trasporto ferroviario

Montezemolo: «Nei piani di Italo-Ntv lo sbarco in Spagna e Regno Unito»

di Celestina Dominelli


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Luca Cordero di Montezemolo (Agf)

4' di lettura

L’obiettivo è già puntato sull’Europa che si prepara a liberalizzare il mercato ferroviario dal 2020. «Ci stiamo guardando intorno. È chiaro che le nostre decisioni dipenderanno da come si muoveranno i singoli paesi, ma noi siamo pronti». Luca Cordero di Montezemolo , presidente di Italo-Ntv, tratteggia le mosse future dopo l’ingresso del fondo Usa Global Infrastructure Partners nella società e chiarisce che non ci saranno rivoluzioni nella governance. «Da parte di Gip c’è massima fiducia nella strategia attuata dal management e nella prima linea che viene confermata», spiega al Sole 24 Ore il manager alla vigilia del cda che oggi sancirà la nomina di Gianbattista La Rocca come amministratore delegato e di Flavio Cattaneo a vicepresidente, mentre Montezemolo manterrà la sua carica: «La Rocca è un giovane manager con grande competenza del business, partito come responsabile degli equipaggi di bordo operativi e cresciuto all’interno dell’azienda, che è stato scelto dal ceo uscente a cui devo grande gratitudine».

L’arrivo di Cattaneo, è il ragionamento che ripete spesso, ha salvato l’azienda quando nel 2014 stava per portare i libri in tribunale. «Cattaneo - spiega - è stato fondamentale per il rilancio della società che, mi preme ricordare, è partita, tra lo scetticismo generale, da un foglio bianco e da una grande operazione imprenditoriale di rischio puro avviata dal sottoscritto e da un gruppo di amici. Da oggi avrà un ruolo strategico e di supporto al nuovo ad alla vigilia delle scelte cruciali che vedranno protagonista l’Europa e presiederà il comitato esecutivo, previsto dallo statuto, in cui siederanno, oltre al ceo e al vicepresidente, anche due consiglieri in rappresentanza del fondo Usa». Gip, come noto, ha ceduto di recente l’11,5% del pacchetto azionario ad Allianz che ha indicato per il board di Italo, Christoph Holzer, managing director di Allianz Capital Partners, che è anche membro del cda di Autostrade per l’Italia. «Siamo molto orgogliosi - aggiunge Montezemolo - che il più grande gruppo assicurativo d’Europa abbia scelto d’investire sia in Gip che in Gip Neptune, il veicolo societario formato dal fondo Usa e dal gruppo di soci italiani che, come me e Cattaneo, hanno reinvestito nel complesso 150 milioni nell’azienda per acquisirne il 7,74 per cento». Nelle prossime settimane, poi, come da piani, Gip Neptune sarà fuso all’interno di Italo con l’operazione che avrà efficacia fiscale e contabile dal primo gennaio.

Siamo assolutamente pronti per la partita europea, forti del fatto che il modello italiano dell’alta velocità è stato assunto come benchmark dall’Europa nel decidere l’apertura del mercato ferroviario che scatterà dal 2020

La società può contare ora su una flotta di 37 treni (47 entro i primi mesi del 2020), che attualmente collega 25 stazioni di 20 città, oltre alle 28 località coperte dal servizio integrato rotaia-gomma Italobus, e, con una nuova app appena lanciata e oltre il 70% dei biglietti acquistati online, parla alla parte più dinamica della società. Ma, soprattutto, è attesa da nuove sfide nel mercato ferroviario europeo: «Siamo assolutamente pronti per questa partita - chiarisce ancora il presidente -, forti del fatto che il modello italiano dell’alta velocità, reso possibile dall’ingresso di Italo e con un arbitro, l’Autorità dei trasporti presieduta da Andrea Camanzi, che ha avuto il merito di fissare le regole del gioco, è stato assunto come benchmark dall’Europa nel decidere l’apertura del mercato ferroviario che scatterà dal 2020». Italo ha già in tasca lo “Uk Rail Franchising Pqq Passport”, rilasciato dal dipartimento dei trasporti del Regno Unito che le consentirà di partecipare alle gare britanniche nel trasporto ferroviario, ma ci sono altri paesi potenzialmente interessanti. «Tra questi, per struttura morfologica, c’è sicuramente la Spagna, ma non è l’unico target a cui guardiamo», sottolinea il manager.

Montezemolo torna poi all’Italia e al tema, rilanciato da un’inchiesta pubblicata domenica dal Sole 24 Ore, dei ritardi dei treni. «Siamo coscienti che esiste un problema e siamo sempre disponibili a confrontarci per individuare soluzioni che consentano di risolvere le problematiche di efficienza della rete. Però non vorremmo che tutto questo si risolvesse in un ritorno al passato». L’imprenditore, insomma, teme «qualche rigurgito anti-concorrenziale che vediamo attorno a noi». L’ingresso di Italo nell'alta velocità, ricorda, «ha ampliato notevolmente l'offerta facendo scendere i prezzi del 48% rispetto alla media europea. La domanda di trasporto ferroviario è cresciuta di oltre l’80% dal 2012, da quando cioè siamo diventati operativi, e questo ha prodotto benefici concreti per tutti e crescente attenzione al miglioramento dei servizi, anche da parte dell’ex monopolista». La concorrenza, non si stanca di ribadire, «fa bene al mercato, quindi, e tornare indietro sarebbe innanzitutto un danno per il consumatore».

Quanto alla richiesta di Rfi di spostare parte del traffico sui nodi alternativi come Milano Garibaldi e Roma Tiburtina, la posizione è chiarissima: «Italo ha lottato molto per portare i suoi treni nelle stazioni principali e questo ha prodotto una forte crescita di passeggeri che saranno 17 milioni a fine 2018 sui 50 milioni complessivi dell’Alta velocità. Non siamo perciò disponibili ad accogliere questa sollecitazione perché rappresenta un atto contro la competitività e un passo indietro a detrimento innanzitutto di chi sceglie i nostri servizi». Da Rfi, precisa, «ci aspettiamo che metta in campo gli interventi necessari per migliorare l’infrastruttura sia in termini di numeri che di manutenzioni e che ciò avvenga attraverso una pianificazione attenta e non solo come risposta alle emergenze. Noi, come sempre, faremo le nostre proposte tecnicamente sostenibili, atte a superare i problemi, ferme restando le regole della competizione in Italia». Pensate di puntare anche sulle tratte regionali e interregionali? «Se ci saranno le reali condizioni per investire e una vera liberalizzazione - chiosa -, valuteremo anche questo segmento».

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