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Dossier | N. 52 articoli Europee 2019

La Ue è inutile? Il 60% dei decreti legislativi italiani “nasce” a Bruxelles

Nel novembre 2018, il decreto legislativo 142ha fissato nuove norme contro le pratiche di elusione fiscale che «incidono direttamente sul funzionamento del mercato interno». Un anno prima,la legge 167 del 2017ha stabilito che l’Agcom potesse «porre fine immediatamente alle violazioni del diritto d'autore e dei diritti connessi», almeno quando la violazione risulta «manifesta». Sempre parlando di copyright, ma spostandosi al futuro, il governo approverà entro due anni un testo di legge che incentivi i colossi del Web come Google o YouTube a stipulare contratti con editori e case discografiche. I tre atti legislativi hanno un comune denominatore, ma n0n c’entrano né il fisco né la proprietà intellettuale. Quale, allora? Si tratta di provvedimenti in arrivo da Bruxelles.

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Secondo una rilevazione svolta dal Dipartimento Affari Comunitari per il Sole 24 Ore e riferita al quinquennio 2014-2019, coincidente con l’ultima legislatura dell’Eurocamera, 177 dei 299 decreti legislativi pubblicati (il 59,2%) attuano direttive o decisioni del consiglio Giustizia e affari interni (un organismo che riunisce i ministri della giustizia e degli affari interni e si occupa di politiche comuni e di cooperazione su vari aspetti transfrontalieri ), oltre a recare «discipline sanzionatorie per la violazione di disposizioni di regolamenti europei».

Come le direttive di Bruxelles “atterrano” nella nostra legislazione
Il ruolo principale è giocato proprio dalle direttive: atti giuridici della Ue che vincolano gli stati membri al raggiungimento di un determinato obiettivo, lasciando libertà ai vari governi nazionali su quali misure adottare per adempire ai propri obblighi. Un impianto diverso da quello dei regolamenti europei, obbligatori in tutti i loro elementi ed efficaci senza la “mediazione” di una legge nazionale. I termini di scadenza per attuare il testo sono fissati poi dai singoli atti: ad esempio la già citata direttiva sul copyright dovrà essere recepita nel nostro ordinamento entro due anni, pena sanzione (e non sarebbe la prima volta per l’Italia). Il passaggio fra il testo pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Unione europea e l’ordinamento italiano è disciplinato dalla legge 234 del 2012, che obbliga il governo a presentare alle Camere due provvedimenti ogni anno: una legge di Delegazione europea e una Legge europea.

Con la legge di Delegazione europea il Parlamento delega il Governo a emanare i decreti legislativi che recepiscano le direttive approvate l'anno prima a Bruxelles o che prevedono norme di correzione della legge italiana in rapporto alle linee di regolamenti comunitari (che, come abbiamo visto, entrano in vigore in automatico: è il caso del Gdpr,il regolamento generale sulla protezione dei dati diventato applicativo lo scorso 25 maggio). Dopo che il Governo ha adottato gli schemi di decreto legislativi, li inoltra alle Camere perché le commissioni competenti esprimano un parere.

Dopo il giudizio, obbligatorio ma non vincolante, scatta l'adozione da parte del Consiglio dei Ministri e l'emanazione del decreto parte del Presidente della Repubblica. La legge europea impone invece di modificare l'ordinamento legislativo nazionale per evitare o chiudere procedure di infrazione già avviate per incompatibilità con il diritto dell'Unione europea. Al momento sono in attesa al Senato sia Legge di delegazione europea sia la nuova Legge europea.

I falsi miti sulle «leggi imposte dall’Europa»
Va ricordato ovviamente che i decreti legislativi sono solo una porzione dell’attività legislativa del nostro paese. L’impatto della Ue sull’ordinamento italiano può ampliarsi o ridimensionarsi a seconda del parametro utilizzato, anche nel caso dell’Italia. Se si guarda al totale di leggi “pure” in attuazione di direttive europee, il totale cala ad appena 10 provvedimenti sui 319 negli ultimi cinque anni (il 2,5%): ovvero le cinque legge di Delegazione europea e le cinque Leggi europee approvate ogni anno dal 2014 al 2019, a propria volte contenenti le direttive che avrebbero generato i 177 decreti legislativi sui 299 indicati sopra. Quindi, a seconda che si parli di leggi o decreti legislativi, è corretto dire che le leggi Ue impattano su meno del 3% o su oltre la metà della nostra produzione normativa.

D’altro canto la stima sull’impatto delle leggi in arrivo da Bruxelles ha finito per alimentare voci sia a favore che contro l’Europa. Un’analisi della rappresentanza in Francia della Commissione europea ha cercato di smontare il «falso mito» del fatto chel’80% delle leggi nazionali fosse imposto direttamente da Bruxelles: la percentuale riscontrata dalla Commissione di leggi effettivamente originate a Bruxelles è del 20%, tra l’altro spinta all’insù da ambiti come la pesca e l’agricoltura, dove la Ue ha attuato «da decenni» politiche comuni. L’argomento è sempre stato sensibile, per ovvie ragioni, anche nel Regno Unito. Un fact-checking pubblicato l’8 giugno 2016, due settimane prima del referendum per la Brexit, ha evidenziato che media diversi stimavano che la Ue avesse «influenzato» dal 10% al 70% delle leggi britanniche. La conclusione dell’analisi è che «molte stime» potevano essere ritenute valide, ma sempre in rapporto al criterio adottato e a una conoscenza più o meno profonda del diritto europeo.

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