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Morì a causa dell’amianto, condannata compagnia di trasporti

L’uomo, un dipendente Cotral era un fumatore, ma per il giudice del lavoro il tabagismo non spezza il nesso della morte causata dall’esposizione all’amianto, anzi lo conferma perché il fumo moltiplica i rischi

di Patrizia Maciocchi

(Imagoeconomica)

2' di lettura

Il Tribunale civile di Roma ha condannato la compagnia di trasporti laziali Cotral Spa, a risarcire i danni ai figli di un autista di linea morto a 59 anni per adenocarcinoma polmonare da amianto, che riceveranno complessivamente 157mila euro di risarcimento.

Rischi moltiplicati per un fumatore

L’uomo è stato esposto all’amianto per 11 anni , dal 1982 al 1993, e il fatto che fosse un fumatore, non esclude - secondo i giudici - il nesso tra la morte e la sua attività, ma anzi lo rafforza, perchè il tabagismo moltiplica i rischi dell’esposizione alla fibra killer. Il dipendente aveva svolto all’interno della società di trasporti varie mansioni: operaio, manovale d’officina, e poi autista per Cotral. Tra i suoi compiti anche la manutenzione delle scale mobili delle stazioni della metropolitana di Roma con molte componenti in amianto. Come autista di linea ha condotto mezzi pesanti, autobus e pullman ancora con parti in asbesto, con esposizione a polveri e fibre di amianto. È stato esposto, quindi alla fibra così come a residui della combustione, benzene e altri cancerogeni per il sistema respiratorio.

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Il tribunale di Roma, si muove in linea con la precedente sentenza del 2018, confermata in appello nel dicembre 2022, con la quale la Cotral Spa è stata condannata a risarcire la vedova del lavoratore, madre degli odierni ricorrenti. Per il Tribunale capitolino, all’epoca di svolgimento del rapporto di lavoro «era ben nota l’intrinseca pericolosità delle fibre dell’amianto, tanto che l’uso di materiali che ne contengono era sottoposto a particolari cautele, indipendentemente dalla concentrazione di fibre. Si imponeva, quindi, il concreto accertamento della adozione di misure idonee a ridurre il rischio connaturale all’impiego di materiale contenente amianto».

L’assenza di cautele

Per il giudice del lavoro la società non ha adottato le cautele imposte dalla legge per evitare il contatto con le polveri nocive: dal ricambio dell’aria, all’uso di aspiratori per ridurre al minimo il sollevamento di polvere nell’ambiente, dal divieto di accumulo di sostanze nocive, agli apparecchi di protezione forniti ai lavoratori. Precauzioni che avrebbero ridotto il rischio. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio amianto, che ha assisto la famiglia del lavoratore morto nel 2011, ha ricordato l’importanza dei monitoraggi da fare sui dipendenti che sono stati esposti al rischio amianto, anche se sono passati molti anni. Mentre Cotral assicura la piena bonifica degli ambienti di lavoro. «L’azienda prende atto della sentenza disposta dal Tribunale di Roma e precisa - si legge nella nota - che si tratta di fatti risalenti ad oltre vent’anni fa. Nel rispetto della normativa, nessun lavoratore impiegato presso gli impianti di Cotral Spa, è attualmente esposto al contatto con componenti che contengono polveri e fibre di amianto».

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