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PARITÀ DI GENERE

Bce, sale la quota rosa nelle promozioni (ma non tutte le donne desiderano la carriera)

Il mondo delle banche centrali è notoriamente dominato dagli uomini, ed è un fatto che vi siano più governatori che “governatrici” nel mondo. Ma almeno in Bce la disparità di trattamento nelle promozioni, negli aumenti salariali e negli avanzamenti di carriera delle donne è stata combattuta, contrastata e in buona parte annullata a partire dal 2011. E questo trend in miglioramento è stato possibile, nonostante siano spesso le donne a rinunciare a una vita da carrierista e sebbene la quota femminile dei PhD in economia e soprattutto in macroeconomia sia ancora di gran lunga inferiore rispetto a quella degli uomini. Negli Usa, per esempio, le donne rappresentano il 28,8% dei dottorati PhD in economia.

A fare luce sulla parità di genere in Bce è un working paper pubblicato oggi dalla Banca centrale europea a firma di Laura Hospido (Banca centrale spagnola), Luc Laeven e Ana Lamo (Bce): per la prima volta, per questa ricerca è stato consentito l’ accesso a dati confidenziali su stipendi e promozioni in un arco di tempo compreso tra il 2003 e il 2017 in cinque aree (DG Economics, DG Macroprudential Policy and Financial Stability, DG Research e DG Statistics), tre fasce salariali (economist/senior economist, principal economist e adviser), su un totale di 1048 dipendenti.

Nello studio, viene evidenziato il fatto che fino al 2010 gli stipendi delle donne in Bce con il passare del tempo sono saliti meno rispetto a quelli degli uomini, creando un gap anche quando la carriera aveva inizio dallo stesso punto di partenza in termini salariali. Il motivo dominante di questa differenza è stato riscontrato nella presenza di figli e nella minore attitudine delle donne a richiedere aumenti salariali o promozioni.

L’impegno della Bce
Dal 2011 tuttavia questa disuguaglianza è stata annullata, come conseguenza di una decisione presa dal Consiglio direttivo nel 2010: la Bce si è impegnata da allora a contrastare la disparità di trattamento, promuovendo una serie di misure per garantire la parità di genere. Dal 2012 la banca centrale si è prefissata target per le quote delle donne a livelli dirigenziali, da raggiungere entro quest’anno, e ha mirato ad aumentare la presenza delle donne nei vari servizi.

Questa specifica iniziativa a favore delle “quote rosa” ha avuto successo in Bce, stando allo studio. Il working paper ha rilevato che effettivamente le donne venivano promosse meno rispetto agli uomini fino al 2011 e che successivamente questa disparità è sparita. E questo nonostante il fatto che siano le donne stesse in molti casi a non farsi avanti per una promozione (spesso a causa dei figli o perché si crede poco nelle proprie capacità). Quando le donne puntano ad un avanzamento di carriera, hanno più probabilità (+7%) in Bce degli uomini nell’essere promosse e la loro prestazione spesso risulta superiore a quella degli uomini in seguito alla promozione.

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Lautenschläger unica donna ai vertici
Detto questo, al momento nessuna donna è membro del Consiglio generale della Bce che comprende il Presidente, il Vicepresidente e i governatori delle banche centrali nazionali dei 28 Stati membri dell'UE (rappresentati i 19 paesi appartenenti all'area dell'euro e i 9 paesi che non ne fanno parte). Sabine Lautenschläger è l’unica donna Membro del Comitato esecutivo della Bce e il suo mandato è in scadenza nel febbraio 2022. Sostituirla con un’altra donna potrebbe non essere facile: stando a fonti bene informate, due candidate italiane per la posizione di membro del Board del Single Resolution Mechanism al posto del dimissionario Mauro Grande avrebbero declinato l’offerta del prestigioso posto, per motivi familiari (figli o mariti).

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