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Dai gatti francesi a Uri Geller ai Monty Python, il lato tragicomico di…

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Dai gatti francesi a Uri Geller ai Monty Python, il lato tragicomico di Brexit

(EPA)
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Brexit non fa ridere. Eppure sempre più spesso affiora il lato tragicomico di un evento politico dirompente, per il Regno Unito e per l’Europa. C’è bisogno di leggerezza anche nei momenti più difficili, nell’ora più buia. C’è bisogno in qualche modo di prendere le distanze dal triste spettacolo di una classe dirigente politica – quella britannica – che in Brexit è sprofondata ancora prima che l’uscita dall’Unione europea si materializzasse ed incapace di scendere a patti con sé stessa ancor prima che con l’opinione pubblica.

Ecco allora venire in aiuto l’ironia di un riferimento storico dello humour britannico, i Monty Python; la Schadenfreude del ministro francese degli Affari Europei Nathalie Loiseau che ha immaginato un gatto di nome Brexit; il telepata israeliano Uri Geller che invece di piegare i cucchiaini si impegna a piegare la volontà di Theresa May; e le decine di cartelloni della manifestazione di domenica a Londra, da “We want fromage, not Farage”, a “Marching to end May before April”.

I Monty Python sono un riferimento imprescindibile per molti capitoli della Brexit. Nei giorni scorsi è stato rispolverato uno dei loro film, “Il Sacro Graal”. In particolare la sequenza in cui al termine di un duello uno dei cavalieri si trova con tutti gli arti recisi dalla spada dell’avversario, ma ha la presenza di spirito di commentare l’esito, ormai ridotto a un tronco: «Beh, lo definirei un pareggio». Lo cita tra gli altri il Guardian per spiegare lo stato d’animo di Theresa May che reagisce con invidiabile understatement, incoscienza e caparbietà politica ai manrovesci sferrati contro di lei dal Parlamento inglese. Ceffoni che avrebbero fatto cadere chiunque, ma non lei, non ancora almeno, al massimo vacillante come un sempre in piedi gonfiabile.

Monty Python and the Holy Grail, 1975 (Afp)

I francesi, si sa, sono i più indispettiti dal modo in cui il governo britannico sta gestendo la Brexit. Il presidente Macron aveva la posizione più intransigente tra tutti i leader durante il vertice Ue della settimana scorsa a Bruxelles. Nathalie Loiseau, ministro degli Affari Europei, ha aggiunto una piccola dose di sarcasmo intimista ironizzando su un suo immaginario gatto domestico: «Lo chiamerei Brexit – ha spiegato – perché al mattino presto miagola come un ossesso e vuole uscire. Quando però gli apro la porta si pianta sull’uscio, resta immobile e mi guarda impaurito».

Il cane di un manifestante della marcia londinese anti Brexit di sabato 23 marzo con in bocca una bambola che raffigura Theresa May (REUTERS/Peter Nicholls)

Veniamo al telepata israeliano, Uri Geller, che nei giorni scorsi ha dichiarato di conoscere personalmente Theresa May e di essere in grado di influenzarla a distanza. Geller, evidentemente a corto di cucchiaini da piegare, ha deciso di piegare la volontà della premier britannica per farle cambiare idea su Brexit. I remainers sono ora tutti più tranquilli.

L’illusionista Uri Geller (Photo: Sara Lemel/dpa / Afp)

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