economia e sport invernali

Montagna, la nuova stagione sciistica al tempo dei cambiamenti climatici

Tutto pronto per chi ama gli sport invernali. Di neve anzi ce n’è perfino troppa, ammoniscono gli esperti invitando a non uscire dai percorsi battuti.Lo scrittore Cognetti: quella del turismo è l'unica economia su cui si sostiene la montagna

di Dario Ceccarelli

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(Marka)

Tutto pronto per chi ama gli sport invernali. Di neve anzi ce n’è perfino troppa, ammoniscono gli esperti invitando a non uscire dai percorsi battuti.Lo scrittore Cognetti: quella del turismo è l'unica economia su cui si sostiene la montagna


5' di lettura

Non succedeva da un bel pezzo che ci fosse tanta neve già dall’Immacolata. Bisogna tornare indietro. Molto indietro. Agli inverni degli Anni Sessanta, quando già a novembre le montagne, soprattuto nell’arco alpino, erano tutte incappucciate di bianco. Un’abbondanza che fa impazzire gli sciatori e quasi stupire gli operatori reduci da anni di magra, con sottili strisce di neve sparata sulle piste in mezzo a prati secchi e spelacchiati.

Operatori soddisfatti
«Io non mi stupisco poi così tanto», precisa Valeria Ghezzi, presidente dell'Associazione Nazionale Esercenti Funivie. «Finalmente torniamo alla normalità. Credo che sia una questione di corsi e ricorsi. Negare che dal punto di vista climatico si vada verso un maggior riscaldamento sarebbe assurdo, ma prendiamo anche il buono. Con queste precipitazioni, con questa neve, ora abbiamo un paesaggio da favola che apre il cuore».

Forza, allora. Tutto pronto per chi ama gli sport invernali. Di neve anzi ce n’è perfino troppa, ammoniscono gli esperti invitando a non uscire dai percorsi battuti. «Soprattutto in alta quota», spiega Tiziano Trevisan, portavoce del Soccorso alpino della Val d'Aosta, «ci sono enormi quantità di neve che devono assestarsi. Ci vuole un po' di tempo, magari con l'aiuto di temperature un po' più basse».

La montagna che cambia
I mutamenti climatici stanno cambiando anche la montagna. Anche in quei posti dove, fino a qualche anno fa, l’unica preoccupazione di operatori e utenti era quella di arrivare puntuali al primo ponte della stagione. Solo che negli ultimi anni, sia nelle Alpi che nelle Dolomiti, il tempo ha cominciato fare strani scherzi. Come se un mago cattivo avesse fatto sparire la neve lasciando prati gialli e margherite a far da sfondo. Un paesaggio più adatto a funghi e castagne che a slalom o free ride.

«Due anni fa mi ero spaventato perchè non avevo più acqua in casa», racconta lo scrittore Paolo Cognetti, che abita vicino a Champoluc in Val d'Aosta. «C'era stato un autunno molto secco e la sorgente dalla quale prendo l’acqua si era prosciugata. E anche se a me lo sci non interessa, tutta la neve di quest'anno per me è benedetta. È una bella scorta anche per la prossima primavera…».

Azioni preventive
Bene, pericolo scampato. Però, anche se la montagna è tornata alla sua classica immagine invernale, gli operatori non si fanno più sorprendere. «Meglio prevenire che curare», dice Diego Clara di Dolomiti Sky. «Per evitare problemi la nostra strategia è di aumentare la capienza dei bacini di raccolta idrica in estate. Tutta acqua che poi ci serve per fare neve. Il problema, con finestre di freddo sempre più corte, è che bisogna produrre più neve possibile con poco tempo a disposizione».

Bene ma, neve permettendo, quali sono le novità per chi va in montagna? «La nostra parola d’ordine», prosegue Diego Clara è diversificare. «Sciare è bello, ma adesso ai giovani piacciono anche altre opzioni: lo snow board e il freestyle sono molto praticati da chi cerca emozioni più forti. Abbiamo anche diversi snow park per chi ama divertirsi con gli sci a doppie punte, fare salti ed evoluzioni su piste preparate con rampe artificiali».

