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elezioni UE

Exit poll: boom dei Verdi in Germania, cala Cdu, non sfonda la destra

Il candidato del Partito Democratico tedesco (CdU) Carsten Meyer-Heder (Epa)
Il candidato del Partito Democratico tedesco (CdU) Carsten Meyer-Heder (Epa)

In Germania l’Unione Cdu-Csu di Angela Merkel si conferma il primo partito negli exit poll con il 27,5%, ma perde il 7,8 per cento. L’Spd otterrebbe il 15,6%, perdendo l’11,9 per cento. Successo dei Verdi: arrivano al 20,5%, con un +9.8%, ben oltre le attese, e diventano il secondo partito. L’AfD è al 10,5% (+3,4%). L’affluenza alle urne, secondo le ultime proiezioni diffuse dalla Zdf, sarebbe del 60%, la quota più alta dalla riunificazione del Paese.

Nella città Stato di Brema, la Cdu avrebbe scalzato dal primo posto l’Spd: è il dato che emerge dagli exit poll di Ard e Zdf. Per la prima volta i democristiani sarebbero dunque la prima forza in una città da sempre feudo dei socialdemocratici. In particolare, l’Spd avrebbe ricevuto il 24,5%, la Cdu tra il 25,5 ed il 26,5%. I verdi avrebbero tra il 18 e il 18,5%, la Linke il 12%, l'Fdp il 6%, l'AfD tra il 5 e il 7%. Il voto a Brema è considerato fondamentale per l’equilibrio della coalizione di governo che sostiene Angela Merkel. I Verdi tedeschi avrebbero sottratto un milione di voti ciascuno ai democristiani della Cdu ed alla Spd alle europee in Germania: si evince da una analisi dei flussi elettorali presentata dalla Ard sulla base degli exit
poll. A pesare di più sul successo dei Verdi sono stati i giovani elettori, di età
compresa tra i 18 ed i 24 anni: il 27% di loro ha votato per gli ambientalisti.

I Verdi tedeschi avranno 22 seggi al Parlamento europeo: si evince da un'elaborazione della Welt sulla base degli exit poll, secondo cui all'Europarlamento entreranno anche eurodeputati tedeschi del Partito dei Pirati, del partito Volt e del partito animalista. In particolare, la Cdu avrà 28 deputati, 22 i Verdi, 15 la Spd - una debacle-, 10 l’Afd, 6 la Fdp, 5 la Linke, 5 il Partei, 2 il Fw, 2 il Partito animalista, 1 la Oedp, uno il partito della Famiglia, uno Volt e uno il partito dei Pirati.

In Francia si allarga il divario tra il Rassemblement National di Marine Le Pen e la lista Renaissance di Emmanuel Macron alle Europee. Secondo i dati relativi all’83% dei seggi scrutinati, diffusi a tarda notte dal ministero francese dell’Interno, il partito lepenista ottiene il 24,7%, davanti al partito della maggioranza presidenziale al 21,62%. Si conferma l’exploit di Europe Ecologie Les Verts, al terzo posto, con il 12,87% delle preferenze. I Républicains sono all’8,37% mentre la France Insoumise al 6,28%. Al 6,03 la lista Place Publique-partito socialista guidata da Raphael Glucksmann.

PER SAPERNE DI PIÙ / Dossier elezioni europee 2019

In Spagna i socialisti del premier Pedro Sanchez si apprestano a vincere con un distacco di oltre dieci punti, secondo l’ultimo sondaggio di oggi. Il Psoe, in attesa dei primi exit poll, è dato al 28,9% e 18 seggi, 11 in più rispetto ai popolari, che crollano, come alle politiche di aprile, ottenendo circa il 17,3% dei voti. In
Spagna si vota anche per il rinnovo di 12 parlamenti regionali e di migliaia di comuni.

Nel Regno Unito, che in teoria dall’Ue avrebbe dovuto essere già fuori a tre anni dal referendum del 2016 - arriva la grande ondata sovranista di queste elezioni Europee 2019. Il nuovo Brexit Party di Nigel Farage ha fatto il botto stando alle prime proiezioni della Bbc con un 32% di voti. Mentre si avviano a un crollo catastrofico, con un record negativo di appena l’8%, i conservatori dell’ormai dimissionaria Theresa May, in piena crisi di leadership. E arretra pesantemente, attorno al 15%, il Labour di Jeremy Corbyn, in mezzo al guado su dossier Brexit, che si ritrova sorpassato al secondo posto dagli europeisti Libdem (20% circa). Sul fronte dei pro Remain irriducibili - aggrappati alla richiesta di una rivincita referendaria - crescono pure i Verdi, meglio dei conservatori all’11%. Mentre delude Change Uk, neonata forza centrista formata da un’improvvisata fusione di transfughi di Tory e Labour e si consolidano semmai nei rispettivi territori gli indipendentisti scozzesi dell’Snp e gallesi di Plaid Cymru: ostili al divorzio da Bruxelles, favorevoli a quello da Londra.

In Olanda al Parlamento europeo i laburisti del PvdA di Frans Timmermans ottengono il 18,10%, seguiti dai liberal-conservatori (VVD) del premier Mark Rutte al 15%, mentre i Cristiano democratici (CDA) sono al 12,3%. Sono le prime stime ufficiali del Parlamento europeo basate sugli exit poll. Il partito populista di destra Forum voor Democratie (FvD) dell’esordiente Thierry Baudet è all’11%, mentre è scivolone per il Pvv di Geert Wilders, alleato della Lega di Matteo Salvini, al 4,10.

