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L’Ue litiga sulla tassazione di vini e liquori. E la Romania offre…

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L’Ue litiga sulla tassazione di vini e liquori. E la Romania offre acquavite a tutti

  • –dal nostro corrispondente
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BRUXELLES – Chi avrebbe mai detto che le distillerie di alcool sarebbero potute diventare l’ennesimo oggetto del contendere in Europa? Ebbene così è. Questa mattina, riuniti qui a Bruxelles, i ministri delle Finanze dell'Unione hanno litigato sul trattamento fiscale da imporre alle bevande alcooliche.

Particolarmente interessata alla questione, la Romania è arrivata al punto di distribuire ai partner un goccio di acquavite locale. Cosa non si fa nelle trattative diplomatiche pur di ottenere partita vinta!

Nonostante tutto, la questione è seria. La Commissione europea ha proposto di recente un progetto di riforma della tassazione europea nel campo di vini e altri liquori, con l’obiettivo di aggiornare uno schema che risale al 1992. Da tempo, la proposta legislativa è in discussione al Consiglio dove molti Paesi hanno chiesto esenzioni nazionali, snaturando il progetto comunitario. D'altro canto, una battuta nel Nord Europa dice: «L'alcool è il nostro peggiore nemico. Sarebbe vile non affrontarlo».

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La Romania ha chiesto di poter esentare da qualsiasi tassazione alla vendita i distillati di frutta prodotti in casa. Nel Paese, i produttori famigliari sono numerosissimi. In discussione oggi è stata una eccezione solo rumena, proposta dal governo rumeno, che avrebbe esentato da imposte i primi 100 litri di alcool puro, ossia prima di mescolarlo con la frutta. Il limite è stato ritenuto troppo elevato da molti Paesi, che si sono trovati d'accordo per una esenzione generale più bassa, di 50 litri.

Bucarest ha bloccato il benestare all’intero pacchetto, malgrado ci fosse accordo sulle altre due direttive della riforma (che riguardano la cooperazione amministrativa e le regole generali). «È mancata flessibilità», da parte dei partner europei, ha denunciato il ministro delle Finanze Eugen Teodorovici in una conferenza stampa. Nei fatti, la Romania ha messo il veto, nonostante abbia la presidenza e quindi secondo le regole della buona creanza europea dovrebbe avere un atteggiamento neutrale.

In marzo, lo stesso ministro delle Finanze durante una precedente riunione ministeriale aveva offerto un bicchiere di acquavite agli altri ministri: «Nelle aree rurali – aveva detto allora agli altri ministri, diventati improvvisamente commensali – non vi è famiglia che non vada fiera della sua produzione di alcool da frutta, prodotto con la raccolta locale, facendone tesoro nel focolare famigliare». La partita è stata rinviata a una prossima riunione ministeriale.

Più in generale, il nuovo ordinamento - che come tutte le questioni fiscali deve essere approvato all’unanimità dai Paesi membri, mentre non richiede un voto favorevole del Parlamento europeo - dovrebbe servire ad armonizzare uno schema nato quasi 30 anni fa. «C'è da chiedersi se sia possibile trovare un accordo con tutte le esenzioni chieste a livello nazionale – notava oggi un diplomatico -. La stessa ragion d'essere della riforma è messa a rischio».

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