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Boeing vuole superare presto la crisi e premia il Ceo. Ma anche il…

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Servizio |dopo i disastri aerei

Boeing vuole superare presto la crisi e premia il Ceo. Ma anche il Pentagono la boccia

New York - Una cifra rivela forse più di altre le speranze di Boeing di superare velocemente la crisi scatenata da due fatali disastri aerei nel giro di soli cinque mesi che hanno messo in dubbio l’affidabilità del suo nuovo gioiello 737 MAX. La cifra è 23,4 milioni di dollari. Ed è quella che ha pagato al suo amministratore delegato Dennis Muilenburg, in stipendio e bonus, per il 2018. Più esattamente, 1,7 milioni di salario e 13 milioni di premio. Un aumento del 27% rispetto all’anno precedente - in omaggio alla performance del gruppo.

Il compenso, annunciato ieri in documenti presentati alla Sec, riflette la forza finanziaria del colosso aeronautico americano che, secondo numerosi analisti, non dovrebbe essere intaccata neppure dagli incidenti costati la vita a oltre 300 persone e che hanno provocato il blocco dei velivoli coinvolti in attesa di inchieste e soluzioni. Ma questo ottimismo contrasta con altri moniti: alcuni esperti avvertono che è ancora presto per valutare il danno alla reputazione. E dal Pentagono è a sua volta giunto un allarme sui controlli di qualità inadeguati da parte del gruppo, questa volta sulle sue forniture militari.

Boeing ha per ora in programma una modifica del software di pilotaggio automatico, sospettato di aver contribuito ai drammi avvenuti in Indonesia e in Etiopia, forse tra una decina di giorni, nonostante soluzioni definitive possano richiedere più tempo e dipendere dall’esito delle inchieste sulle tragedie. E le prime stime, di Melius Research, su quanto potrebbe costare all’azienda l’attuale debacle si aggirano sul miliardo di dollari, gestibili per un’azienda che l’anno scorso ha riportato cento miliardi in fatturato e dieci miliardi di utili.

Anche sul titolo in Borsa ci sono scommesse da parte egli investitori di un recupero dopo perdite di circa il 10% nelle sedute immediatamente successive al secondo disastro di domenica scorsa. Le azioni hanno quasi quadruplicato il loro valore da inizio 2016 - passando da poco più di cento dollari agli attuali 379. Una corsa che potrebbe essere stata interrotta solo temporaneamente. A sostegno di un simile outloook giocherebbe anzitutto il fatto che Boeing assieme all’europea Airbus ha nei fatti il monopolio della costruzione di aerei civili. Sostituire i suoi velivoli, insomma, non sarebbe impresa facile. Dei 29 analisti che seguono Boeing, così, solo tre hanno declassato al momento la loro raccomandazione sul titolo: in tutto l’azienda mantiene 21 giudizi di buy, acquisto, sei di hold, tenuta, e solo due di cessione delle azioni. L’outlook medio per i prossimi dodici mesi prevede inoltre un potenziale rialzo del 17% nelle quotazioni.

Non tutti, neppure a Wall Street e nella Corporate America, sono però a fianco di Boeing e le perplessità serpeggiano. C’è chi avverte che la somma del danno reputazionale a quello economico potrebbe essere sottovalutata. E qualcuno critica la posizione particolarmente defilata durante la crisi assunta proprio dal chief executive appena premiato. Una perdita di fiducia nell’aereo potrebbe comunque mettere in dubbio il futuro di un prodotto considerato di punta del gruppo: del 737 MAX, tenuto a battesimo nel 2017, ci sono già quasi cinquemila ordini, per un valore di circa 550 miliardi in future entrate, accanto a quasi 400 velivoli consegnati.

Né è la prima volta in anni recenti che Boeing è al centro di una saga di sicurezza. Nel 2013 il suo 797 Dreamliner fu tenuto a terra dalle autorità per quattro mesi a causa di batterie al litio che minacciavano di provocare incendi a bordo, dopo diversi incidenti seppure nessuno letale. L’azienda creò un nuovo contenitore protettivo per le batterie sotto accusa.

Le compagnie aeree, fortemente danneggiate dalla paralisi dei MAX che avevano in servizio, potrebbero a loro volta rivalersi nel prossimo futuro su Boeing per i costi di riconfigurazione delle rotte o leasing di altri velivoli. Venerdì le prime due compagnie ad avvertire formalmente di ripercussioni negative sui loro bilanci sono state Air Canada e United Airlines. Air Canada ha ritirato ogni previsione finanziaria per l’anno in corso. Altri carrier internazionali, anzitutto quelli in maggiori difficoltà di performance, hanno visto anche i loro titoli in Borsa seriamente colpiti: Norwegian e Icelandair hanno ceduto rispettivamente il 10% e il 17% all’indomani delle tragedie e dei blocchi degli aerei, quasi in linea con la quota di 737 MAX nelle loro flotte.

FOCUS / Le compagnie che usano i Boeing 737 Max

Un altro e forse più preoccupante sintomo di una crisi ancora agli inizi e aperta per Boeing è arrivato tuttavia inaspettatamente dal Pentagono. Nelle ultime ore l’azienda ha ricevuto un vero e proprio voto di quasi sfiducia dalle forze armate. La US Air Force ha indicato che potrebbe essere necessario almeno un anno senza errori per restaurare la credibilità dell’azienda su un altro fronte delicato, la fornitura di un grande aereo cisterna per i rifornimenti in volo, il nuovo KC-46A Pegasus. In dubbio sono nientemeno che i controlli di qualità, ha indicato un alto funzionario della Difesa. Il velivolo aveva già conosciuto ritardi di oltre un anno con le prime consegne arrivate solo a gennaio; è stato poi sospeso a febbraio dopo che a bordo sono stati rinvenuti materiali di scarto; le consegne sono riprese nell’ultima settimana dopo il ricorso a nuovi sistemi di supervisione. Boeing punta a fornire 400 velivoli del genere, una commessa di grande importanza strategica che ora appare men che sicura.

Il doppio colpo, civile e militare, potrebbe inoltre tradursi in un altro effetto: più stringenti regolamentazioni su Boeing e inchieste del Congresso. Dal 2005, in particolare, l’authority federale dell’aviazione americana FAA permette all’azienda nei fatti l’autocertificazione dei suoi nuovi aviogetti, consentendole significativi risparmi. Una pratica che adesso potrebbe essere destinata a cambiare, mettendo in discussione l’eccessiva influenza del colosso aerospaziale americano e la sua controversa vicinanza alle authority che dovrebbero invece tenerlo sotto controllo.

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