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Armi e massacri negli Usa: via libera alla denuncia contro Remington per la strage di Sandy Hook

New York - I grandi produttori di armi americani hanno sofferto una rara e cocente sconfitta, che potrebbe aprire una breccia nella ferrea protezione da responsabilità di cui hanno finora goduto per i massacri facili compiuti brandendo arsenali con il loro marchio di fabbrica. La Corte Suprema dello stato del Connecticut ha ribaltato la decisione di un tribunale di grado inferiore, che aveva bocciato il ricorso delle famiglie delle vittime dell’eccidio di sette anni or sono nella scuola elementare di Sandy Hook.

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Una denuncia contro la Remington Outdoor, l’azienda che commercializza il mitragliatore d’assalto utilizzato nella tragica occasione, l’AR-15. Il caso può adesso procedere presso la competente Bridgeport Superior Court, hanno sentenziato gli altri magistrati, per illecite pratiche di marketing e pubblicitarie che hanno fatto di quell’arma il prodotto favorito dagli stragisti statunitensi.

Una decisione che può segnare una svolta
La decisione, a stretta maggioranza di 4 a 3, ha potenziali ripercussioni che vanno al di là della pur gravissima tragedia, una delle peggiori nella storia americana. Nel 2012 il 20enne Adam Lanza, dopo aver già ucciso sua madre, entrò nell’edificio delle elementari di Newtown imbracciando un Bushmaster AR-15 e fece strage di 26 persone, tra cui 20 bambini al primo anno di scuola. Ma la svolta annunciata dalla Corte Suprema statale potrebbe servire da esempio e aprire la strada a simili casi anche altrove: nel pronunciarsi i giudici hanno infatti preso di petto una legge federale dal 2005 utilizzata senza remore per esonerare i produttori, la Protection of Lawful Commerce in Arms Act, o PLCAA.

Le famiglie delle vittime hanno il diritto di procedere in tribunale
Gli alti magistrati hanno affermato in particolare che le famiglie delle vittime hanno comunque diritto di poter dimostrare che Remington ha violato altre legislazioni, questa volta statali, quali il Connecticut Unfair Trade Practices Act (o CUPTA). L’accusa è che l’azienda abbia orchestrato un marketing erroneo, fasullo e ingannevole dell’AR-15, fucile progettato per uso militare, spinto in mani civili glorificandolo proprio per la sua efficacia bellica e nell’uccidere essere umani.

«Il PLCAA non impedisce ai querelanti di procedere con la tesi che gli imputati hanno violato il CUPTA attraverso la promozione dello XM15-E25 a civili per scopi criminali e che queste erronee tattiche di marketing hanno causato o contribuito a causare il massacro di Sandy Hook», hanno indicato i magistrati. «La regolamentazione della pubblicità che minaccia la salute, la sicurezza e la morale pubblica è da sempre stata considerata un aspetto chiave dei poteri statali», hanno continuato i giudici. Aggiungendo che il Congresso nazionale non ha mai espresso chiaramente un intento di togliere una simile autorità, cioè quella di proteggere la popolazione del Connecticut dalle «pratiche perniciose» citate nel caso, alla legislatura e alle corti dello stato. Nel 2016 un tribunale di grado inferiore aveva al contrario trovato la Remington coperta dalla «vasta immunità» della normativa federale.

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Il settore delle armi vale 52 miliardi di dollari l’anno
Il settore delle armi americano è oggi in subbuglio e al centro di polemiche ma rimane influente nel Paese. Remington, storico nome del settore, è reduce l’anno scorso dal ricorso alla protezione dai creditori e da ristrutturazioni. E di recente il comparto ha sofferto declini delle vendite, seppure in parte attribuiti alla natura ciclica del settore e in parte all’assenza di rischi di stringenti nuove regolamentazioni che spesso incentivano acquisti immediati. L’associazione di produttori di armi e munizioni (la NSSF) cita tuttavia ben 150mila lavoratori tuttora impegnati direttamente e altri 162mila nell’indotto. L’attività economica complessiva del comparto è stimata in oltre 52 miliardi di dollari l’anno.

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Un costo che supera i 100 miliardi l’anno
E la National Rifle Association, la lobby dei proprietari di arma, rimane una potente forze politica soprattutto nel partito repubblicano. Anche il devastante costo umano ed economico degli arsenali facili è però sempre più sotto gli occhi di tutti, con un numero crescente di altri protagonisti della Corporate America, dalla finanza al retail, che hanno ripensato i loro rapporti con il settore. Ogni giorno cento americani muoiono in media uccisi da armi da fuoco, oltre 36mila l’anno (suicidi compresi). In cinquant’anni ci sono stati inoltre 152 “mass shootings”, massacri, negli Stati Uniti, che hanno mietuto in media otto vittime, un terzo almeno del totale mondiale. Secondo alcuni studi il costo anche solo economico della violenza delle armi negli Usa supera i cento miliardi l’anno.

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