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Quella volta di Xi Jinping a Milano (nel 2011) in un’Italia che…

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via della seta

Quella volta di Xi Jinping a Milano (nel 2011) in un’Italia che non c’è più

(Ap)
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Un Amarcord che può aiutare a fornire una chiave di lettura degli avvenimenti dietro l'angolo nelle relazioni tra Italia e Cina. Punto di partenza è il discorso che Xi Jinping tenne da vicepresidente designato alla carica di segretario generale del partito la sera del 3 giugno del 2011 durante la tappa milanese della sua visita di Stato per i 150 anni della Fondazione della Repubblica italiana, intitolato “Cogliere l'opportunità di sviluppare una cooperazione innovativa e reciprocamente vantaggiosa per lo sviluppo comune”.

Xi Jinping parlò davanti a un attento parterre di politici, funzionari, imprenditori che è possibile individuare grazie al servizio realizzato ai tempi dalla Tv di Stato cinese. Una carrellata di elementi di spicco di un'Italia profondamente cambiata sia dal punto di vista politico che economico. Era in carica, all'epoca, e lo sarebbe stato per pochi mesi ancora, il IV Governo Berlusconi, rappresentato quella sera dal ministro dell'economia e delle finanze Giulio Tremonti e dello Sviluppo economico Paolo Romani. Al loro posto oggi, rispettivamente, siedono Giovanni Tria e Luigi Di Maio.

Tra i rappresentanti della comunità imprenditoriale cinese e italiana presenti alla cena al Principe di Savoia, tra gli altri, l'allora presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, John Elkann, l'erede designato dell'impero Fiat dell'avvocato Gianni Agnelli, il banchiere Pietro Modiano, Paolo Zegna responsabile dell'internazionalizzazione dell'associazione degli imprenditori, Mario Boselli presidente di Camera della Moda, Fabrizio Landi, di Esaote ora in Leonardo, Cesare Romiti presidente della Fondazione Italia-Cina. Tra i cinesi presenti l'ambasciatore a Roma Ding Wei, l'attuale ambasciatore Li Ruiyu all'epoca nella delegazione arrivata da Pechino in qualità di responsabile di dipartimento del ministero degli Esteri, e sembra di vedere seduto tra i tavoli anche l'attuale ministro del commercio Zhong Shan.

Xi sottolineò che nel 2010 il commercio bilaterale italiano aveva raggiunto i 45.15 miliardi di dollari, con un incremento del 44,5%, collocandosi per tasso di crescita ai primi posti nei Paesi Ue. “L'Italia è la terza maggior fonte di importazione di tecnologia della Cina, il quarto partner commerciale e la quinta fonte di investimenti diretti nella Ue. Cina e Italia – sottolineò - hanno forti complementarità nell'espansione della cooperazione economica e commerciale e nella cooperazione in materia di investimenti, in particolare per le piccole e medie imprese, dove le prospettive sono molto ampie”, disse Xi.
“A dieci anni dall'adesione della Cina nell'Organizzazione mondiale del commercio le importazioni medie annue valgono 68,7 miliardi in beni, creando 14 milioni di posti di lavoro per i Paesi e le regioni interessate, sia per promuovere lo sviluppo economico, sia per dare impulso all'economia mondiale che continua a prosperare, con vantaggio reciproco”.

Xi Jinping incoraggiò “una maggiore partecipazione straniera allo sviluppo nel settore dell'agricoltura cinese moderna, ad alta tecnologia, nel manifatturiero avanzato, nel settore del risparmio energetico e della tutela ambientale, investendo di più nelle regioni occidentali della Cina”. Parlò di incentivare gli investimenti stranieri in titoli azionari, le fusioni e acquisizioni di imprese cinesi, mentre la Cina “avrebbe prestato attenzione alle importazioni e alle esportazioni per promuovere l'equilibrio commerciale, nonché all'attivazione di progetti di cooperazione e di investimento in grado di contribuire alle infrastrutture locali e al miglioramento della vita delle persone”.
Xi Jinping parlò anche di difesa della proprietà intellettuale, (“la Cina continuerà a rafforzare l'applicazione della legge amministrativa e gli sforzi giudiziari per proteggere efficacemente i diritti e gli interessi legittimi delle imprese finanziate all'estero”).

Affrontò il tema dei rapporti con l'Europa e si appellò alle conseguenze della crisi finanziaria internazionale e a quella del debito sovrano europeo: appellandosi alla solidarietà tra Cina e Ue si augurò vivamente che la Ue adottasse “un atteggiamento più attivo e aperto nella cooperazione sulla tecnologia e la cooperazione degli investimenti con la Cina per contrastare il protezionismo e favorire uno sviluppo sano e stabile delle imprese”.
Rapporti con l'Italia, il nodo dell'interscambio, il ruolo centrale dell'Italia nei rapporti con l'Europa, il tema della tecnologia, la difesa della proprietà intellettuale e dell'internazionalizzazione delle aziende cinesi. Non si può certo dire che l'allora vicepresidente, designato a diventare il core leader cinese, non avesse un quadro chiaro dell'agenda per l'Italia, l'Europa e il mondo intero.

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