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Brexit, May in bilico. Hammond: «Lasciare Ue senza accordo…

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lONDRA NEL CAOS

Brexit, May in bilico. Hammond: «Lasciare Ue senza accordo è catastrofe»

«Uscire dall’Europa senza un accordo sarebbe catastrofico per il Regno Unito e per la sua economia». A dirlo è il ministro delle Finanze Philip Hammond che parla in merito alla drammatica situazione in cui si trova Londra, incapace di trovare un accordo in Parlamento sul “piano May” per la Brexit e con davanti le due nuove scadenze accordate dalla Ue per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. La proroga al 22 maggio – prima delle elezioni europee – vale a condizione che il piano venga approvato, in caso contrario si profila la data più ravvicinata del 12 aprile: senza un voto risolutore da parte di Westminster o novità sostanziali come una chiara alternativa indicata dallo stesso Parlamento si andrà incontro a un “no-deal” Brexit: un’uscita senza accordo.

GUARDA IL VIDEO / Un milione di persone a Londra per 'No -Brexit'

Hammondo parla a Sky e Reuters il giorno dopo la gigantesca manifestazione di Londra, con oltre un milione di persone in piazza per chiedere un secondo referendum e al Regno Unito di restare nella Ue (sono state raccolte anche 4,2 milioni di firme). «Un ritiro della Brexit – afferma Hammond – ci metterebbe di fronte a un grande problema di democrazia» sottolinea il ministro riferendosi all’esito del referendum che ha visto prevalere di misura il fronte del “leave”. «Un secondo referendum sarebbe oggi un’opzione coerente, ma non sono sicuro che ci sia in Parlamento una maggioranza per votare questa decisione» precisa Philip Hammond (per un secondo referendum preme anche la società civile: venerdì lo ha chiesto pubblicamente il magnate Richard Branson con una lettera aperta). D’altra parte la situazione che conferma il ministro britannico è estremamente incerta e confusa, tant’è vero che lo stesso Hammond ammette che probabilmente «non ci sono le condizioni per l’approvazione del piano May con un terzo voto», ma il ministro ribadisce anche che il suo obiettivo resta quello di «un’uscita ordinata dalla Ue con un accordo».

Insomma, un circolo vizioso da cui sembra non esserci una via di fuga indolore. E in questo scenario la posizione del primo ministro Theresa May appare sempre più traballante, come riporta il Sunday Times: sarebbero almeno sei i ministri in aperta rivolta contro la May, che vorrebbero destituire per mettere al suo posto il vice David Lidington, per portare avanti il processo della Brexit fino alle prossime nuove elezioni formali. Secondo il giornale britannico è in programma un drammatico confronto di governo lunedì 25 marzo, con la minaccia di dimissioni in massa nel caso in cui Theresa May non decida di fare un passo indietro.

Hammond, però, resta fedele alla premier e sottolinea come «cacciare Theresa May non risolverebbe le cose». Il ministro delle Finanze rilancia poi la palla nel campo del Parlamento: «Invece di agire contro dovrebbe prendere l’iniziativa e indicare quale strada alternativa sia percorribile se il piano che è stato concordato con la Ue non è considerato accettabile». Nel frattempo la premier ha convocato una «riunione di crisi» nella sua residenza di campagna, invitando al tavolo una serie di esponenti di spicco fra le file dei Tory: il suo vice di fatto David Lidngton e il ministro dell’Ambiente Michael Gove, già indicati come suoi possibili successori a Downing Street, accanto a una rappresentanza dell’ala dura dei «brexiteers» formata da Boris Johnson, Iain Duncan Smith e Jacob Rees-Mogg.

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