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Trump firma il decreto per vietare alle società Usa di usare Huawei

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in vigore dopo 6 mesi

Trump firma il decreto per vietare alle società Usa di usare Huawei

Donald Trump firma un ordine esecutivo per vietare alle società americane di utilizzare apparati di telecomunicazione prodotti da aziende straniere che pongono minacce alla sicurezza nazionale. Un provvedimento pensato in chiave anti-cinese. Contro Huawei e Zte.

Il presidente americano è pronto anche a rimandare di sei mesi la decisione sui dazi del 25% contro auto e componentistica di Europa e Giappone, decisione che avrebbe dovuto prendere entro il 18 maggio, come segnale di apertura per i prossimi negoziati commerciali con Bruxelles e Tokyo. La notizia è stata accolta con favore dai mercati finanziari. Hanno influito sulle contrattazioni le parole del segretario del Tesoro Steven Mnuchin, che volerà presto a Pechino per continuare le trattative con la Cina.

L'ordine esecutivo anti-Huawei, una volta firmato, entrerà in vigore non prima di sei mesi. Ma non avrebbe niente a che vedere con l'escalation della trade war, si affrettano a precisare alla Casa Bianca. Si tratta di una risoluzione che l'amministrazione sta studiando da gennaio. L'ordine esecutivo dovrebbe richiamare l'International Emergency Powers Act, normativa che concede al presidente la facoltà di intervenire sul commercio in risposta a una emergenza nazionale.

Il provvedimento per questo motivo sarà applicato dal Dipartimento al Commercio, di concerto con le altre agenzie federali. Una di queste agenzie, la Federal Communications Commission la scorsa settimana ha negato l'autorizzazione a China Mobile a operare negli Usa, come aveva già fatto in precedenza per China Unicom e China Telecom corporation.
Sempre la Fcc nell'aprile 2018 ha promosso un provvedimento con il quale si escludono dai fondi federali le aziende di tlc americane locali che utilizzano apparati tecnologici di aziende straniere per i loro network di comunicazione.

Le grandi società tecnologiche americane hanno già limitato le forniture con Huawei. Mentre i piccoli carrier nelle zone rurali continuano ad utilizzare le attrezzature Huawei e Zte per le loro reti wireless perché sono più economiche: il 25% delle reti di tlc nelle aree rurali americane utilizza apparecchiature di Huawei o Zte, secondo gli ultimi dati di dicembre della Rural wireless association, che rappresenta gli operatori tlc con meno di 100mila abbonati.

Gli Stati Uniti sospettano che il governo cinese utilizzi gli apparati di tlc di Huawei e di Zte per spiare i governi e le società occidentali. Sia Huawei che Zte sono accusate, tra l'altro, di aver violato le sanzioni americane con l'Iran. Le autorità canadesi per questo motivo il primo dicembre hanno arrestato Meng Wanzhou, il cfo di Huawei, seguendo una richiesta americana. Wanzhou è tuttora agli arresti domiciliari a Vancouver, in attesa di una decisione sull'estradizione.

Ren Zhengfei, il fondatore del colosso cinese e padre della manager, ha sempre negato le accuse di spionaggio mosse dagli americani.
In questi mesi gli Stati Uniti hanno cercato di convincere i governi alleati nella loro crociata anti-Huawei senza grande successo. Australia, Nuova Zelanda, Canada e Giappone hanno bandito la società cinese dalle gare per il 5G. Ma in Europa l'appello americano finora è rimasto inascoltato.

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Proprio oggi la Gran Bretagna, storico primo alleato americano, al termine di un lungo audit governativo e delle agenzie di intelligence, ha firmato un accordo di cooperazione anti-spionaggio con Huawei(“no-spy agreement”) con il quale la società cinese «si impegna formalmente a fornire infrastrutture di tlc senza ‘backdoors' segrete o altri dispositivi di spionaggio nascosti», come ha fatto sapere il chairman di Huawei, Liang Hua.

Finora Huawei ha firmato più di 40 contratti per le reti 5G: 25 in Europa, 10 in Medio Oriente e sei in Asia. Per questo, secondo il dirigente di Huawei, le restrizioni di accesso al mercato degli americani avranno un impatto limitato sul colosso delle tlc cinesi.
Tuttavia Pechino accusa gli Stati Uniti di «screditare deliberatamente» le società cinesi. Il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang ha esortato gli americani «a smettere di menzionare le preoccupazioni sulla sicurezza come scusa per screditare deliberatamente le società cinesi e a fornire un ambiente giusto ed equo e non discriminatorio affinché le società cinesi possano operare negli Stati Uniti».

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