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L'Analisi |il confronto

Ue, Usa, Giappone: l’economia che va meglio negli ultimi 20 anni

È nata per cementare la pace. Si è allargata, dopo la fine dell’Unione sovietica, per sottrarre alla Russia, che è rimasta una grande potenza politica e militare, una possibile area di influenza se non di egemonia. È oggi il meno accentrato degli imperi, in grado di competere anche con Stati Uniti e Cina, ma è anche considerato in crisi sul piano politico, a causa però dei suoi problemi economici: non riuscirebbe a garantire sufficiente benessere a tutti. È proprio così? Oppure le difficoltà italiane, decisamente anomale rispetto a quelle degli altri Paesi, portano a mal valutare lo stato di salute dell’Unione?

Una «via di mezzo» con doppia recessione

IL PRODOTTO INTERNO LORDO
Base 1995 = 100. (Fonte: Eurostat)

Il lungo periodo - che non è quello in cui siamo tutti morti, ma quello in cui cresciamo figli e nipoti (come lo stesso Keynes spiegò bene) - mostra che l’Unione europea ed Eurolandia sono state, senza sorprese, meno brillanti degli Stati Uniti, dove l’innovazione tecnologica è stimolata da un ambiente favorevole, la creazione e la vita delle aziende sono relativamente facili e la mobilità dei lavoratori è ampia. È una conferma anche la lentezza giapponese, malgrado la forza dello stimolo fiscale. La “via di mezzo” di Eurolandia si caratterizza però dalla seconda recessione scatenata dalla crisi fiscale esplosa in Grecia nel 2010 e affrontata dai singoli Paesi isolatamente o, al massimo, con interventi intergovernativi (mettendo in forte difficoltà la Bce che è poi stata l’unica istituzione in grado di affrontare la situazione).

Produttività in accelerazione nel dopo crisi

PRODUTTIVITÀ PER ORA DI LAVORO
Base 1995 = 100. (Fonte: Ocse)

L’andamento della produttività - Pil per ora lavorata - apparentemente non rivela grandi differenze rispetto a quello sulla crescita dell’attività economica, ma è un’illusione ottica (e per questo l’indicatore dovrebbe ricevere maggiore attenzione). La flessione del 2010 appare infatti solo in Eurolandia, mentre la curva relativa all’Unione europea nel suo complesso mostra un andamento più lineare. È probabilmente vero, quindi, che l’Unione monetaria (Uem) è “incompleta” (e, si potrebbe argomentare, è davvero l’Unione bancaria il tassello mancante) al punto da mostrarsi meno resiliente. Il grafico nasconde però un altro fenomeno: dopo la grande recessione - che ha segnato una rottura strutturale della crescita - la produttività dell’Unione europea e, in misura leggermente minore, di Eurolandia e Giappone, è cresciuta molto più rapidamente di quella degli Usa: +1,4% medio annuo per la Ue, +1,3% per Uem e Giappone, +0,8% per gli Stati Uniti nel periodo 2010-2017.

Occupazione in forte aumento

POSTI DI LAVORO
Base 2000 = 100. (Fonte: Ocse)

Unione europea ed Eurolandia hanno fatto decisamente meglio degli altri, invece, sul fronte dell’occupazione, quello che più direttamente riguarda persone e famiglie. Eurolandia in particolare - a segnalare la bontà del progetto dell’Unione monetaria - ha visto tra il 2000 e il 2008 il numero dei posti di lavoro aumentare a un ritmo quasi costante dell’1,9% annuo, contro un tormentato 1,2% della Ue, un +0,7% degli Usa e un -0,07% del Giappone. Con la Grande recessione e la crisi fiscale le cose sono cambiate: Eurolandia ha rallentato, gli Usa e il Giappone hanno accelerato. Negli ultimi quattro anni, Eurolandia ha visto comunque i posti del lavoro crescere a un ritmo dell’1,4% annuo.

La stabilità delle retribuzioni

RETRIBUZIONE PER ORA LAVORATA
Base 1995 = 100. (Fonte: Ocse)

L’andamento delle retribuzioni orarie (nominali) mostra di nuovo Unione europea ed Eurolandia sulla “via di mezzo” tra Stati Uniti e Giappone. L’Europa - ma anche gli Stati Uniti - mostrano una crescita senza “rotture strutturali” con una media annua del 2,6% per l’intera Ue e del 2,3% per la Uem (+3,3% negli Usa). Non sono mancate dolorose oscillazioni - in sincronia con le difficoltà cicliche dell’attività economica - ma se il trend delle retribuzioni orarie ha rallentato nel tempo è stato soprattutto per l’andamento dell’inflazione. Colpisce il confronto con il  Giappone, per il quale, invece, si può parlare di stagnazione, forse non secolare ma sicuramente pluridecennale.

Rigore fiscale ma...

GOVERNI IN DEFICIT
Dati in percentuale del pil. (Fonte: Fmi)

Eurolandia e, in misura minore, Unione europea sono caratterizzate dal loro crescente rigore fiscale, che nel tempo ha visto un passaggio dal limite del 3% per il rapporto deficit/pil a un fiscal compact - vincolante non solo per la zona euro - che impone il pareggio del bilancio. I dati confermano questa immagine, almeno rispetto alle altre grandi aree economiche, ma mostrano anche come una maggior flessibilità sul deficit non sia in grado di spiegare contemporaneamente la vivacità del sistema americano e la decennale crisi giapponese che negli ultimi anni ha anche goduto di una politica monetaria molto espansiva, e sembra piuttosto coerente con le analisi che indicano come lo stimolo fiscale sia davvero efficace soltanto durante le recessioni.

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