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Morogallo: «I fondi pubblici non bastano serve un progetto»

di Donata Marrazzo

Carla Morogallo. È la direttrice della Triennale di Milano

4' di lettura

«Guardo la mia terra da lontano, dal nord, ma senza distacco. Sono una figlia di Gioia Tauro e quando ne parlo c'è sempre una componente emotiva e affettiva che mi guida. E non mi risparmia la sofferenza, tutte le volte che mi soffermo sul mio territorio e lo vedo stentare a prendere il volo». Carla Morogallo, 42 anni, da due mesi è la direttrice della Triennale di Milano. Un incarico che suggella un lungo percorso all'interno di una delle istituzioni culturali più importanti in Europa.

Da lì posa il suo sguardo sulla città della Piana e sulla Calabria. Il suo primo pensiero sono i giovani: l’invito è di «stimolarne la curiosità, nutrirli con forme nuove di intrattenimento culturale, preparandoli ad affrontare le sfide del mondo». E ancora, quello di «mettere a sistema le migliori realtà che stanno emergendo, mapparle e supportarle».

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Dentro il suo orizzonte, bellezza, creatività e innovazione sono moltiplicatori di sviluppo per territori e comunità. Una visione globale, maturata in anni di attività all'interno della Triennale, in cui include «a maggior ragione» Gioia Tauro e il resto della Calabria. «In fondo i nostri territori hanno dei vantaggi: la geografia, il paesaggio, la storia sono elementi di grande fascino e attrazione». Ma non basta: «Gioia Tauro ha nella sua conformazione geografica, culturale, sociale, molte potenzialità e lo sforzo è costante ma il decollo è frenato. È come se fosse zavorrata a un destino. Che non si risolve con flussi di denaro pubblico o grandi progetti, ma nella definizione di un modello di sviluppo in grado di garantire un capitale sociale radicato, che guardi al futuro con spirito imprenditoriale».

Punto di partenza per uno sviluppo territoriale coerente, dunque, sono proprio «gli investimenti sul capitale sociale. Servono strategie culturali educative che coinvolgano le nuove generazioni e le loro famiglie – insiste Morogallo –. È necessario che la scuola introduca tematiche legate alla contemporaneità, all'uso dei social, ai divari di genere, che invogli le ragazze a seguire le materie Stem. È necessario scrivere, in senso metaforico, attraverso nuove esperienze multidisciplinari, un libro che parli di futuro ed è importante che questo libro gli studenti se lo portino a casa per mostrarlo ai propri genitori, per condividerne i contenuti».

È stato Stefano Boeri a volerla alla direzione della Triennale. L'archistar, che dell'istituzione milanese è il presidente, l'ha scelta proprio per il suo straordinario percorso intrapreso a partire dal 2005 all'interno del Palazzo dell’Arte Bernocchi, come responsabile, per esempio, dei progetti di mediazione culturale con gli atenei della città, o in qualità di coordinatrice del Triennale Design Museum, di cui ha definito le iniziative internazionali, ma anche fuori: quest’anno, il ministero dell'Istruzione l'ha inserita nella commissione per la redazione delle linee guida delle nuove scuole finanziate nell'ambito del Pnrr.

Non è un caso, dunque, se Carla Morogallo, nata a Taurianova ma cresciuta alla marina di Gioia Tauro, madre di due bambine (il marito è l'avvocato Antonio Ditto, originario di Seminara, compagno di liceo), abbia a cuore i temi dell'istruzione e della formazione: «Solo educando alla bellezza si possono tracciare nuovi percorsi di crescita e di evoluzione», afferma. Ancora di più in una terra come la Calabria, di cui coglie molte contraddizioni: «Abbiamo grandi infrastrutture come nel caso del porto di Gioia Tauro, ma non i collegamenti. Quello dell'accessibilità è un problema irrisolto. Non riusciamo a prenderci cura di chi arriva da fuori, viaggiatori e turisti, manifestiamo disattenzione e abbandono, nonostante il nostro innato senso dell'ospitalità e dell'accoglienza – continua –. Non riusciamo a porre rimedio alla questione dei rifiuti. Quelli della sostenibilità e dell’ecologia sono argomenti ancora tutti da sviluppare, eppure temi cruciali del nostro presente». Suo padre, Mimmo Morogallo, è un artista che si è affermato nel mondo: le sue tele, che traboccano di colori e di storie del Sud, sono state esposte al Louvre, ma anche negli Usa, in Australia, in Canada, in Argentina. Per la figlia è stato il primo contatto con l’arte e la bellezza: lo seguiva ovunque lui andasse a esporre. Nel 2005, dopo il liceo classico, il Pizi di Palmi, Carla Morogallo si laurea in Beni Culturali a Pisa. E nello stesso anno entra nell'ufficio Iniziative culturali della Triennale. Ha già letto Ernst Gombrich, Erwin Panofsky, Settis, Zevi e Argan.

Ora è chiamata a innovare la Triennale in veste di direttrice: «Sono qui – spiega – per semplificare le procedure di carattere amministrativo, finanziario, gestionale. Per la natura duplice della nostra istituzione, privata con partecipazione pubblica, per la sua complessità, si tratta di un compito delicato. Parliamo di un'industria creativa vulcanica, che attraverso il design, l'architettura, le arti visive, sceniche e performative, riflette sui temi della contemporaneità».

L’obiettivo è definire nuove linee strategiche per le attività culturali. Ma soprattutto, fare della Triennale un luogo che sappia parlare ai giovani. «E iniziamo subito – dice –. Per la 23ª Esposizione internazionale, abbiamo inaugurato “UnknownUnknowns. An Introduction to Mysteries”, una mostra su ciò che non sappiamo di non sapere, sulle città, sugli oceani, sulla genetica, sull'astrofisica. Un’esperienza profonda, che coinvolge designer, architetti, artisti, drammaturghi e musicisti, per darci la possibilità, a qualunque latitudine, di rovesciare la nostra idea di mondo». A Milano, quindi, a Parigi, a Sidney, a Tokyo, come a Gioia Tauro.

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