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Moretti (Cncc): il Decreto tenga conto dei negozi dei centri commerciali

L’associazione chiede che il credito di imposta al 60% del canone per marzo sia valido per tutti gli esercizi, non solo per la categoria C1

di Paola Dezza

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L’associazione chiede che il credito di imposta al 60% del canone per marzo sia valido per tutti gli esercizi, non solo per la categoria C1


2' di lettura

La tensione che la crisi sanitaria ha innescato nel settore del commercio è palpabile. Proprietari e lavoratori dei centri commerciali chiusi hanno mesi di difficoltà davanti. Ma Massimo Moretti, presidente del Cncc (Consiglio nazionale dei centri commerciali) non tradisce il suo spirito positivo neanche in questa circostanza, pronto a lottare per rivedere il settore ritornare alla normalità. Per questo motivo ha mandato al governo una lettera dettagliata con proposte sulle misure da adottare.

E chiede soprattutto che il Decreto al varo non dia luogo a interpretazioni fuorvianti. «il Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali auspica che, a garanzia di una totale parità di trattamento di tutti i commercianti, quanto incluso nel testo in circolazione del Decreto “Cura Italia”, con riferimento al credito d’imposta, sia valido e applicabile a tutti i negozi presenti nei centri commerciali, al fine di renderlo uno strumento pienamente efficace per il raggiungimento degli obiettivi che il Governo si è posto per garantire un efficace sostegno al settore commerciale» recita una nota. Il credito d’imposta al 60% per i canoni del mese di marzo dovrebbe quindi essere applicabile non solo alla categoria C1, ma anche alla categoria D8 e all’affitto di ramo di azienda, come sono catalogati molti negozi nei centri commerciali.

Non solo. Per fare ripartire il settore, quando sarà, i vertici del Cncc chiedono anche che l’Iva sui prodotti non food venduti in negozio sia dimezzata per un mese, a sostegno quindi delle tipologie di prodotti maggiormente colpite dalla crisi.

Il settore, che poco prima dello scoppio dell’emergenza sanitaria, stava registrando fatturati in lieve crescita, rappresenta il 4% del Pil italiano e conta su una forza lavoro composta da circa 587.000 occupati.
La fotografia scattata da Cncc conta oltre 1.200 i centri commerciali in Italia e in tutto 36.000 negozi (di cui 7.000 a gestione unifamiliare), che registrano 2 miliardi di presenze annue per un volume d’affari totale di 139,1 miliardi di euro.

Al momento un tema importante riguarda anche le richieste da parte dei titolari dei negozi, chiusi, relativamente al pagamento dei canoni di affitto per il futuro. Alcuni grandi gruppi, come Eurocommercial, stanno valutando la possibilità di posticipare i pagamenti al secondo semestre dell’anno. Richieste simili sono arrivate a tutti i grandi proprietari di centri commerciali, da Igd a Klépierre e Bennet.

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