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Ghosn incriminato in Giappone per una nuova accusa di abuso di fiducia

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l’ex presidente di Nissan-Renault-Mitsubishi

Ghosn incriminato in Giappone per una nuova accusa di abuso di fiducia

Il pubblico ministero giapponese ha formalizzato una nuova incriminazione, la terza, nei confronti di Carlos Ghosn, per abuso di fiducia aggravata. Lo anticipano i media nipponici, ricordando come l’ex presidente della Nissan-Renault-Mitsubishi Motors sia ormai bloccato in una battaglia legale a partire da metà novembre, confrontandosi con le molteplici accuse di illeciti finanziari.

Secondo i pm Ghosn avrebbe trasferito fondi societari a una succursale in Oman per interessi personali, causando una perdita di 5 milioni di dollari alla Nissan. L'ex tycoon 65enne era stato arrestato nuovamente a inizio aprile dopo un breve periodo di libertà su cauzione, e continua a negare ogni addebito. Il suo avvocato ha criticato duramente il modo in cui si sta svolgendo l'inchiesta e ha detto che presenterà un nuovo ricorso di libertà su cauzione dopo l’ultima incriminazione.

L’accusa è arrivata, infatti, il giorno in cui l’ultimo periodo di detenzione di Ghosn sarebbe scaduto. L’ex top manager ha dichiarato più volte di essere vittima di una manovra ordina in consiglio di amministrazione, accusando gli ex colleghi di averlo “pugnalato alle spalle” e descrivendoli come rivali egoisti intenzionati a far deragliare una sempre più stretta alleanza tra Nissan e il suo principale azionista, la francese Renault.

Il caso ha scosso l’industria automobilistica globale e messo anche in luce il duro sistema giudiziario giapponese, che in diversi casi rifiuta la libertà su cauzione a quegli imputati che negano le accuse a proprio carico. Secondo la legge nipponica, infatti, i pubblici ministeri sono in grado di trattenere i sospettati per un massimo di 22 giorni senza accusa e di interrogarli senza la presenza dei loro avvocati.

In questa circostanza specifica i pubblici ministeri affermano che due pagamenti separati per 5 milioni di dollari sono stati effettuati dal conto di una filiale di Nissan sul conto di un concessionario in Oman. I soldi sarebbero poi successivamente stati trasferiti dal conto del concessionario a un altro conto riconducibile a una società libanese vicina a Ghosn.

Lunedì scorso, Nissan aveva dichiarato di aver presentato una denuncia penale contro l’ex presidente in relazione alla questione, sostenendo che alcuni dei suoi pagamenti all’estero - «non necessari da un punto di vista commerciale» - erano stati ordinati da Ghosn per il suo arricchimento personale. «Tale comportamento scorretto è del tutto inaccettabile, e Nissan chiede sanzioni adeguatamente severe», ha scritto la società giapponese in una nota.

Prima dell’ultimo arresto, Ghosn era stato libero per 30 giorni dopo il pagamento di una cauzione di 9 milioni di dollari. Ora è detenuto in carcere a Tokyo.

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