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«Diritto al ritorno», Gaza marcia sotto gli occhi di Israele

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proteste palestinesi al confine della striscia

«Diritto al ritorno», Gaza marcia sotto gli occhi di Israele

L’hanno chiamata la Grande Marcia del Ritorno. Decine di migliaia di palestinesi (40mila secondo l’esercito israeliano) hanno manifestato sabato, sotto una pioggia battente, lungo il confine tra la Striscia di Gaza e Israele: il primo anniversario di quest’ultima ondata di proteste, di fronte a un massiccio schieramento di uomini e carri armati israeliani, è già costato la vita, secondo fonti mediche di Gaza, a due palestinesi. I feriti, soprattutto per i lacrimogeni, sarebbero 17.

Il primo è morto presso la frontiera prima dell’alba, mentre un ragazzo di 17 anni sarebbe stato ucciso da fuoco israeliano a est di Gaza City. I militari israeliani riferiscono di lanci contro i soldati di pietre, granate e copertoni incendiati. Le stesse fonti tuttavia confermano che la maggior parte dei manifestanti si tiene lontana dal confine, mentre gli organizzatori - per la prima volta in quest’anno di proteste settimanali - sono presenti con unità impegnate a impedire confronti ed esplosioni di violenza.

I manifestanti chiedono la rimozione di un blocco di sicurezza imposto da Israele ed Egitto, e chiedono che i palestinesi possano riavere il diritto di tornare alle terre da cui le loro famiglie fuggirono o vennero costrette a fuggire durante la nascita di Israele, nel 1948. Ipotesi che Israele respinge, considerandola una minaccia poiché metterebbe in minoranza la popolazione ebraica.

Nei giorni scorsi, alla vigilia dell’anniversario, un razzo lanciato da Gaza era caduto a nord di Tel Aviv, ferendo sette israeliani e innescando una serie di raid aerei. Mediatori egiziani sono al lavoro per evitare scontri, dietro la promessa di incentivi economici, e per persuadere Israele ad allentare il blocco al movimento di merci e persone da e verso Gaza. Secondo varie organizzazioni umanitarie, il blocco è una delle principali cause dell’impoverimento nella Striscia, dove vivono due milioni di palestinesi.

Anche i leader di Hamas (al potere a Gaza da 12 anni, anno di inizio del blocco) e della Jihad islamica riconoscono che i negoziati hanno registrato qualche progresso, e la speranza è di arrivare a una rimozione del blocco nei prossimi giorni. Che si preannunciano però complessi, a causa delle elezioni israeliane del 9 aprile che vedono il premier, Benjamin Netanyahu, combattere sulla difensiva a causa di una serie di accuse di corruzione. Il premier sarà dunque sotto esame da parte dei “falchi” nella sua coalizione di destra sul fronte della sicurezza e della gestione della crisi a Gaza.

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