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Populisti finlandesi (alleati di Salvini): serve un meccanismo per uscire dall’euro

Il leader del Partito dei finlandesi, Jussi Halla-aho
Il leader del Partito dei finlandesi, Jussi Halla-aho

Un meccanismo ordinato per uscire dall’euro senza lasciare l’Unione europea. È la proposta formulata oggi da Jussi Halla-aho, leader del Partito dei finlandesi, il movimento populista arrivato secondo per un soffio alle elezioni politiche tenute dal Paese scandinavo domenica e alleato della Lega alle prossime europee.

Imparare dalla crisi greca
«Un meccanismo del genere - ha sottolineato Halla-aho - oggi non esiste. Noi vogliamo che sia creato per evitare che future crisi, come il disastro greco, facciano meno danni». Il Partito dei finlandesi, allora denominato “Veri Finlandesi”, acquistò notorietà proprio durante la crisi debitoria europea. Già allora l’agenda era improntata a un solido euroscetticismo, capace di intercettare gli umori, tipicamente nordici, di un elettorato preoccupato di pagare per il salvataggio di un Paese del Sud; in una fase in cui, tra l’altro, la Finlandia cadeva a sua volta in recessione (dal 2012 al 2014 il Pil ha restirato una variazione negativa), spingendo il governo a intraprendere politiche improntate all’austerity.

La critica dell’euro, unita a posizioni sempre più intransingenti nei confonti dell’immigrazione, è rimasta una costante del partito, non solo per il timore di dover pagare i debiti degli altri. Nel 2017, per esempio, quando era in corso la sfida per eleggere il nuovo leader dei Finlandesi, anche il candidato più “moderato” (poi sconfitto da Halla-aho), Sampo Terho, considerava l’uscita futura dall’euro una prospettiva verosimile per rilanciare la competitività del Paese, avendo la Finlandia già fatto tutto quanto era in suo potere restando nella moneta unica: la svalutazione interna attuata a costo di una sofferta riforma del lavoro.

Percorso graduale per riformare i Trattati
«La permanenza ed esistenza eterna dell’Eurozona non è sacra per noi», ha ribadito oggi Halla-aho, il costo del “whatever it takes” per salvare l’euro è stato «estremamente alto» per la Grecia, la Finlandia e tutti gli altri. Tuttavia - ha aggiunto - anche se «il nostro partito non crede che stare nll’Eurozona sia nel nostro interesse nazionale, riconosciamo che molti finlandesi considerano l’appartenenza a Ue e Unione monetaria una politica strategica di sicurezza». Pertanto, ha concluso, non è «realistico » ipotizzare un’uscita di Helsinki dall’Eurozona nei prossimi quattro anni, tanto più che un meccanismo ordinato di questo tipo ancora non esiste e qualsiasi progresso verso questo obiettivo dovrà essere graduale. Oggi in effetti i Trattati europei non contemplano la possibilità di uscire solo dall’euro e non dalla Ue e un Paese che aspirasse solo a lasciare l’Eurozona dovrebbe prima abbandonare anche l’Unione europea e poi, eventualmente, ripresentare domanda per tornare esclusivamente nella Ue.

Halla-aho ha parlato mentre in Finlandia sono in corso le trattative per formare un nuovo governo. Dalle elezioni è uscito un Parlamento molto frammentato e servirà una coalizione tra partiti con posizioni anche distanti per formare un governo, di cui difficilmente i Finlandesi faranno parte. Oggi tuttavia Antti Rinne, il leader del Partito socialdemocratico arrivato primo (con 40 seggi su 200), ha detto di attendersi un’intesa per formare una maggioranza entro il 27 maggio.

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