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Le imprese di Monza non corrono più, la frenata dell’export gela il distretto

Dopo un ottimo 2018 sono in calo produzione industriale ed export. Solo 46 aziende su 100 vedono ricavi in crescita, erano 70 lo scorso anno. Bonomi: «Ultimi in Europa per l’assenza di una politica industriale. Ora siamo a crescita zero, servono coraggio e consapevolezza».

di Luca Orlando


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4' di lettura

Benissimo lo scorso anno. Male ora. Neppure le aziende brianzole riescono ad eludere la frenata dei mercati globali, con una produzione 2019 che nei primi nove mesi arretra dell’1,1%, rallentata in particolare dall’export, giù di oltre otto punti nei primi sei mesi dell’anno.

Un quadro ben diverso rispetto ai numeri del 2018, che vedevano invece il territorio lanciato per tutti gli indicatori, con ricavi in progresso dell’8,8% e miglioramenti visibili anche nei margini e nei risultati netti.

Due mondi diversi a distanza di pochi mesi, che necessariamente creano un quadro di luci ed ombre nell’ultimo rapporto di Assolombarda che analizza le performance delle maggiori aziende di Monza e Brianza. Edizione 2019 dell’analisi Top500+, in collaborazione con PwC e con il sostegno di Banco BPM, che prende in esame le maggiori 800 realtà del territorio, forti complessivamente di oltre 52 miliardi di ricavi.

Tenendo conto di un sottoinsieme omogeneo (700 aziende) è evidente il progresso del territorio nel tempo, con ricavi costantemente in aumento dal 2016 (tra 2015 e 2018 ci sono oltre nove miliardi in più), così come in crescita sono Ebitda (ora al 6,2%) e Roe (11,5%), con il risultato di produrre utili netti per 1,9 miliardi, profitti realizzati dall’89% del campione, il massimo in termini di quota di aziende in utile.

Il passato, tuttavia, perché il rallentamento già visibile nella parte finale del 2018 diventa adesso ancora più preoccupante, sintetizzato dal sondaggio realizzato tra le aziende del campione: se nel 2018 quasi sette aziende su dieci presentavano una crescita in termini di ricavi, ora la percentuale crolla al 46%.

«Siamo tornati a crescita zero – spiega il Presidente di Assolombarda Carlo Bonomi – e le frenate di Pil ed export si sono purtroppo estese a tutta la fascia del Nord manifatturiero. Se per la domanda estera scontiamo l'effetto della guerra sui dazi, i motivi che ci hanno portato a essere gli ultimi per crescita in Europa sono dovuti all'assenza di una politica industriale del Paese. Avevamo chiesto di concentrare tutte le risorse sul cuneo fiscale e ci hanno restituito una manovra con più deficit, più debito pubblico, più tasse. Per non parlare del fortissimo ridimensionamento di Industria 4.0 e della rinuncia alle politiche attive del lavoro. In queste condizioni anche un territorio ricco di eccellenza come quello lombardo e in particolare di Monza e Brianza fatica ad esercitare la funzione di locomotiva del Paese. Serve più consapevolezza e più coraggio per affrontare quanto sta accadendo in molte filiere industriali decisive per l'Italia e per l'Europa. Questo deve essere il nostro impegno».

A frenare le aziende è anzitutto il minor tiraggio dell’export, che nei primi sei mesi si riduce di 400 milioni di euro, frenata legata in particolare a farmaceutica, elettronica e macchinari.

«Il tessuto produttivo del territorio - sottolinea il Presidente del Presidio territoriale di Monza e Brianza e Vicepresidente di Assolombarda Andrea Dell'Orto - mostra una decisa decelerazione a cominciare dall'attività produttiva manifatturiera e dall'export, in flessione di oltre 8 punti percentuali nei primi sei mesi del 2019. Un quadro fortemente influenzato da un rallentamento del commercio mondiale, ma che le imprese sapranno affrontare anche attraverso nuove strategie che vedono l'innovazione quale driver per tornare a crescere. Una leva che per attivarsi e generare sviluppo necessita di competenze aggiornate e investimenti in nuovi processi e prodotti da offrire ai mercati internazionali».

Anche se a guidare la graduatoria per ricavi sono due aziende del commercio al dettaglio (Esprinet e Mediamarket), il peso della manifattura nella classifica è evidente, con 35 delle prime 50 realtà appartenenti al settore industriale.

La polarizzazione dimensionale è evidente, con il 22,4% del campione (179 aziende con ricavi oltre i 50 milioni) in grado di esprimere oltre il 78% dei ricavi, mentre le 97 Pmi con fatturato inferiore ai 10 milioni spiegano solo l’1,7% delle vendite totali. In termini di Ebitda non esiste però una regola assoluta e non è la stazza a spiegare le performance.

Tra le prime 50 aziende per Ebitda si trovano infatti realtà eterogenee, con ricavi compresi tra 9 e 554 milioni. A dimostrazione -spiegano gli analisti - come anche per le imprese più piccole sia possibile raggiungere marginalità elevate e addirittura superiori a quelle delle grandi imprese.

«Dall'analisi dei risultati - commenta Francesco Ferrara, Partner Assurance di PwC Italia- emerge la resilienza delle aziende del territorio che hanno continuano a crescere anche nel 2018 in un contesto di mercato complesso e volatile. E'un trend confermato dai dati che abbiamo raccolto attraverso l'iniziativa dei Top500 che quest'anno coinvolge 20 città in tutta Italia, a conferma della nostra vicinanza al tessuto economico italiano. Oggi sul mercato è indispensabile saper innovare processi e prodotti e avviare programmi di formazione e upskilling delle persone. L'acquisizione di nuove competenze, in particolare nell'ambito digital, sta diventando imprescindibile come fattore abilitante all'innovazione e alla crescita di know-how, ricavi e margini».

«Banco BPM - spiega il Responsabile Corporate Luca Manzoni - anche quest'anno è a fianco di TOP 500, una manifestazione prestigiosa che premia le migliori aziende del territorio, consapevole dell'importante momento di dialogo e di confronto con il tessuto economico locale. Uno dei territori più dinamici d'Italia, dove abbiamo una presenza del 14,3%, dato che conferma la nostra leadership, frutto di un rapporto privilegiato con la clientela».

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    Luca Orlandoinviato-caporedattore

    Luogo: Milano

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    Argomenti: Imprese, meccanica, innovazione, export, macchinari, Industria 4.0, robot

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