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Bernie Sanders si ricandida alla Casa Bianca nel 2020

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Servizio |il campione della sinistra dem

Bernie Sanders si ricandida alla Casa Bianca nel 2020

NEW YORK - Il “socialista democratico” americano per eccellenza ci riprova. Bernie Sanders, che scosse nel profondo il Partito Democratico nel 2016 quando dal nulla divenne il grande sfidante da sinistra di Hillary Clinton per la nomination alla Casa Bianca, ha annunciato oggi che si candiderà nuovamente alle primarie del partito per l’appuntamento con le urne dell'anno prossimo. E lo ha fatto rivendicando d’essere il vero paladino di molte delle idee che oggi vanno per la maggiore tra i democratici, riassunte di recente nella piattaforma del Green New Deal che unisce battaglie ambientali e sociali ed è stata sottoscritta da numerosi parlamentari: dall’assistenza sanitaria universale, il Medicare for all nella versione statunitense, agli aumenti del salario minimo; dai giri di vite nella tassazione dei redditi più alti al college pubblico gratuito per tutti; dalla lotta alla diseguaglianza e discriminazione a quella all’effetto serra.

«Tre anni or sono, quando avevamo portato alla ribalta la nostra agenda progressista, ci avevano detto che eravamo radicali e estremisti», ha detto il 77enne Sanders. «Tre anni sono passati e dopo che milioni di americani hanno scelto di battersi per i loro diritti tutte queste politiche e altre ancora hanno il sostegno della maggioranza della popolazione». Sanders ha apertamente dichiarato che è «assolutamente necessario» sconfiggere l’attuale presidente Donald Trump, che apostrofa come «bugiardo patologico», «razzista», «xenofobo» e «sessista», accusandolo di governare dividendo il Paese in un modo che è «anti-americano». E ha promesso di «vincere» grazie nuovamente a un movimento del basso che «ponga le radici per la trasformazione della vita economica e politica di questo Paese».

Sanders, senatore del Vermont al terzo mandato, parte con un vantaggio nella sua nuova corsa alla nomination democratica, appunto quello dell’esperienza di sorprendente successo della sua precedente campagna. Ha una rete nazionale di sostenitori e ha dimostrato una grande capacità di attirare piccole donazioni da parte di militanti e elettori. Se però nel 2016 era l’unico vero sfidante della predestinata dall’establishment democratico, la centrista Clinton poi sconfitta da Trump, Sanders deve oggi fare i conti con un nutrito gruppo di aspiranti. Che spesso cavalcano loro stessi l’ondata progressista nel partito, hanno il vantaggio di essere più giovani e potrebbero meglio rappresentare la voglia di volti nuovi e rinnovamento. Tra la dozzina di esponenti che si è fatta avanti si contano altri due senatori di sinistra quali la californiana Kamala Harris, nonostante abbia voluto dichiarare puntualmente di non essere una «socialista», e Elizabeth Warren del Massachusetts.

In lizza sono anche alcuni esponenti più moderati quali la senatrice di New York Kirsten Gillibrand e quella del Minnesota Amy Klobuchar. Come leader afroamericani quali Cory Booker e ispanici quali l’ex ministro dello sviluppo urbano Julian Castro. Possibili sono inoltre corse dell'ex vicepresidente Joe Biden, della giovane stella in ascesa del Texas Beto O'Rourke e del veterano senatore dell'Ohio industriale Sherrod Brown. Nè mancano altre potenziali e influenti candidature ancora da verificare. Da quelle indipendenti, a cominciare dall’ex sindaco di New York Micheal Bloomberg, e dal miliardario di Starbucks Howard Schultz. Fino a ulteriori nomi del partito democratico, quale l’attuale sindaco di New York Bill DeBlasio per quanto considerato un improbabile aspirante.

Sanders, oltre a questa nutrita schiera di rivali interni, deve oltretutto superare alcuni ostacoli legati alla sua precedente campagna. Nel 2016 non riuscì a far breccia tra alcune fasce di elettori chiave per il partito democratico, in particolare gli afroamericani e gli ispanici. E di recente sono emerse tensioni interne legate al trattamento delle donne da parte di ex esponenti del suo staff. Sanders si è ripetutamente scusato per i comportamenti venuti alla luce e definiti intollerabili e ha ammesso che nel 2016 la forte crescita della sua organizzazione elettorale aveva probabilmente portato ad assunzioni affrettate ed errate di membri dello staff.

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