ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA SIMULAZIONE

Moody’s: l’invecchiamento degli italiani spingerà il deficit/Pil al 5% in dieci anni

Oltre al nostro Paese penalizzate Grecia e Giappone. La riduzione del tasso di risparmio e della popolazione di n età da lavoro chiudono i margini di bilancio

di Davide Colombo

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(Agf)

Oltre al nostro Paese penalizzate Grecia e Giappone. La riduzione del tasso di risparmio e della popolazione di n età da lavoro chiudono i margini di bilancio


2' di lettura

Se la composizione del bilancio dello Stato non cambierà, nei prossimi dieci anni il solo invecchiamento della popolazione potrebbe spingere l’indebitamento dell’Italia attorno al 5% del Pil. Mentre nel decennio successivo, sempre in assenza di aggiustamenti sul fonte delle entrate e delle spese correnti, il debito/Pil potrebbe crescere di altri cento punti. Sono i risultati di una simulazione diffusa ieri da Moody’s sugli effetti che la transizione demografica potrebbe scatenare sui saldi di finanza pubblica e la sostenibilità del debito. L’analisi è stata fatta su dodici economie avanzate che rappresentano il 22% del risparmio globale e che affronteranno nei prossimi due decenni il maggiore invecchiamento della popolazione. Oltre all’Italia sono stati presi in esame l’Austria, il Belgio, la Germania, la Grecia, il Giappone, la Corea, i Paesi Bassi, la Polonia, il Portogallo, la Spagna e la Svizzera.

In Italia e Grecia il peggior gap finanziario
Nell’analisi dell’agenzia l’Italia (rating Baa3 stabile) e la Grecia (B1 stabile) sono i due paesi più penalizzati. In assenza di misure correttive il “gap” di finanziamento sarebbe di circa il 15% del Pil entro il 2040, mentre il peggioramento dei conti sarebbe del 5% in Giappone e Portogallo. «In assenza di contromisure le ricadute saranno molto forti sui costi di finanziamento e sulla sostenibilità del debito» spiega in una nota Christian Fang, un vice-presidente e analista di Moody’s. Secondo l’agenzia di rating l’invecchiamento della popolazione determinerà un aumento della spesa corrente (soprattutto in sanità e a sostegno delle non autosufficienze), con una contemporanea riduzione delle forze di lavoro e delle capacità di risparmio.

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Meno risparmio più costi per il debito
Mentre nel breve e medio termine i tassi di risparmio delle famiglie potrebbero aumentare in previsione di un periodo più lungo di pensionamento, nel più lungo termine le evidenze empiriche suggeriscono che l’invecchiamento della popolazione ridurrà il risparmio» scrivono gli analisti di Moody’s. E le conseguenze si farebbero sentire sui costi di finanziamento del debito pubblico, fino a mettere sotto pressione anche i bilanci delle banche centrali, con una riduzione degli spazi di manovra per le azioni di politica monetaria. Secondo l’analisi i livelli di risparmio delle famiglie hanno mostrato prime tendenze al declino in Italia, Grecia, Giappone e Polonia, mentre sono rimasti per ora stabili in paesi come la Germania e la Svizzera.

Italia sempre più vecchia
Nell'Italia del 2039-40 ci saranno 18,8 milioni di cittadini con 65 anni o più, secondo le proiezioni Istat, 5 milioni in più di oggi. Mentre la popolazione in età da lavoro (15-64 anni) si sarà ridotta a sua volta di 5 milioni (a 33,7 milioni), a conferma della transizione demografica molto severa in pieno. E il trend riguarda tutta l'Europa, visto che tra 25 anni gli over 65 stimati da Eurostat saranno il 28% nel complesso dell'Unione

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