intervista

Moretti Polegato: «Porto nel mondo la sostenibilità formato Geox»

Il presidente dell’azienda veneta, fondata nel 1995, spiega come oltre alla tecnologia la priorità sia oggi l’attenzione all’ambiente e alle persone

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

La scelta dei Chiostri di San Simpliciano per presentare la nuova collezione è già una dichiarazione d’intenti. Scarpe e capi di abbigliamento di Geox sono appoggiati o appesi tra gli archi, i fiori e le piante che rendono il luogo accogliente, isolato dalla frenesia della settimana della moda e dai rumori di una città invasa da migliaia di buyer e giornalisti.

Entrando nel chiostro principale di una delle più belle chiese di Milano, viene quasi naturale abbassare la voce e respirare a pieni polmoni. Per poi osservare da vicino le novità Geox da donna per la prossima primavera-estate. Mario Moretti Polegato, presidente dell’azienda veneta quotata a Piazza Affari, è soddisfatto della collezione («ha il giusto tocco di moda, ma non tradisce lo spirito del brand»), ma vuole soprattutto promuovere la sua idea di sostenibilità.

Oggi sembra che tutti vogliano rispettare l’ambiente e le persone. Quando è iniziato il percorso di Geox verso la sostenibilità?
È iniziato nel momento in cui è nata l’azienda, nel 1995. Il nome che scegliemmo era l’unione di geo, dal termine greco che riporta alla Terra, alla natura, con una x, la lettera che crea un’associazione diretta con la tecnologia. Non si tratta solo di rispettare l’ambiente, ma anche la natura delle persone, le loro esigenze. Pratiche e spirituali: le scarpe Geox hanno avuto tanto successo prima di tutto perché sono comode, oltre che belle. 25 anni fa i consumatori, soprattutto le donne, erano ancora disposte a soffrire un po’ per indossare calzature alla moda. Oggi non più.

Cosa intende per rispetto delle esigenze spirituali?
Abbiamo costruito un’azienda dal nulla: oggi siamo in 110 Paesi e vendiamo decine di milioni di scarpe ogni anno. È una storia miracolosa solo in apparenza: la crescita del fatturato e soprattutto la notorietà e credibilità del brand si basa su come abbiamo organizzato il lavoro delle persone nel quartier generale di Montebelluna e in ogni altra sede del gruppo. Far lavorare le donne e uomini in condizioni piacevoli, offrire misure di welfare aziendale, favorire l’equilibrio tra vita privata e professionale: sono tutte cose che stimolano la creatività. A volte penso che non avremmo innovato così tanto tecnicamente se non avessimo, in parallelo, una cultura aziendale innovativa.

Qual è il contributo che Geox può dare alla diffusione di questi valori, che tra l’altro sembrano la priorità degli under 18, cioè di una grande fetta di consumatori attuali e potenziali?
Il destino nel nome, dicevano gli antichi. Abbiamo inventato la scarpa che respira, poi la giacca che respira. Non c’è marchio più titolato a difendere il diritto ad avere aria pulita, a respirare a pieni polmoni per poter vivere sani e a lungo. Questo è possibile solo se riduciamo le emissioni e miglioriamo la qualità dell’aria delle nostre città, dei nostri Paesi, del mondo. Ogni persona e ogni azienda può e deve dare il suo contributo.

Volete essere un simbolo?
Un simbolo ma anche un esempio: ogni anno riduciamo l’impatto ambientale delle nostre fabbriche, degli uffici, dei negozi. Utilizziamo materiali riciclabili o riciclati, incoraggiamo tutti i dipendenti a non usare bottiglie di plastica. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono molto alti, da sempre, il 2% del fatturato, e sono sempre più focalizzati su soluzioni che aiutino le scarpe, le giacche, ma soprattutto le persone e il pianeta, a respirare meglio.

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