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Grecia, doppia promozione da Moody’s: volano i bond, prima asta sui decennali dopo la crisi

di Gabriele Meoni


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(REUTERS)

3' di lettura

Non una, ma due promozioni. Moody’s a sorpresa venerdì sera ha alzato di due livelli il giudizio sulla solvibilità dello Stato greco, portandolo da B3 a B1. Lunedì mattina il mercato ha festeggiato la notizia, facendo volare i titoli di Stato, con il rendimento ai minimi da 13 anni. Tanto che il Tesoro ha annunciato la sua prima asta sui bond decennali dal 2010, che potrebbe avvenire già in settimana.

Il traguardo dell’investment grade - il bollino di piena affidabilità creditizia - rimane lontano di 4 gradini ma è indubbio che il doppio salto in avanti è un’iniezione di fiducia per un Paese che sta cercando di tornare sui mercati internazionali dei capitali. È la prima promozione di Moody’s alla Grecia da più di un anno. Fitch l’ha promossa a BB- lo scorso agosto (3 livelli sotto all’investment grade), mentre Standard & poors’ la classifica a B+ (4 livelli sotto).

A far sorridere il primo ministro Tsipras sono le valutazioni espresse dall’agenzia americana. «Il programma di riforme appare saldamente radicato e le misure attuate cominciano a dare i primi frutti», scrive Moody’s, che aggiunge: «I buoni risultati di bilancio sono ormai consolidati e dovrebbero essere mantenuti, in quanto la maggior parte del miglioramento dei saldi è dovuto a misure strutturali».

La promozione giunge dopo che lo scorso agosto la Grecia è uscita dal programma di salvataggio Ue-Fmi, tagliando un traguardo non solo simbolico. L’obiettivo del governo è tornare con cadenza regolare sul mercato finanziario. Un primo tentativo è andato in porto lo scorso gennaio con un’asta di titoli di Stato quinquennali che ha raccolto 2,5 miliardi con una domanda quattro volte superiore; lunedì mattina il Tesoro ha annunciato «a breve» un’emissione di bond decennali, la prima dal 2010 (l’ultima emissione di un decennale in realtà risale al novembre 2017 ma era parte di un’operazione di scambio di obbligazioni).

Le premesse sono incoraggianti: il rendimento sui titoli decennali, dopo la decisione di Moody’s, lunedì mattina è sceso per alcune ore fino al 3,60%, il livello più basso dal gennaio 2006, poi ha chiuso al 3,68% per prese di profitto. All’apice della crisi del debito sovrano era arrivato a sfiorare il 40 per cento. I bond greci cominciano a intravedere all’orizzonte i BTp, che pagano un rendimento del 2,75%: il clamoroso sorpasso non è più così lontano. Bene anche i bond quinquennali da poco emessi da Atene, con un rendimento al 2,79 per cento.

«Le misure più dolorose dal punto di vista politico - continua Moody’s - sono già state messe in atto, con l'economia che finalmente mostra segni di ripresa, riducendo gli incentivi per qualsiasi governo futuro a mettere a rischio i guadagni duramente conquistati». I greci sono chiamati a votare per le elezioni parlamentari il prossimo ottobre e i sondaggi vedono in testa il partito conservatore di Nea Dimokratia con il 36% davanti a Syriza di Tsipras con il 25 per cento.

L’asprezza della crisi economica durata ormai un decennio resta intatta, con un Pil sceso del 27% rispetto ai livelli pre-recessione e un tasso di disoccupazione del 18,5 per cento. Tuttavia gli spiragli di fiducia si vedono proprio nel mercato del lavoro - la disoccupazione all’apice della crisi nel 2013 aveva raggiunto il 27,5% - e anche nell’ec0nomia reale, con una crescita del Pil intorno al 2% trainata dal boom del turismo e dell’indotto.

«L'economia greca - osserva Moody’s - è diventata molto più aperta negli ultimi anni, con le esportazioni che rappresentano ora il 37% del Pil rispetto al 22% del 2010. La competitività è notevolmente migliorata, grazie ad una significativa riduzione del costo del lavoro, e le esportazioni di beni e servizi hanno subito una forte accelerazione nel 2018. Le riforme del mercato del lavoro cominciano a riflettersi in una forte crescita dell'occupazione».

Moody’s sottolinea positivamente anche la performance di bilancio della Grecia, con un avanzo primario (cioè senza conteggiare gli interessi sul debito) del 4% negli ultimi due anni. Un surplus ottenuto tuttavia con risparmi e tagli agli investimenti che hanno frenato la ripresa dell’economia. Il debito pubblico, nonostante la moratoria sugli interessi e l’allungamento delle scadenze concesso dall’Unione Europea, resta superiore al 180 per cento del Pil: secondo le stime della Commissione Ue dovrebbe però aver raggiunto il picco nel 2018 e iniziare ora una traiettoria discendente che lo porterà al 167% nel 2020.

Per dare un minimo di sollievo alla popolazione il governo Tsipras ha aumentato dell’11% il salario minimo legale, un incremento che però secondo Moody’s «danneggerà la competitività» dell’economia greca.

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