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Servizio |roma-bruxelles

Dal fisco alla pornografia, crescono le procedure di infrazione Ue contro l’Italia

Erano state dimezzate sotto agli ultimi due governi. Sono tornate a salire dall’insediamento dell'esecutivo di Giuseppe Conte. Le procedure di infrazione, il meccanismo europeo che scatta quando uno stato membro viola le disposizioni Ue, sono passate nell'arco di un anno di governo Lega-Cinque stelle da 59 a 71, dopo essere stata “sforbiciate” del 50% tra il 2014 e il 2018 (da 119 a 59, come abbiamo visto). Il dato è stato ribadito in risposta a un'interrogazione parlamentare del Partito democratico, che aveva già accusato il governo di aver «sprecato» il lavoro svolto dagli esecutivi di Renzi e Gentiloni.

D’altronde la contabilità delle procedure pendenti sull'Italia è pubblica e viene monitorata sul portale del Dipartimento per le politiche europee: secondo l'ultimo aggiornamento, risalente all'11 aprile 2019, l'Italia si trova appunto con 71 procedure a carico, spartite fra 64 casi di violazione del diritto dell'Unione e 7 casi di mancato recepimento di direttive. Le controversie contestate al nostro paese vanno dall’aliquota ridotta Iva sul carburante in Lombardia al mancato rispetto di una direttiva del 2011 contro lo sfruttamento sessuali dei minori e la pornografia minorile.

Come funzionano le procedure...
Sta di fatto che il totale di casi sulle spalle del nostro paese è di nuovo in crescita. Semplificando molto, le procedure di infrazione vengono avviate quando uno stato membro infrange le norme Ue, ad esempio tardando a recepire una direttiva comunitaria. Il processo si divide in due fasi: contenzioso e pre-contenzioso. Nella fase di pre-contenzioso, dopo aver riscontrato l'irregolarità, la Commissione invia al paese una «lettera in mora» che consente allo Stato di avanzare le sue osservazioni entro un periodo di due mesi. Se le osservazioni non sono ritenute soddisfacenti la Commmissione formula un «parere motivato», confermando l'inadempimento e obbligando lo Stato a intervenire entro a un certo lasso di tempo.

Se neppure in questo caso il paese si adegua, la Commissione presenta un ricorso per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee. Si arriva così alla fase di contenzioso, dove la Corte di giustizia delle Comunità europee accerta se uno stato membro ha violato i suoi obblighi, imponendogli nel caso di prendere provvedimenti. In caso di mancata risposta dello stato “imputato”, la Commissione avvia una procedura disciplinata dall'articolo 260 del Trattato. Il suo esito finale possono essere sanzioni che possono consistere in una somma forfetaria o in una penalità di mora, «adeguate alla gravità e alla persistenza dell'inadempimento». L'importo è pari a 8.916.000 euro per la somma forfetaria e varia da 10.753,5 a 645.210 euro al giorno per la penalità di mora. Il Collegio dei Commissari europei può archiviare la procedura se lo Stato si conferma ai suoi rilievi.

...e quelle che pendono sull'Italia
Sulle 71 procedure sulle spalle dell'Italia e dei suoi governi, attuale e precedenti, 16 riguardano questioni ambientali, 11 fiscalità e dogane, 6 trasporti, 5 concorrenza e aiuti di Stato e 4 appalti, più una serie di casi specifici che vanno da 2 procedure sugli affari esteri a una su un caso di tutela dei consumatori. Solo fra le ultime contestazioni arrivate all'Italia si contano un incompleto recepimento della direttiva UE 2015/849 su «prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo», un testo approvato quattro anni per contrastare gli utilizzi illeciti del sistema finanziario Ue; il mancato recepimento della direttiva 2017/2455 «su taluni obblighi in materia di imposta sul valore aggiunto» per «le prestazioni di servizi e le vendite a distanza di beni»; una violazione del diritto Ue sulla concessione di «regimi preferenziali Imu, Tasi e Tari per i cittadini italiani pensionati iscritti alla Anagrafe italiani residenti all'estero», un'ulteriore violazione del diritto Ue su «aliquota ridotta di Iva sul carburante nella Regione Lombardia» e una mancata ottemperanza «della direttiva UE 2011/93 relativa alla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile».

Il governo, nella sua risposta all'interrogazione, sottolinea però che «dieci importanti procedure d'infrazione sono in via di chiusura». Una prospettiva che spinge l'esecutivo a «considerare ridotto a 61 il numero delle procedure pendenti».

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