INTERVISTA

Montello, dall’acciaio al riciclo «Ora puntiamo sull’idrogeno»

Roberto Sancinelli. «Negli anni Novanta la Regione Lombardia mi chiese di collaborare contro l'emergenza rifiuti. Lì mi venne l'idea di chiudere con la siderurgia e dedicarmi all'ambiente»

di Jacopo Giliberto

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Roberto Sancinelli davanti agli impianti

Roberto Sancinelli. «Negli anni Novanta la Regione Lombardia mi chiese di collaborare contro l'emergenza rifiuti. Lì mi venne l'idea di chiudere con la siderurgia e dedicarmi all'ambiente»


5' di lettura

Sancinelli, cominciamo con la carta d’identità. Le sue generalità?

Sancinelli Roberto, nato il 20 giugno 1942. Sì, ho 77 anni; chi mi vuole bene dice che ne dimostro meno ma purtroppo l’anagrafe ha sempre ragione.

Dove è nato?

Sono bergamasco puro. Stato civile coniugato. Tre figli: Francesca e Luca lavorano in azienda, Emanuela è attiva nell’insegnamento.

Professione: imprenditore dell’ambiente.

Sarò più preciso: sono un imprenditore del riciclo. La storia mia, della mia famiglia, e la storia dell’azienda Montello Spa, è una storia che ha il Dna imprenditoriale del riciclo. Mi spiego meglio. L’azienda di mio padre trattava rottami metallici ferrosi e non ferrosi, raccolta selezione e riciclo. Mi occupo del riutilizzo dei materiali fin da quando ero un ragazzino ed entrai in azienda appena finite le scuole medie; ho studiato alle superiori serali perché di giorno lavoravo in azienda. È la storia che hanno vissuto molti imprenditori della mia epoca, avevamo ereditato la voglia di costruire.

Come si chiamava l’azienda di famiglia?

La Cobea Spa era il più grande frantumatore d’auto dismesse d’Europa. Potevamo lavorare mille auto al giorno nei nostri diversi grandi impianti di frantumazione, come quello di Levate, vicino a Bergamo, che alimentava l’acciaieria adiacente di Dalmine oppure come la frantumazione di Leinì vicino agli stabilimenti torinesi della Fiat.

Eravate i più grandi frantumatori d’Europa. E oggi?

Oggi dicono che siamo i più grandi riciclatori europei di plastica da imballaggi usati. E che siamo i più grandi produttori di compost da rifiuti umidi.

Torniamo alla storia dell’imprenditore e dell’impresa. Come è cambiata la storia sua, Sancinelli, e della Montello Spa?

Il primo evento accadde nel 1984 quando insieme con i fratelli — avevamo perso il papà quando eravamo ancora ragazzi — avevamo rilevato la storica acciaieria Rumi di Montello allora in amministrazione controllata, una bellissima azienda di cui fino ad allora eravamo solamente fornitori di rottami ferrosi. Purtroppo la Rumi era in amministrazione controllata. Nell’89 rilevai dai fratelli il 100% dell’acciaieria; si chiamava Metallurgica di Montello. Erano anni di grandi difficoltà per l’acciaio perché in tutta Europa si seguivano crisi da sovrapproduzione, e le più deboli erano le acciaierie con forno elettrico che fondevano il rottame di ferro. Fu pesantissima la crisi del ’94. In quegli anni furono chiuse 42 acciaierie fra piccole e grandi. L’acciaieria di Montello andava bene ma...

Ma?

Ma era accaduto un fatto nuovo: la Lombardia era in emergenza rifiuti. La discarica di Cerro Maggiore era stata chiusa e la Lombardia non riusciva a smaltire la spazzatura.

Ricordo. Ero un giovane cronista, scrivevo le vicende drammatiche dei rifiuti che bloccavano le vie di Milano e la mia carta d’identità dice che avevo 35 anni.

