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Montagna, misure ad hoc per la stagione invernale

Venerdì all’assemblea Anef verrà svelato un manifesto con le priorità del settore. La presidente Ghezzi chiede subito l'inserimento tra le attività energivore

di Enrico Netti

(Nicola Simeoni - stock.adobe.com)

2' di lettura

«L’industria della montagna deve essere inserita tra quelle energivore il prima possibile e qualunque sarà il colore politico del prossimo governo. Inoltre dovrà essere inclusa in qualsiasi provvedimento e intervento a sostegno delle industrie energivore». Questo l’appello che Valeria Ghezzi, presidente Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari) rivolge all’esecutivo che uscirà dalle urne. Venerdì si svolgerà l’assemblea nazionale Anef, la prima in presenza dal 2019, e sarà soprattutto l’occasione per dire alla politica quali sono le priorità del settore e le misure da implementare per la messa in sicurezza prima che il caro energia le pieghi.

«Con questi prezzi – aggiunge la presidente – le nostre imprese rischiano il fallimento. C’è chi si vede azzerare i propri margini con il conseguente azzeramento degli investimenti e la perdita di competitività rispetto alle altre destinazioni invernali alpine. L’energia per noi è vitale perché nessuno può permettersi una montagna vuota, abbandonata al rischio del dissesto idrogeologico».

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Gli aumenti degli skipass intorno al 10% non coprono i maggiori costi dell’energia, ma solo gli aumenti dell’inflazione. Così alcuni imprenditori piemontesi hanno manifestato l’intenzione di non aprire gli impianti perché antieconomico. «Così si blocca tutta la filiera della montagna, le chiusure sono da evitare» incalza la presidente. I costi di luce e gas più che triplicati e la prospettiva che durante l’inverno crescano ulteriormente rendono inutili i budget e in più «non possono essere trasferiti sui clienti altrimenti nessuno verrebbe in montagna» incalza Valeria Ghezzi. C’è il rischio di uno stop degli investimenti con la conseguente perdita di competitività rispetto alle stazioni montane di Germania, Francia, Austria, Svizzera e Slovenia. «Germania e Austria - continua la presidente – hanno stanziato aiuti sostanziosi per le imprese anche della montagna. Il nostro rischio è di perdere gli arrivi dall’estero ma dopo il Covid sono flussi assolutamente da riconquistare».

Venerdì durante l’assise sarà presentato un manifesto da sottoporre al prossimo governo. Oltre alla necessità di essere riconosciuti come un comparto energivoro si pone l’accento su una sostenibilità che non deve essere solo ambientale, ma sociale ed economica «perché le nostre imprese tutelano, presidiano la montagna che è il nostro patrimonio». C’è poi una richiesta più tecnica: che resti il ministero del Turismo «perché un Paese che realizza il 13% del Pil con il turismo non può non averlo». Mancano poi, per il secondo anno consecutivo, i decreti attuativi del decreto legislativo 40 del 28 febbraio 2021 in materia di sicurezza nelle discipline sportive invernali.

C’è poi un altro nodo da affrontare: quello dell’acqua indispensabile per produrre la neve programmata. «In quota – spiega Valeria Ghezzi – nei torrenti c’è poca acqua a causa della carenza di precipitazioni ed è necessario realizzare bacini con la funzione di indispensabili riserve idriche per la montagna. Servono anche all’agricoltura, alla protezione civile e d’inverno per produrre la neve tecnica. Chiediamo alle amministrazioni locali più semplificazioni per la loro realizzazione perché sono impianti al servizio, a disposizione di tutta la collettività». Bacini che rappresentano un ulteriore importante investimento: per esempio realizzarne uno da 60mila metri cubi comporta una spesa vicina ai due milioni di euro.

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