L'importanza di diversificare
Tutti funamboli? E chi vuole solo ammirare un bel panorama? «Ormai lo sappiamo. Chi acquista uno sky pass non vuole solo sciare: lungo i nostri 1.200 km di piste, abbiamo circa 400 rifugi dove si mangia come nei migliori ristoranti. Poi ci sono accoglienti alberghi con piscine termali e spa. Musei, mercatini, concerti ed incontri culturali. Pensiamo alle famiglie, ai bambini, a chi vuole solo rilassarsi». Infine un dato che colpisce. «Con i nostri 450 impianti di risalita, riusciamo a spostare 670mila persone all’ora», conclude Clara.

Un dato impressionante, quasi come spostare gli abitanti di Genova, che accende il dibattito tra ambientalisti e chi invece vive e lavora proprio grazie alla stagione sciistica. I puristi accusano: ma così non si distrugge la montagna? «Io invertirei il problema», dice ancora Valeria Ghezzi. «Con gli impianti di risalita si va dove a piedi non andremmo mai. Gli ambientalisti ci vedono come cavallette, ma non siamo la controparte. Non solo presidiamo il territorio, ma offriamo anche occupazione a persone che altrimenti andrebbero via. Diamo lavoro a circa 11mila persone che però diventano quasi 60mila in termini di indotto complessivo. Senza di noi, la montagna sarebbe abbandonata. Fateci caso: dove ci sono le piste, le frane non ci sono. Aumentano invece sulle strade, come è successo in Valtellina. Questo significa che dove siamo presenti, il territorio è ben salvaguardato».

Turismo vitale
Anche Paolo Cognetti è perplesso. «Non amo lo sci da pista, preferisco uno sci più gentile come quello da fondo. Ma quella del turismo è l'unica economia su cui si sostiene la montagna. Io vivo a duemila metri vicino a un piccolo impianto di risalita che dà lavoro a due ristoranti e altre attività. Non vedere queste cose sarebbe sbagliato. Quanto ai cambiamenti climatici, non ho certezze. Ogni anno è diverso da quello precedente. Sappiamo che le temperature si sono alzate, ma ben poco sulle precipitazioni. Che a volte, come quest'anno sono ancora più intense. Noi siamo preparati alla neve, a tantissima neve. Meno alla pioggia e al forte vento, come quello che ha colpito i boschi del Nord Est».

Stagione piu' corta
Ma godiamo intanto questo debutto di stagione. In Val D'Aosta la neve scintilla. Col sole si vede da Milano. «Sì, è una meraviglia», gongola Giorgio Munari di Monterosa Sky. «Noi eravamo già tranquilli perchè avevamo acquistato 70 cannoni per poter innevare una maggiore superficie di pista nei periodi di maggior freddo. Che ormai durano meno di una volta. Però in questo momento l’innevamento è perfetto. Abbiamo 28 impianti con gli stessi prezzi dell'anno scorso. I bambini fino a 8 anni non pagano niente. L'abbonamento giornaliero costa 48 euro. Ma ci sono sconti per famiglie e per gli over 65. Certo, sui cambiamenti climatici ci stiamo attrezzando. Però c'è anche un lato positivo: in estate, proprio per scappare dal grande caldo, qui il turismo è molto cresciuto. La montagna è diventata simbolo di ristoro e di freschezza».

Nodo manutenzione
Non tutto il mal vien per nuocere. Lo dicono anche sull'Appennino, fratello minore di quella fragile Italia in rilievo ferita da anni di abbandono e mala gestione. Che però sta lentamente trovando una sua dimensione. Giovanni Palli presidente della Comunità Montana dell'Oltrepo' Pavese, salta da un posto all'altro. «Purtroppo le ultime piogge hanno fatto diversi danni», dice Palli.

«Nei boschi non c’è più la manutenzione che facevano i nostri vecchi. I contadini tenevano puliti i fiumi e i reticoli idrici evitando frane e tracimazioni. Noi interveniamo, ma sono lavori di rattoppo. Bisogna prevenire con progetti pilota che assicurino la cura del territorio. Peccato perchè da noi cresce il turismo. Si può sciare bene. Abbiamo un impianto, quello di Pian del Poggio che funziona molto bene e ci porta fino a 1700 metri. In alto sono scesi due metri di neve. Abbiamo 4 chilometri di piste, ci si può divertire. Gli stessi impianti di risalita vengono utilizzati anche in estate quando arrivano i bikers che poi ridiscendono in bici per gli stessi percorsi. Una bella staffetta che vogliamo arricchire con un turismo sempre più ampio grazie a piste ciclabili che attraverso la via del sale e, altre vie storiche, portino fino in Liguria».

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