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Cina, così la Via della Seta crea un’internazionalizzazione dello yuan

Ben 41 Paesi dei 65 interessati dalla Via della Seta cinese utilizzano lo yuan negli scambi economici, mentre sette accordi crossborder sono stati sottoscritti finora come parte della strategia di Pechino per utilizzare una divisa ufficiale che – questo è il paradosso – attualmente non è convertibile: il controvalore con il dollaro Usa è stabilito giornalmente dalla Banca Centrale, non dal libero mercato dei cambi. Intanto, però, la Via della Seta sta creando, di fatto, gli spazi per un’internazionalizzazione strisciante dello yuan. A dirlo è lo stesso Governo cinese.

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«Abbiamo progredito – si legge in documento ufficiale che traccia un bilancio della strategia di Pechino da 300 miliardi di dollari – nell’internazionalizzazione della moneta, siglando accordi in sette Paesi e Regioni lungo la Via della Seta».
Grazie alla Via della Seta, dunque, aumenta il livello di influenza dello yuan, che è già la quinta moneta più usata al mondo negli scambi anche se i pagamenti mondiali realizzati in questa valuta oggi sono pari solo a circa il 2,5% del totale, per il 70% concentrati a Hong Kong.

In realtà la Via della Seta sta funzionando da testa di ponte per un’influenza globale della divisa: la comunità internazionale ha bisogno di costruire la fiducia nei confronti della Cina e, soprattutto, della sua divisa attraverso la capacità dei cinesi di darsi (e soprattutto rispettare) le regole del gioco. Questo elemento – l’avanzata dello yuan - è tra i punti chiave raggiunti finora, precisa il documento - oltre al fatto che la Via della Seta ha portato alla firma di un totale di 171 documenti di cooperazione con 150 tra Paesi e organizzazioni internazionali. Senza tralasciare la firma di 16 accordi di cooperazione con 16 Paesi, sulla Via della Seta digitale con 17 Paesi. E ci sono sviluppi di collaborazione con banche e istituzioni finanziarie.

Il goal precedente sullo yuan è stato realizzato da Pechino con la manovra sui Diritti speciali di prelievo del Fondo monetario internazionale, attività di riserva in valuta estera internazionali. Anche lo yuan ora fa parte del paniere di valute che serve a stabilire il valore dei Dsp oltre a yen, dollari, sterline, euro. Con l’ingresso della moneta di Pechino nel paniere del Fmi, gli Istituti che già detenevano Dsp, almeno una sessantina, tra i quali Banca d’Italia, hanno dovuto convertirli in yuan, con un aumento delle riserve nella valuta di Pechino. Quanto all’effettiva operatività del sistema di pagamenti interbancari crossborder, utile ad agevolare le operazioni con l’estero, è contraddistinta da incertezze su rischio di liquidità e sulla forchetta nei valori tra renminbi onshore e offshore («spread cinese»), che alimenta perplessità destinate a dissolversi solo con la piena convertibilità della moneta cinese.

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