In Ungheria affluenza record (42,3%) e vittoria travolgente di Fidesz, il partito del premier Viktor Orban, alle europee in Ungheria, dopo una campagna tutta giocata in chiave anti-immigrazione. Secondo i dati quasi definitivi dell’ufficio elettorale nazionale, Fidesz ha ottenuto il 52,3% dei voti. Secondo partito sono i democratici (Dk) con il 16,3%, poi Momentum (liberali) al 9,7%, i socialisti (Mszp) al 6,6% e Jobbik (nazionalisti) al 6,5%. Sotto lo sbarramento di 5% tutti gli altri partiti, prima di tutto i Verdi (Lmp), gli estremisti di destra e le altre formazioni minori. I 21 eurodeputati che spettano all'Ungheria sarebbero così ripartiti: 13 a Fidesz, democratici 4, Momentum 2, socialisti 1, Jobbik 1.

In Polonia il partito ultraconservatore Diritto e Giustizia (PiS/Ecr) di Jaroslaw Kaczynski è in testa col 42,40%. Lo segue a stretto giro la Coalizione europea, la lista unica formata dai principali partiti di opposizione, tra cui la Piattaforma civica di Donald Tusk. Lo dicono le stime sulla base degli exit poll, pubblicate dal Parlamento europeo. Kukiz'15, gli alleati del M5S, col 4,10% non riescono invece a superare la soglia di sbarramento, fissata al 5% in Polonia.

In Grecia Tsipras è secondo. Il principale partito di opposizione Nea Dimokatia (ND) di Kyriakos Mitsotakis, che fa capo alla famiglia del Partito popolare europeo, continua ad essere in testa alle Europee in Grecia, col 34%, secondo le nuove stime sulla base degli exit poll diffusi dal Parlamento europeo. Il partito di sinistra Syriza, del premier Alexis Tsipras, resta al secondo posto col 27%. Arretra la formazione di estrema destra Alba Dorata, che si attesta al 6%. Nel 2014 Syriza aveva ottenuto 6 seggi (26,57%), Nuova Democrazia 5 (22,72%), Alba Dorata 3 (9,39%). Tsipras ha chiesto al presidente della Repubblica elezioni anticipate dopo essere stato battuto dal conservatore Nea Dimokatia (ND) di Kyriakos Mitsotakis al voto per le Europee.

A Malta si conferma la netta vittoria del partito laburista del premier Joseph Muscat, al 55%, secondo le stime delle 18 sulle Europee. I centristi del partito nazionalista seguono al 37%. Nell’arcipelago si è votato sabato 25.

A Cipro si accorciano le distanze tra il partito conservatore Disy (Ppe) al 29,09% e la formazione di sinistra Akel (Gue) al 27,4%. Col 94% dei voti contati, la differenza si riduce a 2 punti percentuali, secondo le stime pubblicate da Europe elects. I risultati preliminari dimostrano inoltre che Edek (S&D), al 10,6%, sta recuperando sulla formazione di estrema destra Elam 8%, e mantiene il suo seggio, col blocco dei socialisti che resta a due seggi, grazie alla
performance dell'altro partito S&D, Diko, al 14 per cento.

In Austria - dove l’affluenza è in forte crescita, al 55% (45% nel 2014) secondo i dati diffusi dal Parlamento europeo - secondo le stime della tv pubblica Orf, alle elezioni europee vincerebbe il Partito popolare del cancelliere Sebastian Kurz. Perdono, ma non crollano dopo lo scandalo di Heinz Christan Strache, i nazionalisti. In calo anche i socialdemocratici. La Oevp di Kurz sarebbe al 34% (+7,5%), l’Spoe ferma al 23,5% (-0,6%) e la Fpoe scenderebbe al 17,5% (-2,2%).
Secondo le stime della Orf, che si basano su sondaggi e non su exit poll, i popolari passano da 5 a 7 seggi, i socialdemocratici ne tengono 5, mentre i nazionalisti dell’Fpoe perdono un seggio e scendono a 3. Anche i Verdi
perdono un rappresentante (ora 2), mentre i liberali Neos restano fermi a un europarlamentare.

In Danimarca, i Socialdemocratici, guidati dalla leader Mette Frederiksen, sono in testa alle Europee con il 22,9%, un risultato migliore di oltre 3 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2014 (19,1%). Al secondo posto, i liberali di Venstre, con il 20,5%, in aumento dal 16,7 di cinque anni fa. È il quadro che emerge dagli exit poll diffusi dal Parlamento europeo. Crollano invece gli euroscettici del Partito del popolo danese, dato al 13,2% rispetto al 26,6% del 2014. Il Partito socialista danese, di stampo ambientalista, otterrebbe invece il 12,3% dei consensi (+1,3%). L’ala più di sinistra del Paese è data al 9,4% con la Sinistra radicale (+2,9%) e il partito dei Rossi-Verdi al 6,2%. Il Movimento Popolare contro l’Ue otterrebbe il 4,10%, dimezzando il risultato ottenuto cinque anni fa (8,10%).

In Romania i primi exit poll sulle Europee di oggi danno testa a testa il partito socialdemocratico al governo (Psd) e il principale partito di opposizione, il Pnl (Partito nazionale liberale): entrambi si attestano, secondo i primi dati, al 25,8%. Ottimo risultato che va anche oltre le aspettative per la neoformazione (anche'essa di opposizione) dell'Usr (Unione Salvati Romania, una sorta di Movimento 5 stelle romeno), che secondo i primi exit poll della Curs-Avangarde, sfiorano il 24% delle preferenze. Molto più indietro le altre formazioni e crollo dell’Alde che, almeno per il momento, non ha toccato neppure il 5% delle preferenze.

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