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Vini, case e deodoranti: così il «brand» Trump ha…

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TUTTO IL MARKETING DEL PRESIDENTE

Vini, case e deodoranti: così il «brand» Trump ha guadagnato più di 4 miliardi in un anno

In un solo anno, il 2013, Donald Trump ha quasi raddoppiato la sua ricchezza personale, passando da 4,6 a 8,7 miliardi di dollari: dodici mesi magici per il futuro presidente degli Stati Uniti, che avrebbe messo in tasca qualcosa come 4,1 miliardi di dollari grazie al suo brand personale (quello con cui vende tra le altre cose vini, deodoranti e complessi residenziali).

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Questo, almeno, è quanto ha dichiarato Michael Cohen, ex avvocato e faccendiere di The Donald, davanti alla Commissione di Sorveglianza della Camera in un’attesissima audizione pubblica. Trump può davvero aver guadagnato più di quattromila milioni di dollari solo in un anno con il suo brand? In che modo?

Secondo la rivista online Quartz, le cifre fornite da Cohen potrebbero essere reali. L’ex avvocato di The Donald ha esordito affermando che Trump ha puntato alla Casa Bianca non per fare di nuovo grande il suo Paese (il suo slogan elettorale, ripreso da quello storico di Ronald Reagan, era “Make America great again”), ma per fare grande il suo brand personale. «Non desidera davvero guidare questa nazione - ha continuato Cohen - ma fare marketing di se stesso diventando ricco e potente. Come ripeteva sempre, la campagna elettorale per le presidenziali sarebbe stata il più grande “infomercial” della storia della politica».

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Dietro i favolosi guadagni del 2013 potrebbe esserci però qualche abile makeup finanziario. Come ha dichiarato Cohen alla Camera, l’ossessione di Trump era «continuare ogni anno a scalare posizioni nella classifica di Forbes», quella dei Paperoni. Per raggiungere l’obiettivo “The Donald”, sempre secondo il suo ex avvocato, avrebbe “gonfiato” le valutazioni economiche delle sue proprietà immobiiari «basandole sul valore che voleva lui». L’operazione di “truccare” il valore del brand Donald Trump non era poi così difficile, spiega Brian DiMarco, ex brand media manager a Grey Advertising, anche perché in questo genere di valutazione ci sono sempre fattori soggettivi.

Ironia della sorte, dopo il formidabile 2013 pare che il valore del brand Trump abbia iniziato un’inesorabile discesa, inversamente proporzionale al potere acquisito dal tycoon una volta conquistata la Casa Bianca. Qualche esempio? Una recente analisi condotta a New York dall’Associated Press sulle compravendite immobiliari ha rivelato che i prezzi dei ricchi palazzi condominiali di Trump a Manhattan sono scesi, al contrario della media di mercato.

Mentre vini targati Trump, che un tempo venivano venduti a prezzi del 25% più elevati rispetto ai concorrenti, ora per trovare acquirenti devono applicare sconti del 20% rispetto alla media di mercato. Come suggerisce ancora Quartz, forse paradossalmente il brand Trump è stato danneggiato proprio dagli eccessi del Donald presidente.

Oggi ”The Donald” ha annunciato di possedere una ricchezza personale netta pari a 3,1 miliardi di dollari. Ma nessuno sa se è vero, perché il presidente degli Stati Uniti ha sempre ostinatamente rifiutato di rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, come hanno invece fatto tutti gli ultimi inquilini della Casa Bianca.

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