aziende ai tempi del covid

Montefusco (Harmont&Blaine): «Un’occasione per ripensare ogni processo aziendale»

Prosegue la serie di articoli-interviste su come manager e imprenditori stanno affrontando l'emergenza sanitaria ed economica e su quali scenari intravedono per il futuro a breve e medio termine

di Vera Viola

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Prosegue la serie di articoli-interviste su come manager e imprenditori stanno affrontando l'emergenza sanitaria ed economica e su quali scenari intravedono per il futuro a breve e medio termine


3' di lettura

Paolo Montefusco, ad di Harmont&Blaine, azienda con quartiere generale in Campania e fortemente internazionalizzata, ci racconta come viene affrontata la grave crisi da coronavirus dalle dimensioni globali. Harmont&Blaine con 73 negozi monomarca in Italia e 70 in 42 diversi Paesi nel mondo, oggi conta 1000 dipendenti.

Partiamo dalla parte produttiva: avete chiesto una deroga – come previsto dai provvedimenti del Governo - per le strutture produttive o siete completamente fermi?

Abbiamo dovuto chiudere la struttura aziendale sin dall’inizio dell’ordinanza del Governo dal momento che è stata decisa la chiusura di tutte quelle aziende considerate “non strategiche” (come la nostra) che producono o commercializzano beni non essenziali. Ma non ci siamo fermati completamente, sarebbe stato impossibile. Stiamo lavorando in questo periodo per rendere possibile l’uscita della nuova collezione primavera-estate 2021, compatibilmente con la capacità dei nostri fornitori di supportarci per la realizzazione dei campionari. Stiamo contemporaneamente ricercando le migliori soluzioni digitali da implementare per consentire comunque l’avvio della campagna vendita, come di consueto, attraverso nuove piattaforme e strumenti.

Quali misure avete adottato per i lavoratori come conseguenza del lockdown?

Abbiamo avuto l’opportunità di sfruttare nel primo periodo la modalità di smart working per alcuni reparti e poi a valle della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del dl 17 marzo 2020, n. 18 (c.d. Decreto “Cura Italia”), abbiamo attivato la cassa integrazione ordinaria e straordinaria per tutti i dipendenti. Il ricorso a questa misura di carattere eccezionale è finalizzato a sostenere, in primis, i lavoratori garantendo loro una fonte di reddito/sostentamento ma soprattutto per salvaguardare i posti di lavoro una volta terminata l’emergenza. E poi a sostenere naturalmente l’azienda che si trova a fronteggiare una situazione inaspettata quanto indipendente dalla propria volontà.

Quali misure avete adottato per la gestione dei negozi? Avete chiesto ai proprietari deroghe per gli affitti?

Stiamo dialogando in modo costruttivo on tutti i landlords per trovare una soluzione. Ovviamente le posizioni sono al momento antitetiche ma ci rendiamo conto che come noi chiediamo di essere alleggeriti dei canoni nel periodo in cui non abbiamo potuto godere del bene anche i landlords hanno le loro esigenze di entrate. Abbiamo chiesto ove possibile sospensioni dei canoni, riduzioni degli stessi in altri casi ed in particolare stiamo chiedendo a Centri commerciali e outlet l’applicazione del solo così detto “turnover rent” che ci permetta quindi di pagare in funzione dell’effettiva capacità di generare incassi. L’idea è quella, in questo momento, di fare un “share the pain” come si dice in questi casi.

Vi siete attrezzati con l’e-commerce? Se sì, praticando che tipo di sconti?

Certamente! Il canale e-commerce è stata una leva fondamentale che abbiamo portato avanti e sviluppato per quel che è stato possibile, sia per l’azienda, ma anche per i nostri consumatori. Ci siamo trovati a dover fronteggiare un’emergenza che non ha paragoni nella storia, e non essere al passo con le logiche del web e della vendita on line sarebbe stato un passo falso e molto dannoso. Abbiamo continuato le nostre vendite e inviato ai nostri consumatori newsletter dedicate, ma senza eccedere con le promozioni, che avrebbero svilito i prodotti. Le performance in un conteso in cui sembrerebbe che anche l’e-commerce stia soffrendo sono per noi invece molto positive.

Potete fare una previsione di perdita di fatturato per il 2020?

In questo momento fare delle previsioni risulterebbe in un esercizio non efficace, mancando l’elemento primario, ovvero la certezza della riapertura del mercato del consumo. Quello che viceversa stiamo facendo è ipotizzare una serie di scenari che ci aiutino nel momento in cui le prospettive saranno più chiare. È fuori dubbio che il 2020 sarà un anno in cui vedremo un sostanziale arretramento dei volumi d’affari.

Qual è, volendo costringersi a vederlo, un lato positivo di questa crisi?

Come in tutte le crisi c’è sempre un lato positivo (non voglio abusare della frase di Churchill anche se è molto efficace). Nel nostro caso ci ha spinti ad accelerare alcune scelte strategiche che avrebbero avuto tempi di implementazione molto più lunghi, in particolare stiamo completamente rivedendo il nostro processo di go to market ridefinendo il modo con cui sviluppiamo e portiamo le collezioni al mercato facendo un pivot che avrebbe necessitato di molto più tempo in altre condizioni. Allo stesso tempo stiamo dando una forte accelerazione al digitale come strumenti B2B e B2C per permetterci di ridurre le inevitabili distanze incolmabili che ci vedremo costretti a dover fronteggiare vista la bassa mobilità futura. In ultimo questa crisi ridefinirà cosa è necessario e cosa è superfluo e in questo caso ci stiamo interrogando internamente su come cambiare la nostra value proposition per rispondere a questi inderogabili cambiamenti del consumatore.

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