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Monobi punta sulle vendite online con un piano 4.0

di Silvia Pieraccini

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2' di lettura

È l’unica azienda del distretto di Prato che, partendo dal filo, arriva a confezionare il capo finito, abbracciando dunque l’intera filiera del tessile-abbigliamento. Ora per Beste, 25,5 milioni di fatturato 2017 (+15%) per il 70% all’export più una fabbrica di tessuti in Cina in joint venture con il gruppo tessile Huamao, è arrivata l’ora di investire su un marchio proprio.

Conclusa l’avventura col brand Uptobe (rimasto nelle mani di Graziano Gianelli), il titolare Giovanni Santi scommette su Monobi, marchio di capispalla da uomo che unisce tessuti tecnici e stile metropolitano, sbarcato sul mercato nel 2016 attraverso una distribuzione in negozi di alto livello, che ora punta a diventare un caso di scuola grazie al progetto di vendite online. «In America everlane.com in tre anni è arrivato a fare 75 milioni di dollari di fatturato – spiega Giovanni Santi – senza avere neppure un negozio. Per Monobi il canale distributivo dovrà essere soprattutto online, mentre i negozi rappresenteranno un canale di conoscenza del progetto». L’innovazione sta anche nell’idea «di far arrivare la qualità ai consumatori a prezzi accessibili, cosa che oggi non avviene perché dal costo industriale al prezzo del negozio il moltiplicatore può oscillare da 6-7 a 11».L’investimento per Monobi ha previsto il rafforzamento del laboratorio interno di cucitura e della progettazione in 3D. «Il mio sogno – aggiunge Santi – è che tra dieci anni si parli di Monobi e non di Beste, perché penso che il futuro di questa azienda sia a valle, focalizzato su un brand, e non a monte». Il modello di riferimento è quello di Loro Piana o di Zegna, anche se la strada è lunga.

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Beste sta investendo anche con due progetti di ricerca nell’ottica di Industria 4.0: uno, finanziato dalla Regione Toscana attraverso fondi europei e sviluppato con le aziende Cromology e Yacht Pride e la collaborazione scientifica della Scuola Imt di Lucca, punta a creare un composto chimico innovativo in grado di rendere i tessuti più resistenti ai raggi ultravioletti e meno inquinanti; l’altro, finanziato dall’Ue col bando Horizon 2020 che vede coinvolti 12 soggetti tra centri di ricerca e industrie, si propone di creare una piattaforma digitale per progettare, produrre e distribuire piccole serie di capi di abbigliamento.

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