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B20, le Confindustrie suggeriscono sette regole ai politici del G20

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il vertice a tokyo

B20, le Confindustrie suggeriscono sette regole ai politici del G20

La delegazione italiana era guidata da Licia Mattioli, vicepresidente per l'internazionalizzazione di Confindustria  (Ansa)
La delegazione italiana era guidata da Licia Mattioli, vicepresidente per l'internazionalizzazione di Confindustria (Ansa)

Il B20 – vertice delle Confindustrie dei Paesi del G20 - si è chiuso oggi a Tokyo con un una serie di “raccomandazioni comuni” ai leader politici che si riuniranno a Osaka a fine giugno: un documento di 23 pagine che sottolinea il ruolo del mondo imprenditoriale nel raggiungimento di una “Societa' 5.0 for SDGs”, ossia per la società prossima ventura trasformata dalle tecnologie digitali ma orientata a cogliere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delineati dalle Nazioni Unite. Nel contempo è stato evidenziato che tocca alla politica non solo assicurare le basi , ma anche incentivare il percorso verso una società sia ipertecnologica sia compatibile con l’ambiente naturale. Occorre quindi anzitutto «il rafforzamento di un ordine economico internazionale basato su regole, libero, equo e aperto» attraverso «un maggiore coordinamento politico, regole aggiornate e sempre più rispettate». A dieci anni dalla crisi finanziaria globale, insomma, il momento presente «richiede più che mai una cooperazione internazionale in cui il G20 può giocare un ruolo più importante». Un chiaro appello del B20, dunque, contro le tentazioni protezionistiche e in favore di una corretta competizione internazionale, con esclusione di favoritismi verso attori statali sussidiati e protetti.

I cosiddetti “Sette Principi del summit B20 di Tokyo” firmati dalle 20 Confindustrie e da 4 organizzazioni economiche internazionali suggeriscono che politiche e provvedimenti debbano essere:

1) Sostenibili al fine di centrare gli SDGs
2) Inclusivi per assicurare la diversità
3) Orientati al futuro per evitare approcci miopi focalizzati sul breve termine in un mondo in rapido cambiamento
4) “Business-driven” per promuovere la creatività delle aziende, l’innovazione e l’imprenditorialità, indipendentemente da dimensioni, settori o regioni
5) Trasparenti per assicurare integrità e responsabilità
6) Basati su regole per fornire prevedibilita' e corerenza
7) Multilaterali per fornire soluzioni a questioni globali attraverso cooperazione e dialogo.

Ai governi, secondo il B20, tocca quindi «promuovere un ecosistema di innovazione che favorisca collaborazioni tra imprese, start-up e centri di studio, e rafforzi ricerca e sviluppo attraverso politiche di incentiv» oltre a «facilitare la disseminazione delle tecnologie digitali». Molto importante, inoltre, è che i politici concordino su una cornice di governance sui flussi di dati di nuova generazione e che promuovano regole globali sul commercio elettronico in ambito Wto. Un Wto che necessita di riforme, su cui si raccomanda di cercare una intesa generale. Più in generale, il B20 premere per la diffusione di standard globali che facilitino commerci e investimenti, e che evitino il rischio di una frammentazione dei mercati finanziari. Deve inoltre restare «alto nell'agenda politica» il problema dei cambiamenti climatici e va facilitata la transizione verso una economia a emissioni molto basse e impostata sulle “tre R” (riduzione riciclo, riuso). La raccomandazione immediata per il G20 di Osaka è quella di concordare misure decise per la gestione dello smaltimento delle materie plastiche ed in particolare per impedire che la plastica finisca negli oceani, un problema che ha assunto ormai dimensioni tali da minacciare non solo l'ambiente ma la stessa salute umana.

Sullo sfondo del B20 di Tokyo – dove la delegazione italiana era guidata da Licia Mattioli, vicepresidente per l’internazionalizzazione di Confindustria – sono aleggiati i timori sul rallentamento della crescita globale dovuto in parte alle tensioni commerciali, rilanciati ieri dall'ultimo comunicato della Banca del Giappone che evidenzia recenti debolezze su produzione ed export. Secondo Mattioli, comunque, è parso diffuso un relativo ottimismo. Sia sulla congiuntura (che non dovrebbe trasformarsi in recessione mondiale) sia sulle sfide verso la “Societa' 5.0”.

“In queste due giornate di lavoro – ha detto Mattioli – abbiamo condiviso con le altre associazioni industriali proposte e suggerimenti per promuovere un commercio più libero, ma più uniformemente regolamentato, senza distorsioni del mercato causate da sussidi statali. Ed abbiamo approfondito le politiche e le azioni necessarie per rendere la società più inclusiva, il lavoro più specializzato, la digitalizzazione al servizio dell'uomo e non il contrario, per fare della trasparenza un valore diffuso e capillare, per innalzare la sostenibilità sociale ed ambientale a tutti i livelli e per rendere la parità di genere una realtà palpabile e concreta in tutti i Paesi. Se dovessi riassumere in un motto quanto è emerso dal confronto di Tokyo direi: be corageous, be strong. Questo è ciò che sentono le imprese: siamo in grado di cambiare il mondo, vogliamo farlo e lo abbiamo ribadito forte e chiaro”.

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