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londra nel caos

Brexit, il parlamento inglese sfila alla May il controllo del negoziato. Ecco i prossimi passi

Il Parlamento britannico riprende il controllo di Brexit. Nella serata di lunedì 25 marzo i deputati di Westminster hanno votato a favore di un emendamento osteggiato dal Governo che permette loro di decidere quali saranno i passi successivi.
Con 329 voti a favore e 302 contrari è stato approvato un emendamento che propone una serie di cosiddetti «voti indicativi» per verificare se una delle possibili opzioni alternative all’accordo concordato tra Londra e Bruxelles abbia il sostegno della maggioranza dei parlamentari.

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Caos tra i conservatori
I deputati voteranno mercoledí 27 marzo se revocare l’articolo 50 e annullare Brexit, se procedere con un secondo referendum, se restare nell’unione doganale e nel mercato unico o se optare per l’Efta. Il Parlamento ha già votato contro l’ipotesi di lasciare l’Unione europea senza un accordo. L’emendamento è stato proposto dall’ex ministro conservatore Oliver Letwin assieme alla laburista Yvette Cooper e si prevede apra la strada a una «soft Brexit». Prima del voto, la premier Theresa May ha detto che farà di tutto per ostacolare i tentativi del Parlamento di decidere la direzione di Brexit. «Confesso di essere scettica su queste procedure che potrebbero ribaltare l’equilibrio delle nostre istituzioni democratiche», ha detto, ordinando ai Tories di votare contro l’emendamento Letwin-Cooper. L’ordine non è stato rispettato da tutti, segnale della debolezza della May. Trenta deputati conservatori si sono ribellati e tre sottosegretari hanno dato le dimissioni per poter votare a favore dell’emendamento, secondo coscienza e non seguendo i dettami di partito.

La May prova a fare muro
Pur essendo alle strette, la May lunedì sera ha mantenuto una posizione intransigente, dichiarando che non intende rispettare la volontà del Parlamento anche se ci fosse una maggioranza a favore di un’opzione alternativa al suo accordo. Ha detto esplicitamente che si opporrà a qualsiasi tentativo di restare nell’unione doganale o di indire un secondo referendum. Il voto del Parlamento di lunedì sera è indicativo e non vincolante, quindi la May puó ignorarlo, ma a rischio di esacerbare le divisioni e di aggravare la crisi politica in atto. In un’altra concitata giornata politica la premier ha ammesso di non avere abbastanza sostegno per far approvare l’accordo di recesso dall’Unione Europea. I deputati di Westminster, che lo hanno già respinto due volte, non saranno quindi chiamati a votare l’accordo per la terza volta in questi giorni. Anche dopo avere incassato l’ennesimo rifiuto da parte degli unionisti nordirlandesi del Dup la May ha però insistito che la strada da lei tracciata è l’unica percorribile. «Continuo a credere che il percorso giusto sia lasciare la Ue il prima possibile con un accordo il 22 maggio», ha detto ai deputati. «Ma è con grande disappunto che ho dovuto concludere che per come stanno le cose in Parlamento non c’è ancora abbastanza sostegno per ripresentare l’accordo per un terzo voto significativo».

Le speranze di Theresa
La premier ha intenzione di continuare le consultazioni e spera ancora che il suo piano sia approvato in futuro. Al summit della settimana scorsa i leader dei 27 hanno concesso alla Gran Bretagna un rinvio di Brexit oltre la data prevista del 29 marzo. Dopo il summit la May ha passato il fine settimana incontrando i leader del fronte anti-Brexit per convincerli a sostenere il suo accordo, ma senza successo. Secondo fonti attendibili, alcuni hanno posto l’uscita di scena della premier come condizione per sostenere l’accordo. Sempre lunedì sera la May ha rivolto un appello personale a Arlene Foster, ma la leader del Dup è rimasta sulle sue posizioni di totale opposizione alla «backstop», la polizza di assicurazione che punta a impedire il ritorno di un confine tra le due Irlande. A quel punto la May non ha avuto scelta e ha dovuto rinviare il terzo voto.

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