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Moody’s, Pil Italia non oltre il 2% nei prossimi due anni

Secondo l’agenzia di rating l’Italia non ha approfittato del calo dei rendimenti. L’ex ministro delle finanze, Padoan: oggi ci vuole qualcosa di diverso dalla politica monetaria, ovvero uno stimolo fiscale che dovrà essere impresso dai governi perché «la politica monetaria ha già fatto tutto quello che poteva fare»

di Mara Monti


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3' di lettura

MATERA - Dallo scenario dei tassi negativi «bisogna uscire» per evitare le ricadute su banche e risparmio, una situazione non sostenibile a lungo. Per l’ex ministro delle finanze, Pier Carlo Padoan, oggi ci vuole qualcosa di diverso dalla politica monetaria, ovvero uno stimolo fiscale che dovrà essere impresso dai governi perché «la politica monetaria ha già fatto tutto quello che poteva fare».

Lo spread italiano è sceso molto, ma si può fare di più. Secondo Padoan che ha parlato a margine del convegno dell’Andaf, l’Associazione dei direttori finanziari e amministrativi italiani, lo spread italiano è sceso molto, ma può scendere ancora «moltissimo». Tuttavia, gli spazi di manovra «sono molto stretti» mentre ci sarebbe bisogno di «una strategia di riforme strutturali più dinamiche e complessive. Siamo in una fase di passaggio e il governo si sta muovendo verso la giusta direzione. Per l’Italia penso che il giudizio debba essere stabile con outlook positivo».

L’Italia non ha colto l’occasione dei bassi tassi di interesse. Se lo spread dei titoli di Stato italiani è sceso moltissimo dagli anni della crisi, tuttavia l’Italia non è stata in grado di cogliere l’occasione favorevole come hanno fatto altri paesi ,vedi Spagna e Grecia. Ne è convinto l’economista e analista dell’agenzia di rating Moody’s, Thomas Sgouralis secondo il quale «il calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani a partire dal secondo trimestre del 2011 si è attestato al minimo storico negli ultimi 7 sette anni, ma ciò non ha avuto l'impatto previsto sul debito pubblico. Il quale nello stesso periodo è aumentato del 16%, dal 116% al 135%».

Il motivo principale secondo l’economista dell’agenzia di rating, è dovuto alla crescita del Pil «che è stata inferiore al rendimento dei titoli di Stato a 10 anni. Questo è un paradosso perché l’Italia è tra i principali Paesi industrializzati al mondo, ma la crescita media annua dal 2011 in poi è stata solo dello 0,1%».

La crescita di Pil non andrà oltre il 2%. Secondo Moody’s, non è un caso che la Commissione europea abbia criticato la manovra finanziaria del governo italiano. «La Commissione europea si attendeva una manovra finanziaria con il deficit in calo dello 0,6% nel 2020, oggi viene previsto un aumento del deficit dello 0,1%. È inaccettabile che il disavanzo cresca in misura illimitata». Secondo Moody’s, «l’Italia ha bisogno di riforme strutturali, ma lo spazio di manovra è molto stretto. In questo scenario non prevediamo una crescita del Pil superiore al 2% nei prossimi due anni» .

Tassi negativi al capolinea. Tra le misure non convenzionali della Bce quella dei tassi negativi è stata probabilmente la meno efficace, secondo Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo: «Raggiunti gli attuali livelli non credo che il tasso sui depositi possa scendere ancora. Un tasso risk free negativo nel tempo distorce l’allocazione del risparmio a favore del mercato azionario».

Puntare sugli investimenti in infrastrutture. De Felice concorda sul fatto che gli spazi di manovra per l'Italia, in particolare sul fronte fiscale, siano stretti, anche perché il prossimo anno sono previste clausole di salvaguardia sull'Iva pari a 18 miliardi. La soluzione per rinvigorire la crescita dell'economia è «l'aumento degli investimenti in infrastrutture, da scorporare dal fiscal compact. Auspico che la nuova Commissione Europea avvii quanto prima il dibattito».

«Un tasso risk free negativo nel tempo distorce l’allocazione del risparmio a favore del mercato azionario»

Da Fs arrivano 58 miliardi in infrastrutture. Chi sta puntando sulle infrastrutture è Ferrovie dello Stato che prevede di investire 58 miliardi di euro entro il 2023. «Siamo il primo investitore pubblico in Italia - ha sottolineato Roberto Mannozzi, presidente di Andaf e direttore centrale amministrazione, bilancio e controllo di Fs -. Certamente i tassi bassi hanno aiutato le aziende che si sono finanziate direttamente sul mercato a costi competitivi con il sistema bancario . Tuttavia se prolungata, questa situazione può creare un danno al sistema economico».

Investimenti green nel settore merci. Tra gli investimenti a cui Ferrovie sta guardando con attenzione crescente ci sono quelli in ESG: «I green bond, ad esempio, sono uno strumento che utilizzeremo anche per gli investimenti green nel settore merci - ha aggiunto Mannozzi -. Come Andaf, stiamo cercando di sensibilizzare i Cfo sulla necessità di dotare le imprese di strumenti per valorizzare le informazioni non finanziarie in forma volontaristica. Una strada segnata specialmente per le imprese che investono all’estero».

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