CINEMA & POTERE

Moro, Andreotti, Berlusconi: quando la politica entra nel grande schermo

È uscito nelle sale Hammamet, il film di Amelio su Craxi. Da «Todo modo» al «Caimano» passando per «Il Divo» i film sui leader e il potere in Italia

di Riccardo Ferrazza


Gianni Amelio: in "Hammamet" la caduta di un uomo di potere

5' di lettura

A venti anni dalla morte, avvenuta in Tunisia il 19 gennaio 2000, arriva nelle sale il film di Gianni Amelio su Bettino Craxi, intitolato Hammamet , come la località nella quale il leader socialista aveva deciso di ritirarsi dal 1994 per sottrarsi alle inchieste giudiziarie di Mani Pulite e alle conseguenti condanne in Italia. Pierfrancesco Favino, nel ruolo del segretario del Psi (1976-1993), arricchisce la galleria dei leader politici portati sullo schermo. Alcuni attori hanno interpretato due volte lo stesso personaggio (è successo a Gian Maria Volontè con Aldo Moro), altri (come Toni Servillo) hanno prestato volto e corpo per impersonare uomini lontani tra di loro (come Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi). Tutti, comunque, maschere del potere.

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Tre volte Moro
In un eremo-albergo i notabili di un partito al governo da trent’anni si riuniscono per gli annuali esercizi spirituali,in realtà occasione per rinnovare il proprio potere e spartirsi incarichi. Una serie di delitti finirà per fare fuori tutti i personaggi principali, compresa la figura più importante, quella del “Presidente”. Todo modo di Elio Petri uscì il 30 aprile 1976, già in piena gestazione del compromesso tra democristiani e comunisti, ed era tratto dal romanzo omonimo di Leonardo Sciascia pubblicato due anni prima. È un film grottesco e caricaturale sulla Democrazia cristiana (che però non viene mai citata esplicitamente) in cui il protagonista finisce per essere Aldo Moro (“M.” nella finzione), interpretato con impressionante capacità mimetica da Gian Maria Volontè.

«Cestinai i primi giorni di lavoro perché la somiglianza di Volontè con Moro era nausenate, imbarazzante, prendeva allo stomaco» racconterà il regista romano. Alla sua uscita l’opera suscitò violente polemiche che spinsero Sciascia, che pure aveva riserve sulla riduzione cinematografica del suo libro, a difendere Petri: «Non esiste una Democrazia cristiana migliore che si distingua da quella peggiore, un Moro che si distingua in meglio rispetto a un Fanfani. Esiste una sola Democrazia cristiana con la quale il popolo italiano deve decidersi a fare definitivamente e radicalmente i conti». Il film ebbe una circolazione difficile e scomparve nei successivi trent’anni, certo non aiutato dalla tragica morte di Moro che rende atroce la scena finale in cui il presidnete della Dc viene assassinato in un bosco tra fogli svolazzanti che sembrano preludere al suo celebre “Memoriale”.

Da un finale quasi preveggente a uno alternativo e onirico: è quello di Buongiorno, notte (2003) di Marco Bellocchio. La storia del sequestro, la prigionia e l’assassinio di Moro vista dai terroristi in cui uno dei carcerieri (nella realtà Anna Laura Braghetti) sogna di lasciar fuggire l’ex presidente del Consiglio, intepretato da Roberto Herlitzka. Bellocchio ha annunciato nel 2017 di voler tornare sull’argomento con una serie tv che si intitolerà Esterno notte. «Stavolta i protagonisti saranno gli uomini e le donne che agirono fuori della prigione, coinvolti a vario titolo nel sequestro, la famiglia, i politici, i preti, il Papa, i professori, i maghi, le forze dell’ordine, i servizi segreti, i brigatisti in libertà e in galera, persino i mafiosi, gli
infiltrati... Protagonisti celebri, sempre in tv e sui giornali,
ma anche sconosciuti».

