Mondo

I tassi dei Bund tedeschi sotto zero per la prima volta dal 2016

  • Abbonati
  • Accedi
Servizio |meteo mercati

I tassi dei Bund tedeschi sotto zero per la prima volta dal 2016

Lo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg
Lo stabilimento Volkswagen di Wolfsburg

Che l’economia tedesca non se la passasse troppo bene era chiaro da tempo. Ma gli ultimi dati sulla fiducia delle imprese pubblicati questa mattina hanno fatto capire che il quadro è più fosco del previsto. Soprattutto nel settore industriale: l’indice pmi manifatturiero della prima economia dell’Eurozona, che gli analisti avevano stimato potesse riprendere quota a marzo, ha fatto segnare una brusca battuta d’arresto attestandosi a quota 44,7 punti. Si tratta di un livello che l’economia tedesca non vedeva dai tempi della crisi dell’euro del 2011-2012. A febbraio l’indice si era attestato a 47,6 punti e ci si aspettava un rialzo a 48.

Si tratta della terza contrazione mensile consecutiva. Un trend che lascia presagire una frenata più brusca del previsto per l’economia tedesca reduce da 9 anni di crescita. Anche il settore dei servizi ha registrato un rallentamento (l’indice di fiducia è passato da 55,3 punti di febbraio a 54,9) anche se è rimasto ampiamente oltre la soglia di 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione dell’attività. A livello composito il Pmi tedesco è sceso a 51,5 punti a marzo. Si tratta del peggior dato da giugno 2013. Non una buona notizia per l’Italia visto che la Germania è la prima destinazione del nostro export.

Anche altri Paesi dell’Eurozona come la Francia (pmi manifatturiero in calo da 51 a 48,8) hanno fatto registrare una battuta d’arresto. E ciò ha condizionato pesantemente anche il dato relativo all’eurozona. L’indice composito di fiducia a marzo si è attestato a 51,3 punti. In calo rispetto ai livelli di febbraio (51,9) e sotto le attese degli analisti (52).

Il cambio euro / dollaro

Immediata la reazione di mercato. Mentre le Borse hanno invertito la rotta, il cambio euro-dollaro ha fatto registrare un brusco ribasso che lo ha portato sotto la soglia di 1,13 dollari. Due giorni fa la moneta unica aveva superato la soglia di 1,14 dollari dopo la decisione della Fed di mantenere invariato il costo del denaro per tutto il 2019.

Anche sul mercato dei bond c’è stato un movimento piuttosto netto. Sulla scommessa che la frenata dell’economia dell’eurozona possa spingere la Bce ad adottare una politica espansiva gli investitori hanno puntato forte sul mercato del reddito fisso, reduce peraltro da un rally a seguito delle recenti decisioni della Banca centrale americana. Ma a differenza di quanto visto ieri, quando il mercato ha premiato soprattutto i titoli più rischiosi come i BTp, oggi è chiara la preferenza per “beni rifugio” come il Bund (qui le quotazioni del decennale tedesco) il cui rendimento è sceso per la prima volta sotto zero come non capitava dal 2016.

Il cambio di rotta delle banche centrali, che dall'inizio dell'anno hanno assunto un atteggiamento più accomodante alla luce dei rischi di rallentamento della congiuntura a livello globale, ha favorito il rally del mercato obbligazionario. Un trend iniziato alla fine dello scorso anno e consolidatosi in questi primi mesi del nuovo anno. Negli ultimi 6 mesi l'indice Merrill Lynch Developed Market Sovereign Bond che monitora le quotazioni dei principali titoli governativi dei mercati sviluppati ha guadagnato il 3,23% mentre quello dei mercati emergenti ha messo a segno un +5,42 per cento.

Da inizio anno i fondi che investono sul mercato obbligazionario hanno registrato un vero e proprio exploit in termini di raccolta con 65,79 miliardi di dollari di flussi netti in entrata. Numeri a cui fa fronte una debacle dei fondi azionari che invece hanno subìto riscatti per 46 miliardi netti.

© Riproduzione riservata