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Russiagate: a Manafort altri 3,5 anni di prigione e nuove accuse di…

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Servizio |l'ex responsabile della campagna di Trump

Russiagate: a Manafort altri 3,5 anni di prigione e nuove accuse di truffa

Paul Manafort (Reuters)
Paul Manafort (Reuters)

NEW YORK - Paul Manafort, a conti fatti, ha ricevuto una condanna complessiva a sette anni e mezzo di prigione. Oggi un giudice federale di Washington ha comminato all'ex manager della campagna elettorale di Donald Trump una pena di 43 mesi per due reati di associazione a delinquere legati ad attività di ostruzione della giustizia, riciclaggio e servizi di lobbying illegali (perchè non registrati) durati oltre un decennio e condotti per conto di potenze straniere.

La scorsa settimana un altro magistrato federale in Virginia lo aveva già condannato a quasi 4 anni in carcere (47 mesi) per truffa bancaria e evasione fiscale sui milioni di dollari guadagnati con il suo mestiere di lobbista per nulla trasparente. Le due pene si sommeranno e non verranno scontate assieme, come invece avevano sperato i legali di Manafort invocando ragioni di salute e il costo che il caso ha già imposto al loro cliente.

Nè la saga di Manfort è finita qui: i procuratori statali di New York, per l’esattezza il District attorney di Manhattan Cyrus Vance, separatamente dalle inchieste federali appena risolte, hanno in queste stesse ore incriminato l'ex consulente politico di ben 16 reati. La decisione di far scattare un ricorso interamente nuovo a livello statale dovrebbe eliminare la possibilità che Trump offra la grazia a Manafort e gli risparmi così il carcere, perchè il presidente può solo “perdonare” crimini federali, non statali. Trump non ha finora escluso di intercedere a favore del suo ex collaboratore che ha definito un «uomo coraggioso». Le accuse statali riguardano una truffa che ha al centro la falsificazione di documenti finanziari per ottenere prestiti multimilionari da due banche. «Nessuno è al di sopra della legge a New York», ha dichiarato Vance.

La prima sentenza contro Manafort era stata comminata dal giudice TS Ellis III ed era stata considerata particolarmente leggera, dato che Manafort per i reati di truffa e evasione rischiava teoricamente fino a 24 anni di carcere, non quattro. Nel secondo caso a Washington, che in parte si sovrapponeva al primo, il massimo della pena era considerato più limitato, pari a dieci anni. La separazione in due della vicenda legale federale è stata una scelta di Manafort stesso: aveva commesso reati in due giurisdizioni e si è opposto al consolidamento del caso che sarebbe avvenuto davanti al giudice di Washington, Amy Berman Jackson, forse contando su un atteggiamento meno severo da parte della corte della Virginia rispetto all'aula presieduta da Jackson. Il giudice Ellis aveva infatti criticato la pubblica accusa, vale a dire i procuratori del Russiagate guidati da Robert Mueller, che con Manafort hanno portato a processo il primo grande caso della loro lunga inchiesta.

Mueller dovrebbe consegnare nelle prossime settimane al Dipartimento della Giustizia un ampio rapporto sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 e sulla potenziale collusione della campagna di Trump, una collusione sempre negata dal presidente e dai suoi più stretti collaboratori. Il rapporto potrebbe influenzare eventuali decisioni dell’opposizione democratica di cercare o meno un impeachment del presidente, anche se lo speaker della Camera e leader del partito Nancy Pelosi nei giorni scorsi ha indicato che senza un maggior sostegno repubblicano e dell’opinione pubblica considererebbe un errore provare ad avviare simili procedimenti.

“Una significativa parte della carriera di Manafort è stata spesa nell’ingannare il sistema”

Amy Berman Jackson, giudice di Washington  

A Manafort, che ha 69 anni ed è stato accusato anche di aver mentito agli inquirenti violando un accordo di cooperazione, il giudice Jackson ha rivolto parole molto dure che riassumono l’alta posta in gioco. «È difficile esagerare il numero di menzogne e l’ammontare della truffa di cui stiamo parlando - ha affermato nel pronunciarsi sulla pena -. Una significativa parte della sua carriera è stata spesa nell’ingannare il sistema».

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