra il 2008 e il 2015 le prime 500 aziende Usa hanno pagato una media di tasse federali per una percentuale effettiva del 21,2%, molto al di sotto del 35% di aliquota vigente in quel periodo. La riforma sulla “corporate tax” di Trump ha poi favorito le politiche di sgravi della Corporate America.

La rivelazione sulle “tasse a zero” continua ad alimentare le polemiche sulla prima società al mondo per capitalizzazione di Borsa. La scorsa settimana Amazon ha abbandonato il piano per realizzare la sua sede a New York, a Long Island City, nel Queens, di fronte a Manhattan, ponendo uno stop al piano di sviluppo hi-tech della città cominciato nel 2012, nell'epoca in cui era sindaco Michael Bloomberg, subito dopo la crisi subprime, per diversificare dall'industria finanziaria e dalle banche.

Tra incentivi della città e dello stato di New York Amazon avrebbe ricevuto 3 miliardi di sgravi fiscali per il suo headquarter di Nyc, dove avrebbe assunto 25mila persone a regime. La decisione di Amazon è stata presa in seguito alle proteste di un comitato di quartiere, guidato dalla deputata democratica progressista Alexandria Ocasio-Cortèz. Il comito lamenta il fatto che Amazon non abbia previsto nessuna opera di compensazione a favore della città e della collettività.

L'addio di Amazon ha spaccato il fronte del partito democratico, con aperte critiche all'ala più radicale del partito da parte dei moderati. Ma il sindaco Bill de Blasio, che ha appena annunciato la sua candidatura per la nomination democratica in vista delle elezioni presidenziali del 2020, in un editoriale sul New York Times di domenica ha scritto che probabilmente Amazon avrebbe dovuto fare di più per convincere la popolazione della sua città: «L'opposizione riscontrata da Amazon - scrive de Blasio – riflette la crescente frustrazione nei confronti della Corporate America e mostra come la crescente rabbia contro le disuguaglianze economiche non possa essere più ignorata».

Qualche anno fa aveva fatto discutere la dichiarazione dell'uomo simbolo della finanza americana Warren Buffett, che sosteneva l'opportunità di aumentare le tasse per i super ricchi per eliminare le diseguaglianze: «Non è possibile che la mia segretaria paghi più tasse di me», aveva detto il celebre investitore. Sul tema ieri è tornato Bill Gates: «Io e i ricchi come me dovremmo pagare significativamente più tasse», ha detto il fondatore di Microsoft alla Cnn. Il secondo uomo più ricco del mondo dopo Jeff Bezos critica la riforma fiscale di Trump. E sottolinea che a beneficiare maggiormente dei tagli alle tasse saranno i super ricchi e non la classe media: «Io ho pagato più di tutti, oltre 10 miliardi di dollari, ma il governo dovrebbe richiedere che persone nella mia posizione paghino significativamente più tasse», ha concluso.

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