lusso

Montblanc si veste di rosso per la lotta all’Aids

di Silvia Pieraccini


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2' di lettura

I calici sono pronti. Montblanc si prepara a un brindisi davvero speciale, destinato a segnare il percorso di crescita della maison del gruppo svizzero del lusso Richemont: il traguardo di 1 miliardo di euro di ricavi 2019. Novembre e dicembre saranno, naturalmente, mesi decisivi per raggiungere l’obiettivo, che è a portata di mano: nel 2018 il fatturato Montblanc, secondo le stime della banca svizzera Vontobel (il gruppo Richemont non segmenta i ricavi per marchio), ha raggiunto i 980 milioni di euro, a un soffio dalla mèta.

«One billion? Mi interessa di più la visione di crescita del gruppo a lungo termine», risponde sorridendo Nicolas Baretski, ceo di Montblanc International, da Parigi dove ha presentato tre nuovi prodotti (un trolley, una penna e un braccialetto) che andranno a finanziare la lotta all’Aids sostenuta dall’associazione(Red) che collabora con i marchi più iconici del mondo: per ogni pezzo acquistato, la maison verserà all’associazione cinque euro che servono a fornire più di 25 giorni di farmaci salvavita per l’Hiv. Per l’occasione la boutique sugli Champs-Elysée si è colorata tutta di rosso, sia all’esterno che all’interno.

Perché avete scelto di finanziare la lotta all’Aids con (Red)?

La lotta all’Aids ci interessa molto, e questa è più di una raccolta fondi per la prevenzione e le cure, è una campagna per amplificare il messaggio. È il secondo anno che lo facciamo, e questa collaborazione è vicina ai nostri valori, alla volontà di lasciare un segno, come avviene con gli strumenti di scrittura.

Su quali prodotti punta Montblanc per crescere ancora?

Oggi Montblanc si fonda su quattro categorie chiave: strumenti di scrittura, che è quella storica e tuttora la più importante, orologi, pelletteria, e infine la nuova area chiamata new tech. Vogliamo crescere in ogni singola categoria, ma strategicamente la pelletteria è il comparto che possiamo sviluppare di più, quello in cui ci sono le maggiori opportunità.

A Scandicci, vicino Firenze, Montblanc ha realizzato un hub della pelletteria che sviluppa anche altri marchi del gruppo Richemont. Volete fare solo borse e accessori in pelle made in Italy? Perché?

La pelletteria è solo made in Italy perché la filosofia di Montblanc è andare dove sono le origini dell’artigianato: scrittura in Germania, orologi in Svizzera, pelletteria in Italia. A Scandicci facciamo tutto: design, sviluppo, prototipi, test, marketing, non ci sono molti brand che fanno lo stesso. Siamo cresciuti e cresceremo ancora.

Quanto è importante il mercato italiano? Sta crescendo?

L’Europa è il mercato storico per Montblanc, e Germania, Italia e Francia sono strategici. L’Italia per noi è un mercato molto importante per il tipo di distribuzione, per la possibilità di arrivare in molte piccole città. È questo che ha fatto il nostro successo.

Perché non avete firmato il Fashion Pact promosso dai marchi della moda?

Non siamo un fashion brand, siamo un business lifestyle brand. Per la sostenibilità seguiamo due strade: educare le persone a rispettare il pianeta e lavorare a progetti di sensibilizzazione e di educazione, ad esempio con Unicef.

Il 2019 sarò l’anno in cui raggiungerete 1 miliardo di fatturato?

Questa è una domanda molto interessante. Però quel che interessa di più a me è la visione di crescita del gruppo a medio-lungo termine.

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