Sulla vicenda, centrale nella storia repubblicana, va ricordato però anche il film che Giovanni Ferrara girò nel 1986 (Il caso Moro). A interpretare lo statista pugliese fu chiamato, a dieci anni di distanza da Todo modo, ancora Volontè.

Il divo Andreotti
«Andreotti è la massima incarnazione del potere a livello mediocre, non come Moro, che spaventava perché teorizzava grandi strategie» disse Paolo Sorrentino parlando del protagonista del film Il divo che, nel 2008, avrebbe segnato una svolta nella sua carriera. Quando gli fu riferito che stavano realizzando una storia su di lui, Andreotti che fu negli anni Cinquanta sottosegretario con responsabilità sugli spettacoli e quindi sul cinema, commentò gelido: «Avrei preferito che me lo facessero da morto». Il giorno della prima sbottò («È cattivo, è maligno, è una mascalzonata») ma in seguito rivide il suo giudizio: «Ho esagerato, le mascalzonate sono ben altre. Questa la cancello». Se Amelio, parlando del suo Craxi, ha spiegato di aver voluto raccontare «la storia di un uomo che ha perso il potere e va verso la morte», Sorrentino coglie Andreotti (interpretato da Toni Servillo) all’inizio del suo declino politico dopo mezzo secolo di incarichi di governo: il racconto dalla fine del suo settimo e ultimo governo (1992) al processo per mafia diventa la descrizione (anche qui grottesca) del potere in Italia.

“Lui”, Berlusconi
«Nella vita democratica di una Nazione non c’è nulla di peggio del vuoto politico. Da un mio vecchio compagno e amico che aveva visto nella sua vita i drammi delle democrazie, io ho imparato ad avere orrore del vuoto politico» disse Bettino Craxi nel discorso che tenne alla Camera nel luglio 1992 in cui denunciava l’illegalità diffusa del finanziamento alla politica. Parole che sembrano risuonare in uno dei dialoghi dell’altro film che Sorrentino ha dedicato un decennio più tardi alla politica e al potere, quella nata e consumata intorno al berlusconismo. In Loro (2018) di Sorrentino il protagonista, interpretato ancora da Toni Servillo, è infatti Silvio Berlusconi, amico personale di Craxi. Alla moglie Veronica Lario (interpretata da Elena Sofia Ricci) che gli chiede «Ma non hai paura del vuoto?» l’imprenditore, diventato presidente del Consiglio dopo aver fondato in pochi mesi un partito mentre quelli tradizionali venivano travolti dalle inchieste giudiziarie, risponde: «No, perché lo vedo da lontano».

Il vero Berlusconi (che nel film tutti chiamano “Lui”) all’uscita nelle sale disse non aver visto l’opera di Sorrentino e se la cavò con una battuta: «Chi l'ha visto e mi conosce bene ha detto che ogni riferimento a fatti e persone
reali è puramente casuale».

Dopo il film sul Cavaliere, Sorrentino ha proseguito la sua riflessione sul potere con la serie tv The Young pope, cui ha fatto seguito The New Pope (in onda dal 10 gennaio). Una sequenza Italia-Vaticano che si ritrova, forse non casualmente, anche nelle scelte di Nanni Moretti che ha girato «Il caimano» (2006) - un film su un possibile film su Berlsuconi - per poi dedicarsi ad «Habemus papam» (2011). Nel film di Moretti i possibili candidati a interpretare Berlusconi sono tre: Elio De Capitani, Michele Placido e lo stesso Moretti. Resta celebre la scena finale con i fuochi alle spalle del leader politico (con la faccia di Moretti) dopo la condanna in tribunale.

«Non sono stato un veggente» disse Moretti nel 2012 perché quella condanna «non c’è stata». Sarebbe arrivata più tardi, quando nell’agosto 2013 la Corte di Cassazione confermò la condanna nel processo Mediaset che avrebbe portato alla decadenza di Berlusconi da senatore. Ma non alla fine della sua carriera politica.

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