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Agenzia del farmaco, la nuova sede continua a dissanguare il bilancio Ue

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Servizio |Costi lievitati a 641 milioni

Agenzia del farmaco, la nuova sede continua a dissanguare il bilancio Ue

Il trasferimento dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) da Londra ad Amsterdam è un’emorragia continua per le tasche dei contribuenti europei. Il paradosso è che, nel bilancio, anziché somministrare un emostatico, la Ue continua a propinare anticoagulanti. Nelle stesse ore in cui l’Ema ha fissato per il 21 marzo la prima riunione del proprio board ad Amsterdam, la commissione Bilancio del Parlamento europeo si è trovata ad affrontare una situazione surreale: l’iscrizione nel budget di un’ulteriore spesa di 67 milioni di euro. In parte come penale e in parte per adattare l’immobile da subaffittare, lasciato libero dall’Agenzia. A legger bene è una sottostima, giacché 28,2 milioni sarebbero già finanziati, mentre 38,7 milioni devono essere ancora finanziati e l’impegno di spesa potrebbe salire a causa di un subaffitto prolungato.

Piove dunque sul bagnato, dal momento che il 20 febbraio l’Alta corte di giustizia inglese ha condannato l’Ema ad adempiere contrattualmente fino al 2039 al pagamento del canone di locazione con Canary Wharf Group, proprietario del palazzo della zona finanziaria nell’East End della capitale britannica. Euro più, euro meno sono almeno 470 milioni ma la stampa inglese si spinge a quantificare il costo in 574 milioni. La motivazione dell’Ema, che voleva interrompere il contratto di leasing a causa della Brexit, è stata dunque respinta.

La riunione della Commissione
Di fronte a questo scenario la Commissione bilancio ha innanzitutto chiesto che Ema sia sostenuta dalla Commissione europea nei negoziati con Canary Wharf, che nel suo palazzo ha ospitato fino a pochi giorni fa l’Agenzia e dove continuano ad operare centinaia di dipendenti in attesa di trasferimento in Olanda. Il rappresentante di Ema presente in Commissione ha chiesto formalmente al Parlamento europeo di approvare la proposta e lo stanziamento dei 67 milioni.

Questa ennesima tappa di una storia infinita è andata in scena due giorni fa, il 18 marzo, nella commissione Bilancio, che ha analizzato il dossier sulla sede dell’Ema. Relatrice permanente per le politiche immobiliari è la tedesca Monika Hohlmeier (Ppe) ma al suo posto c’era il belga Gerard Deprez (gruppo dell’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa).

La richiesta della proprietà
Nel corso della riunione è stato spiegato che a causa del contratto 25ennale senza causa di recesso firmato nel 2011, l'Agenzia è obbligata a sperare nella sublocazione parziale o totale degli uffici. Canary Wharf è in trattativa con una società statunitense ma la trattativa stessa andrà a buon fine solo se l’Ema si impegna ad essere garante e provvedere finanziariamente se il sublocatario non dovesse adempiere. Per il bilancio della Ue e dunque per il portafoglio dei contribuenti europei non resta che sperare nel subaffitto delle superfici .

Secondo quanto il Sole-24 Ore ha appreso, la Commissione europea assisterà l’agenzia nei negoziati e il Commissario europeo per il Bilancio Gunther Oettinger è pronto a firmare una lettera in cui la Commissione fa da garante all’Agenzia.

Ema al lavoro ad Amsterdam
Intanto il 18 marzo l’Ema si è ufficialmente insediata nello Spark, l’edificio provvisorio predisposto dal governo olandese, operativo fino a quando non sarà disponibile il Vivaldi Building ad Amsterdam Zuidas. I membri dello staff hanno iniziato a trasferirsi nei Paesi Bassi dall’estate 2018 e da allora hanno continuato a farlo gradualmente.

Circa 350 dipendenti sono già ad Amsterdam. Un certo numero di dipendenti telelavorerà ancora da Londra per consentire una più agevole transizione verso la capitale olandese nella seconda metà del 2019. Domani il primo board del 2019, al quale dovrebbe partecipare anche il rappresentante italiano del management board Luca Li Bassi (direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco) o un suo delegato.

Contenzioso aperto
Non sono queste le sole mosse sulla scacchiera dell’Ema, in perenne movimento. Il 13 marzo la terza sezione del Tribunale di Giustizia della Ue (presidente Sten Frimodt Nielsen, relatore Viktor Kreuschitz, giudice Nina Poltorak e cancelliere Emmanuel Coulon) ha emesso una declaratoria di incompetenza nella causa che contrappone il Comune di Milano (ricorso presentato attraverso Francesco Sciaudone, managing partner di Grimaldi studio legale) al Parlamento europeo e al Consiglio della Ue. Il Comune contesta il modo in cui è stata scelta la sede di Amsterdam. A decidere, dunque, sarà la Corte di giustizia europea.

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