Mondo

Perché i Popolari europei non vogliono (per ora) un’alleanza…

  • Abbonati
  • Accedi
verso le elezioni

Perché i Popolari europei non vogliono (per ora) un’alleanza con Salvini

L’idillio fra il Partito popolare europeo e la «internazionale nazionalista» di Matteo Salvini sembra naufragato sul nascere. La visita del vicepremier italiano al primo ministro ungherese Viktor Orbán avrebbe dovuto sancire il progetto di un dialogo fra le correnti più a destra del Ppe e le varie forze nazionaliste capeggiate, per ora, dalla «alleanza» convocata dal leader leghista con il suo evento dello scorso aprile a Milano. Ma l’ipotesi di una cooperazione tra i due è già andata a sbattere sul muro di due figure di peso nelle aree più conservatrici del Ppe, il cancelliere austriaco Sebastian Kurz e Marcus Söder, il leader dell’Unione cristiano sociale: il partito bavarese gemello (più a destra) dell’Unione cristiano-democratica di Angela Merkel. I due sono intervenuti a ridosso del vertice fra Salvini e Orbán in una conferenza stampa a Vienna.

Kurz non ha chiuso definitivamente a un’intesa, anche per evitare dissapori con i suoi stessi alleati di governo del Partito delle libertà. Ma la sua linea di principio lascia pochi margini di interpretazione: «Io non credo in una cooperazione con partiti come quello della Le Pen e Alternativa per la Germania - ha detto il cancelliere - Visto che vogliono uscire dalla Ue». Söder è stato anche più chiaro, ricaldando la linea del collega di partito Manfred Weber: il candidato dei Popolari alla carica di presidente della Commissione europea, del tutto ostile a un flirt con l’ultradestra. «Rifiutiamo la cooperazione con i populisti di destra - ha tagliato corto Söder - Abbiamo già abbastanza che fare con Alternativa per la Germania».

Perché l’alleanza Ppe-sovranisti non conviene (neppure a Orbán)
Lo sbarramento del Ppe a Salvini ha sollevato qualche accusa di «incoerenza», soprattutto a Kurz e alla sua doppia linea: alleato a Vienna con il Partito della Libertà austriaco (Freiheitliche Partei Österreichs), la forza di destra nazionalista già guidata da Jörg Haider e vicina agli stessi Salvini e Le Pen; avversario dei sovranisti in Europa, con l’ambizione di guidare il blocco verso una riforma dei trattati che porti a una rivoluzione «centrista» con regole più strette sul debito pubblico e la gestione dei migranti. La sua scelta di evitare un’alleanza con l’ultradestra, però, è in linea con l’orientamento generale del Ppe e nasce da ragioni più pratiche che ideologiche. In vista del voto del 23-26 maggio, il Ppe avrebbe più convenienza a mantenere un’intesa con un blocco pro-europeo insieme a Socialisti e democratici, Alleanza dei liberali e dei democratici e forse i Verdi, che si sono già espressi a favore di un dialogo in cambio di una rottura più netta con i nazionalisti.

I quattro gruppi, secondo le ultime proiezioni dell’Eurocamera, potrebbero cumulare l’equivalente di 462 seggi: una cifra irragiungibile da un’accoppiata fra i Popolari e la neonata alleanza sovranista di Salvini. Come spiega Peter Kreko, analista del think tank ungherese Political Capital Institute,«la matematica non è un’opinione - dice - Salvini e i Popolari insieme arriverebbero a soli 240 seggi. Forse con tutte le forze euroscettiche e di estrema destra, inclusi il Brexit Party e i neonazisti, si arriverebbe a una somma sufficente, ma questo significherebbeb governare con partiti che vogliono distruggere la Ue». C’è chi ha ipotizzato anche una rottura definitiva di Orbán con il Ppe, dopo che le tensioni fra i due hanno portato il premier magiaro a una minaccia di espulsione. Ma lo strappo non giocherebbe a favore di nessuno dei due: «Per Orbán, lasciare il “mainstream” europeo sarebbe un disastro, e lui lo sa - dice Kreko - Quanto al Ppe, ha tutto l’interesse a mantenere il primo ministro ungherese al suo interno. La partecipazione del Regno Unito alle elezioni potrebbe ridurre le possibilità del Ppe di essere il primo gruppo e favorire gli euroscettici.

Con i Populisti? Quasi mai. La voce contraria di Forza Italia
Resta il fatto che lo stesso Weber ha dichiarato che non si potranno ignorare i risultati delle urne. La linea ufficiale è quella di un’intesa filoeuropea con socialisti e liberali, magari con l’aggiunta dei Verdi. Quella ufficiosa non può escludere l’ipotesi di un dialogo, in caso di risultati clamorosi dei cosiddetti sovranisti in occasione del voto del 23-26 maggio. D’altronde, all’interno dello stesso Ppe c’è un’anima che cerca di spingere più a destra il baricentro del partito: Forza Italia. Il partito si era già opposto in passato alle sanzioni contro Viktor Orbán e richiesto, per bocca di Silvio Berlusconi, una sinergia con i «sovranisti illuminati». Adesso la proposta si è fatta più netta: «Il Ppe deve lasciare l’alleanza con la sinistra» ha detto Berlusconi, prefigurando semmai intese «con liberali, conservatori, la destra democratica e magari anche con quella testa matta di Orbán e con Salvini». L’ambizione di Berlusconi, fanno sapere fonti dal Ppe, è ricreare una maggioranza simile a quella che ha portato all’insediamento di Antonio Tajani come presidente dell’Eurocamera: appunto Ppe, Alde, Conservatori e riformisti (la forza che ospita al suo interno anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni) e, appunto, qualche outsider nazionalista. Come «l’amico Viktor» e l’ex amico, almeno per ora, Matteo Salvini.

© Riproduzione riservata