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Nuova multa Ue a Google (1,49 mld) per abuso di posizione dominante

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Nuova multa Ue a Google (1,49 mld) per abuso di posizione dominante

Margrethe Vestager  (Reuters)
Margrethe Vestager (Reuters)

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – La Commissione europa ha annunciato oggi una nuova clamorosa ammenda contro Google, la terza in due anni. Ancora una volta la società americana è stata accusato di abuso di posizione dominante sul mercato, in particolare per quanto riguarda la pubblicità sui siti Internet. Secondo l'esecutivo comunitario, Google ha sistematicamente imposto restrizioni ai concorrenti. Il gruppo californiano può presentare ricorso dinanzi alla magistratura comunitaria.

Secondo la Commissione europea, Google ha imposto ai siti terzi “restrizioni contrattuali anti-concorrenziali”. Il comportamento della società sarebbe durato più di 10 anni, ha detto in una conferenza stampa qui a Bruxelles la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. “Le altre società si si sono viste rifiutare la possibilità di innovare e di affrontare la concorrenza sulla base dei loro meriti. Nel contempo, i consumatori sono stati privati dei vantaggi della concorrenza”.
Concretamente, siti editoriali prevedono spesso una qualche funzione di ricerca, sovente gestita da Google. In questo caso, la società è un intermediario pubblicitario, il trait d'union tra le agenzie di pubblicità e i proprietari dei siti terzi. Sistematicamente, la società americana ha costretto ai siti terzi di bloccare pubblicità provenienti da aziende concorrenti, di favorire le pubblicità proposte da Google, di informare il gruppo americano del modo in cui apparivano pubblicità concorrenti.

Nel 2018, la Commissione aveva imposto alla stessa società una ammenda di 4,34 miliardi di euro per aver usato Android, il sistema operativo per cellulari, in modo da bloccare l'accesso ai concorrenti e favorire i propri servizi (si veda Il Sole/24 Ore del 19 luglio 2018). Nel 2017, sempre nei confronti di Google, l'esecutivo comunitario aveva comminato una multa di 2,42 miliardi di euro perché la società favoriva su Internet i propri servizi di Google Shopping (si veda Il Sole/24 Ore del 28 giugno 2017).

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