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Ue, Salvini all’arrembaggio. Ma Bruxelles non si fida dei suoi…

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Servizio |LE NOMINE IN COMMISSIONE

Ue, Salvini all’arrembaggio. Ma Bruxelles non si fida dei suoi candidati

L’Europa «del buonsenso» può attendere. Nelle settimane successive al voto per il rinnovo del parlamento Ue, segnato in Italia dalboom della Lega e dal crollo dei Cinque stelle, il governo gialloverde deve ancora trovare la sua collocazione nei nuovi assetti continentali. Uno stallo che pesa soprattutto per il Carroccio, uscito dalle urne con un margine di consensi (oltre il 34%) che ha spinto Salvini a promettere una maggiore influenza nelle istituzioni. Al momento, però, l’esecutivo italiano sembra più ai margini che al centro della scena. Oltre all’isolamento in Consiglioe al nodo delle alleanze, Salvini rischia la collisione con i partner europei anche nella scelta del Commissario che spetta all’Italia.

Il vicepremier ha messo in chiaro che il suo partito chiederà un «commissario di economia e non certo di filosofia: commercio, agricoltura o concorrenza». Fra gli altri portafogli nel mirino si è parlato di Industria e soprattutto Affari economici, il settore presidiato oggi dall’ex ministro francese Pierre Moscovici. La Lega, assicura Salvini, «avrà una chance in più di avere una voce in più». A Bruxelles c’è chi la pensa diversamente, a maggior ragione con una procedura di infrazione che pende sulle scelte politiche di Roma.

Gli annunci di Salvini, le chance effettive
La Commissione europea è l’istituto che si avvicina di più al modello, sia pure embrionale, di un governo Ue. L’organo è composto da 28 membri, ciascuno in rappresentanza di uno stato Ue (anche se tecnicamente si tratta sempre di nomine «snazionalizzate») e intitolati a portafogli specifici come Affari economici, Concorrenza o Mercato unico digitale. Ogni paese può avanzare la sua proposta, sempre tenendo conto che il commissario andrà - in teoria - a ricoprire un ruolo europeo e non a difesa di interessi domestici. In quest’ottica il leader del Carroccio ambisce a cariche cruciali per la Commissione, assegnati nel 2019-2024 a figure distanti dalle linee politiche ed economiche del governo Lega-Cinque stelle. Il contrasto più evidente si gioca sugli Affari economici, dove un commissario in quota Lega dovrebbe succedere a Pierre Moscovici: l’ex ministro dei socialisti francesi diventato, nell’immaginario dell’esecutivo, uno dei simboli della «Europa dei burocrati» e tra gli avversari più ostici delle riforme economiche propugnate dalla maggioranza. Discontinuità a parte, il freno all’Italia è rappresentato dalla procedura di infrazione avviata per debito eccessivo. Non il biglietto da visita più invidiabile per gestire le linee guida dell’economia continentale e interloquire con la Banca centrale europea.

Anche sugli altri portafogli si assisterebbe, comunque, a un cambio di rotta brusco rispetto ai vertici attuali. La Concorrenza è presidiata da Margrethe Vestager, la politica danese entrata in corsa per la carica di presidente della Commissione europea, nota soprattutto per le maxi-multe ai colossi tech e lo stop a fusioni di rilievo come quelle tentata da Siemens e Alstom nel settore ferroviario; il Commercio è in carico a Cecilia Malmström, protagonista delle trattative con gli Stati Uniti di Donald Trump nel vivo della guerra commerciale scatenata dalla Casa Bianca contro la Ue (e il resto del mondo, Cina in primis). Sia Vestager che Malmström sono scandinave, provenendo la prima dalla Danimarca e la seconda dalla Svezia, ma soprattutto liberali: la famiglia politica che ha appena accolto al suo interno En Marche!, il partito di un’altra nemesi del governo italiano come Emmanuel Macron. Diventa già più probabile accaparrarsi un portafoglio nel settore dell’Industria o dell’Agricoltura, dove la linea politica espressa dal governo emergerebbe in maniera meno netta.

Zanni: solo dichiarazioni politiche, in Consiglio la scelta sarà diversa
Marco Zanni, eurodeputato della Lega, ridimensiona lo scenario di un’Italia affamata di cariche ma tenuta ai margini dai partner europei. «Salvini si è limitato a chiedere un portafoglio di peso, perché l’Italia è un grande paese e la Lega è comunque uno dei partiti con più seggi - spiega Zanni al Sole 24 Ore - Ad esempio potrebbe essere la concorrenza, che di per sé è un settore molto trasversale». Zanni è al corrente delle ostilità espresse a livello pubblico su un ruolo rilevante dell’Italia dell’esecutivo, ma le considera reazioni di facciata. «È normale che ci siano, è politica - dice - Di fatto non vedo un particolare astio verso l’Italia e la Lega, che ora è diventato un partito di governo. Un conto sono le dichiarazioni ma nessuno sembra intenzionato a fare la guerra all’Italia. Anche perché siamo già in uno scenario molto frammentato, non converrebbe a nessuno». Anche la visita del candidato del Ppe alla Commissione Manfred Weber, definita una «iniziativa personale» da fonti nel gruppo, rientrerebbe in una logica di accettazione del ruolo dell’Italia e del suo esecutivo. Al momento, però, non sono ancora emersi nomi specifici. «Sarà fatta una selezione in base ai vari criteri richiesti» dice Zanni.

I nomi della Lega e le «forche caudine» dell’Eurocamera
Comunque vada, infatti, la scelta dovrebbe essere soppesata fra figure compatibili con la Ue e capaci di reggere fino in fondo al processo selettivo. I commissari non si insediano in automatico, ma dopo una trafila tutt’altro che ornamentale di prove scritte e orali. L’aspirante commissario, indicato dal neopresidente dell’esecutivo, deve prima inviare il suo curriculum e rispondere a cinque domande su temi specifici (motivazioni, qualifiche, grado di indipendenza, dichiarazione di intenti e le proposte), poi sottoporsi a un torchio di tre ore di domande dagli eurodeputati. Può succedere, ed è già successo, che una valutazione negativa spinga al ritiro. Èil caso della bocciatura di Rocco Buttiglione nel 2004, ai tempi prima commissione guidata dal portoghese José Manuel Durão Barroso (2004-2010). Buttiglione incassò un doppio veto: prima come responsabile del portafoglio di Giustizia, Libertà e Sicurezza, poi come vicepresidente con un’altra carica. Nella lista di candidati papabili segnalati dal quotidiano inglese Financial Times compaiono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio e il ministro della Famiglia Lorenzo Fontana, rientrato anzitempo proprio dall’Eurocamera per insediarsi nel governo Lega-Cinque stelle.

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