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India-Pakistan, quando due potenze nucleari “giocano” alla…

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tensioni in Kashmir

India-Pakistan, quando due potenze nucleari “giocano” alla guerra

C’è stata la grande guerra del 1947 che ha diviso il subcontinente con un tragico parto cesareo; la guerra del 1965, quella del ’71 e il conflitto più limitato del 1999, nel distretto di Kargil, lungo il confine del Kashmir. Non è un record confortante per due paesi – India e Pakistan – nati la stessa notte di ferragosto di 72 anni fa, divisi arbitrariamente e uniti da una comune storia millenaria.

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Conflitti, attentati e provocazioni
Tutte queste guerre “formali” sono sempre state intervallate da scontri di frontiera minori, attentati terroristici, duri confronti diplomatici e rari tentativi di dialogo subito vanificati da provocazioni sul campo. Lo scontro di questi giorni per ora appartiene a questa seconda categoria di conflitto a bassa intensità. Ma non si può mai sapere fino a che punto l’ennesima crisi si possa spingere prima che se ne perda il controllo. Una nuova guerra riguarderebbe due potenze nucleari con un arsenale di circa 300 testate e poco meno di un miliardo e mezzo di esseri umani.

La linea della discordia
La causa principale di questo lungo e insanabile confronto, è la regione del Kashmir divisa nel 1947 da una “Linea di Controllo” che i due paesi hanno accettato ma mai digerito. Essendo una regione a maggioranza musulmana, il Kashmir avrebbe dovuto diventare Pakistan ma era la terra d’origine dei Pandit Nehru. Tuttavia nessuno dei due paesi è privo di responsabilità se quella regione è così pericolosa da oltre settant’anni.
Il Kashmir è tuttavia solo la vetrina dell’ostilità reciproca. E la questione religiosa –musulmani contro hindu – è relativa. La ragione principale del lungo conflitto è il diverso ruolo dei militari nei due sistemi. L’India è una democrazia compiuta, il ruolo dei militari è stabilito dalla più lunga Costituzione del mondo, e non è mai mutato.

Il ruolo dei militari in Pakistan
Dalla morte del fondatore Ali Jinnah, in Pakistan invece i militari sono stati sempre al centro del sistema, anche quando non governavano loro, fra un golpe e l’altro. Tutte le quattro guerre combattute sono state pesantemente perse dal Pakistan, inferiore per numeri, armamento e spesso per qualità. Anche l’ultimo bombardamento aereo indiano per vendicare l’attentato ai 40 militari uccisi da un’auto-bomba, è stata un’umiliazione per i militari pakistani. Gli aerei indiani non hanno colpito giusto oltre la loro frontiera: senza essere intercettati, hanno volato nello spazio aereo pakistano fin quasi al confine afghano, nella North West Frontier Province. A causa della costante inferiorità, i pakistani hanno puntato all’arma atomica per primi; e i servizi segreti militari hanno sempre fatto largo uso del terrorismo di matrice islamica, armandolo, finanziandolo e addestrandolo.

Il ruolo di pericoloso nazionalismo sui due fronti
Ora i due governi garantiscono che la risposta di uno all’operazione militare dell’altro sarà “misurata”. Nessuno è veramente pronto a una reale escalation. Ma il livello di patriottismo, anzi di pericoloso nazionalismo, nel mondo politico, fra le opinioni pubbliche e la stampa dei due paesi, è a livelli pericolosi. Narendra Modi, il premier nazionalista in carica, vuole dimostrare di essere il grande difensore dell’India. Ma su questo il Congress all’opposizione non è diverso. Nella campagna elettorale in corso (si vota fra aprile e maggio), riguardo al Pakistan si fatica a trovare qualche differenza negli slogan dei due partiti.

Manca un arbitro-mediatore come ai tempi della Guerra fredda
In questo clima i margini di trattativa sono più che scarsi. Diversamente da Usa e Urss/Russia, le due diplomazie non hanno mai tentato di creare un sistema di controllo e riduzione degli armamenti. E all’orizzonte non esiste una potenza mediatrice: amica di entrambi i paesi, l’America di Donald Trump non sembra interessata a svolgere questo compito. La Cina è troppo vicina al Pakistan. Resta la Russia che potrebbe approfittare per allargare la sua visibilità geopolitica.

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