La Regione Lombardia e la Provincia di Bergamo mi chiesero se potevo mettere a disposizione un capannone dell’acciaieria servito da un raccordo ferroviario verso cui far convergere i rifiuti da mandare via treno verso l’inceneritore di Zurigo. Dallo studio diretto di quei rifiuti capii quanti materiali andassero sprecati e non venissero valorizzati. C’erano lattine, bottiglie di plastica, rifiuti organici ottimi come fertilizzante. Mi venne l’idea: lo stabilimento era ben infrastrutturato; chiudiamo con la siderurgia e dedichiamoci all’ambiente d’accordo con gli obiettivi di raccolta differenziata avviata dalla Regione in quegli anni. Il 31 gennaio ’96 la Metallurgica di Montello chiuse e la Montello Spa aprì. Cominciammo con un primo impianto quasi artigianale per la selezione della plastica e con una linea di compostaggio aerobico. Le quantità aumentavano velocemente perché la raccolta differenziata attecchiva benissimo, e nel frattempo dovevamo ridurre la manualità nella selezione e trattamento del rifiuto. Più tecnologia per mettere sempre meno mani nel rifiuto.

Fu una decisione difficile?

A parole è facile, ma nei fatti fu difficilissimo. Oltre all’aspetto economico e industriale c’era il ruolo fondamentale che l’imprenditore e l’impresa hanno nella società; la riconversione al business ambientale ha evitato il problema occupazionale che avrebbe seguito alla chiusura dell’attività siderurgica. L’ecologia ha consentito agli addetti siderurgici di convertirsi nelle professionalità del futuro. Erano 318 dipendenti dell’acciaio, oggi sono 740 dipendenti dell’ecologia.

Sancinelli, che cosa provò?

Diversi amici imprenditori e concorrenti del settore siderurgico erano perplessi e scettici sulla mia scelta. Anche per me è stata una decisione presa con qualche dubbio — qualsiasi decisione deve contenere il seme del dubbio e diffido delle certezze assolute — e passai molte notti insonni.

Gli impianti con cui la Montello ricicla ogni anno 227mila tonnellate di plastica

Com’è la Montello Spa oggi?

Si dice che sia un’eccellenza nel suo settore, un esempio di riconversione industriale, un modello di come si deve fare il riciclo della plastica e dell'umido organico.

Perché solo plastica e organico?

Nel riciclo servono la specializzazione e la dimensione. Tanti suggeriscono di realizzare centinaia di piccoli impianti di prossimità, ma si sappia: gli impiantini saranno mantenuti a spese del cittadino. Affinché in futuro i cittadini non paghino più il costo dello smaltimento dei rifiuti che producono basterebbe far crescere in Italia 7 o 8 industrie come la Montello.

Accadrà?

Perché ciò accada servirebbe una visione prospettica industriale per la soluzione del problema rifiuti.

Traguardiamo il futuro. Come sarà la Montello del domani?

Il riciclo meccanico, quello che facciamo noi oggi, cioè fondere e rimpastare la plastica, ha un limite di crescita. Per arrivare a riciclare il 100% della plastica e risolvere in via definitiva i problemi di questo materiale, bisogna applicare le nuove tecnologie di riciclo. Per esempio il riciclo molecolare o chimico, che riporta la plastica all’origine dei suoi elementi costitutivi. Questo però può avvenire soltanto con impianti di scala industriale. Il futuro sarà l’auto elettrica per le città, il biometano e metano per i mezzi pesanti e per lunghe percorrenze, ma il vero carburante del futuro potrebbe venire dall’idrogeno. Le sto parlando proprio del futuro prossimo della Montello. Investiamo senza sosta in ricerca e stiamo lavorando sul riciclo molecolare e sull’idrogeno, e il biometano è già in produzione da tempo.

Lei in azienda ha due figli. Come regolate il passaggio generazionale?

Al momento penso ad alleanze per crescere ma che possono anche aiutare il passaggio generazionale perché la Montello, seppure una grande azienda riciclatrice così come grandi sono le multiutility italiane, in realtà siamo tutti piccoli in un mercato globale.

È un’indicazione di principio?

No, è uno degli aspetti su cui stiamo lavorando.

Un’ultima domanda, Sancinelli. Una domanda personale; sto pensando al mare sporcato da quella plastica che non viene raccolta e riciclata. Ecco la domanda: dove va in vacanza?

Per la plastica che nei mari e oceani ha formato perfino isole si potrebbe attrezzare una nave per andare a raccoglierla e riciclarla, invece di continuare a rappresentare il problema e intanto non fare niente. Mi piace l’idea della nave mangiaplastica: se c’è un progetto così, io ci sto. Per la vacanza vado in Kenya. Sono innamorato dell’Africa.

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